Elezioni politiche 2013: le 7 domande sull’Energia ai candidati premier.

21 01 2013

Il Comitato Nucleare e Ragione, in continuità con quanto riportato nel documento “Una Costituzione Energetica per l’Italia“, ha predisposto 7 quesiti sulle tematiche energetiche, rivolgendoli ai candidati premier alla Elezioni Politiche 2013.
Prossimamente pubblicheremo su questa pagina le risposte dei leader politici.

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1. I provvedimenti nazionali in materia energetica, negli ultimi anni, hanno riguardato quasi unicamente i meccanismi di incentivazione all’utilizzo delle fonti rinnovabili e gli interventi in materia di riqualificazione edilizia finalizzata all’efficienza energetica.
Carente è stato invece l’intervento del legislatore sul sistema di approvvigionamento dei combustibili fossili (gas, petrolio, carbone), che ancora largamente incidono sul fabbisogno energetico del Paese. Quali azioni ritiene urgenti e inderogabili in questo ambito?

2. La Corte dei Conti Europea ha di recente rimproverato all’Italia una gestione poco attenta degli incentivi all’efficienza energetica, spesso utilizzati, anche dal pubblico, per meri interventi di restauro edilizio o per interventi energetici con tempi di ritorno dell’investimento fino a 400 anni. Qual è la sua proposta per disciplinare l’uso di questi fondi al fine di renderlo più aderente allo scopo originario?

3. L’incremento delle tariffe del gas per uso domestico dal 2010 ad oggi è stato quattro volte superiore all’inflazione (fonte AEEG), e le bollette per le famiglie italiane continuano ad aumentare. Neppure la separazione di Snam Rete Gas da Eni sembra poter incidere sui costi per il consumatore, rispondendo a tutt’altre logiche. Ferma restando la necessità di un Piano Energetico di lungo termine che riduca la dipendenza dal gas, quali sono i provvedimenti secondo lei attuabili nel breve-medio termine al fine di ridurre i costi per i consumatori?

4. L’Italia è il secondo Paese in Europa per peso delle accise sul prezzo dei carburanti per autotrazione (fonte Eurostat). A questo si aggiungono una rete distributiva inadeguata e scarsamente concorrenziale e i recenti aumenti dell’IVA. Quali provvedimenti intende prendere in questo campo?

5. Il sistema elettrico italiano, nonostante il recente considerevole aumento della componente prodotta da fonti rinnovabili abbia permesso di raggiungere con largo anticipo gli obiettivi europei per il 2020, manifesta numerose anomalie rispetto al contesto comunitario, come la marcata dipendenza dall’utilizzo del gas naturale (superiore al 50%) o l’importazione netta di corrente elettrica, pari al 15% dell’intero fabbisogno. Quali interventi ritiene che il governo debba adottare per adeguare il mix energetico per la produzione elettrica e contribuire in questo modo alla riduzione del costo per i cittadini?

6. Negli ultimi decenni, numerosi interventi infrastrutturali ritenuti strategici per l’adeguamento del sistema energetico italiano non sono stati realizzati, anche a causa di carenze del quadro legislativo, incertezze negli iter di approvazione e conflitti di competenze tra governo centrale ed amministrazioni locali. Inoltre non sono mancate le resistenze delle popolazioni interessate, per la percezione, spesso legittima, dell’inutilità o addirittura dannosità di determinati interventi sul territorio. Quale strumento ritiene funzionale a garantire una pianificazione seria degli interventi ed una loro rapida attuazione, che garantisca al contempo alle popolazioni interessate di venire coinvolte nel processo decisionale?

7. Ritiene che lo strumento della Conferenza Nazionale sull’Energia, convocata dai ministeri competenti e composta da autorevoli e riconosciuti esperti del settore (tecnici, scienziati ed economisti) con il coinvolgimento delle istituzioni e delle amministrazioni locali, possa essere adeguato ad individuare, con l’imperativo della trasparenza e dell’oggettività, dei chiari indirizzi strategici in materia energetica, che abbiano carattere vincolante per il legislatore?

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4 responses

21 01 2013
Renzo Riva


.
Le risposte?
Nessuna risposta sarà migliore del grafico sopra riportato.
Quello si è una risposta.
.

23 01 2013
Andrés

il grafico postato da Renzo Riva non è molto chiaro, se si tratta di costi primari, del costo che grava sullo stato o altro e anche non mi è chiaro come è stato calcolato e da chi, comunque se si guarda i costi primari, anche i 54 euro per MWh non sono tanti: il costo primario bruciando metano è di 88 euro, di 128 bruciando gasolio, di 217 bruciando GPL (fonte un documento dell’AIEL http://www.aiel.cia.it presentato nel 2010). Senza contare che mentre per le rinnovabili i costi sono legati ad un investimento che lo stato sta facendo per 20 anni, per le non rinnovabili i costi sono insiti in sè nella materia prima stessa che viene consumata. Per non parlare del fatto che poi ci sono dei costi “nascosti” che non vengono calcolati, ma che si riversano comunque sullo stato: a quanto ammonta il costo sanitario dello smog che viene prodotto, a quanto ammontano le penali che devo pagare per la maggiore CO2 prodotta e via dicendo. quindi il grafico non dimostra alcuna “delinquenza politica” (altrimenti non si capirebbe perché tutti i paesi più avanzati investano in rinnovabili, anche quelli che stanno a latitudini peggiori e hanno rese energetiche assai inferiori alle nostre), non vengono rubati soldi dalle nostre tasche “grazie ai verdastri e ai loro complici” (già il tenore di queste frasi inserite nel grafico mostrano la poca pacatezza di queste analisi). Ripeto quanto scritto nel primo post: non sono un esperto in energia, comunque un dibattito sull’entità e la durata degli incentivi si può fare ma su altri toni direi…

22 01 2013
Andrés

Cosa risponderei io se fossi un candidato (premetto che non sono un esperto in materia):
Domanda 1
Poichè i combustibili fossili non li abbiamo in casa, a differenza di sole,vento e geotermia, ritengo che sia corretta la legislazione che cerca di produrre più rinnovabili, e parallelamente di consumare meno. In entrambi i settori credo si possa fare molto di più.
Innanzitutto ripristinerei la situazione che è stata modificata dal ministro Passera, che riducendo gli incentivi ha messo in crisi uno dei pochi settori in crescita ovvero quello legato alle rinnovabili. L’incremento di produzione totale degli ultimi anni ha mostrato che gli obiettivi posti per il 2020 erano cauti, l’Italia può produrre molta più potenza di quella che sta producendo e che era stata ipotizzata come obiettivo. Il legislatore deve spingere ulteriormente sulla riconversione dell’edilizia, settore che si scontra con il problema del consumo di suolo e che però da lavoro a una enorme quantità di persone. Interventi legislativi che limitino il consumo di suolo e parallelamente incentivino economicamente le modalità “green” di costruzione, creerebbero lavoro e sviluppo e allo stesso tempo ridurrebbero i consumi, visto che le abitazioni italiane sono complessivamente più energivore del parco veicoli (nonostante i riscaldamenti stiano accesi quattro mesi l’anno mentre i veicoli transitino 12 mesi l’anno). Anche interventi mirati alla razionalizzazione e riduzione dell’uso dell’auto privata (car pooling, car sharing, ciclabili, sistemi di trasporto integrato) devono essere conteggiati all’interno del programma energetico nazionale e ricevere incentivi in tal senso. Un settore che potrebbe essere sfruttato maggiormente è il microidroelettrico. Turbine kaplan da poche decine di kw possono essere installate in piccolissimi corsi d’acqua e sarebbe necessrio uno studio di fattibilità su questi microprogetti, che singolarmente forniscono quantità piccole ma se dispersi capillarmente sul territorio fornirebbero una quantità importante di energia oltre a richiedere lavoro qualificato in molti punti del territorio nazionale dove il problema occupazionale e lo spopolamento sono all’ordine del giorno.
Domanda 2
Il documento europeo va letto fino in fondo e capito quali esempi cita. Sicuramente molti fondi europei vengono utilizzati in maniera distorta. Mentre per alcuni interventi, come la costruzione di un impianto eolico o fotovoltaico il ritorno economico è di pochi anni (circa 20), per interventi quali la riduzione del consumo energetico questi saranno superiori, ma il ritorno va anche considerato da altri punti di vista, quale quello della qualità della vita, della salute pubblica eccetera, che hanno un effetto più immediato: ad esempio: costruire una rete di ciclabili che in pochi anni porta ad un raddoppio degli spostamenti in bicicletta in una certa città, sarà un investimento che dal punto del risparmio energetico ha bisogno di un tempo più lungo, ma l’impatto sulla vivibilità, sulla diminuzione dello smog e i conseguenti benefici sanitari a medio-lungo termine, andrebbe comunque conteggiato. Detto questo, si potrebbe vincolare l’elargizione dell’incentivo energetico ad un dimostrato beneficio a breve termine (esempio 5 anni) pari a una percentuale rilevante dell’investimento: esempio energia prodotta o risparmio ottenuto nei primi 5 anni pari ad almeno un10% dell’investimento, e sanzioni in caso di mancato rispetto di tale criterio.
Domanda 3
La valorizzazione di esperienze già presenti sul territorio con l’utilizzo di biomasse e pellet, oltre ad essere un esempio per altre iniziative simili, può sia diminuire la dipendenza da gas che innescare una concorrenza che può fare diminuire i prezzi. Anche in questo campo andrebbe perseguita il più possibile l’autosufficienza locale, obiettivo sicuramente difficilissimo da raggiungere, ma ad esso si deve tendere sempre di più. Esistono aziende toscane totalmente indipendenti dal punto di vista energetico perchè si producono sia il pellet da scarti di lavorazione dei propri processi industriali, che energia elettrica da fotovoltaico per il proprio funzionamento. Incentivare realtà come queste porterebbe un circolo virtuoso che creerebbe lavoro qualificato e quando assumesse proporzioni maggiori diminuirebbe la dipendenza da gas. Oltre a questo, vanno comunque ripensate le liberalizzazioni dei settori la dove la concorrenza non ha portato ad una diminuizione dei prezzi ma solo ad un aumento dei profitti dei privati. Lo stato dovrebbe poter intervenire o tramite regolamentazione delle tariffe, o divenendo esso stesso un player del mercato. Le aziende che operano in settori strategici quali le energia dovrebbero essere sottoposti a controlli molto stringenti e severi da parte pubblica.
4
Non interverrei sulla diminuzione delle accise, se non per accorpare in un unica accisa tutte le precedenti (o al massimo in una nazionale e una regionale): è evidente che con tali introiti lo stato non sta più pagando la guerra in abissinia o il terremoto dell’irpinia ma che essi vanno a riempire gli attuali bisogni delle casse dello stato. Certi settori economici strategici però potrebbero essere salvaguardati attraverso una detassazione per gli operatore del settore (ad esempio per i pescherecci), mentre per il traffico privato, che dovrebbe in parte diminuire per avere un uso più razionale delle risorse ed una maggior vivibilità delle città, dovrebbero restare le accise piene. Parte degli introiti di queste accise dovrebbero essere destinati a sistemi di trasporto integrato alternativi all’auto privata e al trasporto merci su gomma.
5
L’importazione netta di corrente elettrica del 15% esiste perchè attualmente un vicino, la Francia, è obbligato a svendere in alcune ore del giorno parte della sua elettricità che andrebbe altrimenti persa, visto che le sue centrali lavorano a pieno ritmo anche di notte. La capacità energetica delle centrali italiane attualmente già potrebbe sopperire a quel 15% (moltre termoelettriche sono chiuse perchè il costo di produzionedi quei Gw sarebbe superiore a quello a cui lo compriamo alla borsa dell’energia). Qualunque spesa di costruzione di nuove centrali (sia termoelettriche che anche le nucleari, a prescindere dal fatto che esse sono state bocciate da due referendum) comporterebbe investimenti che verrebbero ammortizzati forse in decenni, e dunque non si tradurrebbero immediateamente in una riduzione delle bollette, ma semmai in un aumento. Probabilmente anche quando l’investimento fosse ammortizzato, i costi dei combustibili (fossili o uranio che sia) sarebbero diversi tra vari decenni da quelli attuali e non consentirebbero di avere probabilmente un’energia al prezzo alla quale oggi la compriamo in determinate ore del giorno.
In ogni caso, seguendo le indicazioni date alle prime quattro domande, si potrebbero comunque ottenere in tempi non lunghissimi diminuzioni dei costi dell’energia (probabilmente) e minor dipendenza da gas e altre fonti fossili (sicuramente).
6
Non è ben chiaro dalla domanda quali sono questi interventi infrastrutturali, se si tratta di nuove centrali, oppure gasdotti o altro. Gli interventi legislativi in ogni caso dovrebbero mirare, a mio avviso, a spingere alla maggior autosufficienza locale. Premiare economicamente ad esempio le province (se esisteranno ancora), regioni o addirittura comuni che abbiano una alta percentuale di autosufficienza energetica. Questo porterebbe tali enti a promuovere e finanziare a loro volta progetti e imprese locali che vanno in direzione dell’autosufficienza, a valorizzare maggiormente il territorio e le risorse che possiede.
7
Si, ritengo che sia un valido strumento, sempre che venga garantita trasparenza e assenza di conflitti di interessi. Inoltre ad essa dovrebbe essere associata una adeguata informazione e partecipazione da parte di tutta la cittadinanza, a tutti i livelli.

Andrés, Firenze

28 02 2013
QUOTA 500! | Conferenza Nazionale sull'Energia

[…] domande rivolte ai politici nel corso della campagna elettorale, sulle tematiche energetiche, non hanno trovato risposta, ma […]

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