Il Nobel Rubbia a Trieste sull’energia del futuro

9 10 2014

“Non è solo un problema scientifico-tecnologico, l’Europa deve scegliere tra energia costosa o a buon prezzo”

Il Nobel Rubbia a Trieste sull’energia del futuro

La lezione tenuta nel cinquantesimo anniversario del Centro Internazionale di Fisica Teorica di Miramare

C’era il pubblico delle grandi occasioni al Teatro Politeama Rossetti, scienziati da tutto il mondo e tanta gente comune, curiosa di sapere quale fosse il futuro dell’energia. E di saperlo dal professor Carlo Rubbia, Senatore della Repubblica Italiana e Premio Nobel per la Fisica nel 1984. Una vita spesa tra ricerca nel campo della fisica sperimentale e l’energia, con ruoli di consulenza politica di primo piano a livello nazionale (è stato Presidente ENEA) ed europeo.
Il pubblico, forse numeroso, che si aspettava la ricetta pronta e confezionata è rimasto – ci sia concesso il ricorso alla prosa – a bocca asciutta.
Il professor Rubbia ha fatto, invero, più che altro un discorso di metodo, tracciando la complessità delle decisioni in campo energetico (frutto sì di ricette scientifiche e tecnologiche, ma intrecciate a complicate dinamiche economiche e sociali) e proponendo di seguito alcuni possibili scenari, per nulla scontati.
L’assunto di partenza è stato la constatazione che gran parte della politica energetica europea degli ultimi decenni (e di quelli a venire) fa perno sull’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra, onde ridurre la componente antropica del riscaldamento climatico globale. Questo mentre, da una parte, dati alla mano, le temperature medie globali risultano stabili da 17 anni, nonostante il continuo aumento delle emissioni, dall’altra l’Europa ha attuato e continua ad attuare scelte energetiche molto costose, proprio in ottemperanza alla mission di contrasto del cambiamento climatico.

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Lungi dal voler dimostrare – non era quella la sede – l’inconsistenza del fattore antropico sulle sorti del clima che “per sua natura” cambia, il professor Rubbia ha voluto mettere in risalto come conoscenze scientifiche incomplete del complesso sistema climatico siano state la base di decisioni politiche costose in un sistema ancor più complesso come quello dell’energia, laddove invece sarebbe stata, e sarebbe, opportuna maggior prudenza e discussione.
Tale evidenza è resa tanto più ovvia dall’emergere prepotente de “l’altra via” alla soluzione del problema energetico, ovvero quella intrapresa da USA e Cina sull’onda dell’estrazione di petrolio e gas di scisto. Il temuto fracking, che in Italia crea scompiglio già solo a pronunciarlo – e ve ne è stata prova anche tra il pubblico di Rubbia – ma che ha permesso agli Stati Uniti, per la prima volta nella storia, di diventare esportatori di petrolio e di abbattere non solo i costi del gas naturale e dell’elettricità, ma anche – udite, udite! – le emissioni di gas serra.
Un “colpaccio” non riuscito alla “rinnovabile” Europa – per via delle inquinanti centrali a carbone che entrano in azione per bilanciare il sistema – la cui economia, già piegata da anni di recessione, giace ora tra l’incudine dei costi quadrupli dell’energia rispetto agli USA e il martello dell’interruzione delle forniture dalla Russia.

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Eppure “la rivoluzione americana” potrebbe essere riproposta – solo volendolo, chiosa Rubbia – anche in molte zone d’Europa ove formazioni di scisti bituminosi esistono, senza considerare che una nuova rivoluzione potrebbe vedere in futuro protagonisti gli idrati di metano (clatrati), formazioni di metano allo stato solido abbondantissime negli abissi oceanici, le cui prospettive di sfruttamento sono immense.
Certo, essendo anche i clatrati fonti fossili, resterebbe, anzi si accentuerebbe il problema delle emissioni, a meno che un progetto scientifico d’avanguardia – cui lo stesso Rubbia collabora – non consenta di eliminarle “disgregando” il metano in idrogeno e carbonio (pirolisi spontanea).
Una strada non ancora tracciata, ma non più densa di insidie del progetto “80% rinnovabili” cui l’Europa tende per il 2050 e che vede immensi parchi fotovoltaici nel Sahara fornire elettricità al vecchio continente. Un progetto – ha precisato Rubbia che pur della fonte solare fu convinto sostenitore – dai costi enormi e dalle incognite ambientali e geopolitiche rilevanti.
In conclusione, l’intervento di Rubbia ha stigmatizzato come non vi siano ricette facili ed indolori in campo energetico, e come alle considerazioni scientifico-tecnologiche debbano affiancarsi quelle di carattere economico, buttando un occhio a cosa fanno i nostri principali competitori. Ecco perché le tante alternative tecnologiche (tra cui rientra il nucleare) devono essere discusse nel contesto socio-economico, possibilmente coinvolgendo i cittadini e rendendoli consapevoli dei pro e dei contro, cosa che non sempre si è fatta.
E quanto agli scienziati, mantenere curiosità, senso critico e voglia di immaginare il futuro, senza arroccarsi su posizioni ideologiche preconcette.
Un discorso di metodo, appunto. Un discorso da Nobel.

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13 responses

9 10 2014
G.Zanetti

Mi fa piacere constatare che anche il prof. Dubbia non ostenti certezze in questo campo e che esorti ad esercitare un corretto senso critico abbandonando acritici presupposti ideologici portatori di extra costi e non di benefici.Giovanni Zanetti.

Inviato da iPhone

9 10 2014
Aleksiej Comnen

Ben detto!
Ed anche ben scritto.
Interessante l’accenno ai costi delle fonte solare per la produzione di elettricità.
Come non ricordare allora il Progetto Archimede inaugurato a Priolo Gargallo (SR) nel 2010?

9,2 GWh/anno di produzione elettrica attesa
15 MW(th) (capacità termica)
5 MW(e) (capacità elettrica)
60 mln euro (costo finale per le sole installazioni a solare termodinamico)

Da cui
4 euro/W(th)
12 euro/W(e)

Cfr. il “tanto vituperato” EPR in costruzione ad Olkiluoto
12,6 TWh/anno di produzione elettrica attesa (con un fattore di carico del 90% – decisamente pessimistico)
4,6 GW(th)
1,6 GW(e)
8 mld euro (previsione)

Da cui
1,7 euro/W(th)
5 euro/W(e)

In ogni caso rimango assolutamente favorevole al “solare nei deserti”, a condizione che i costi/benefici siano considerati con la medesima onestà intellettuale dimostrata dal professor Rubbia con questa “lectio magistralis”.

Per caso ha accennato anche ai reattori al Torio?
…oltre ai clatrati, negli oceani abbonda pure il Th-232, se non erro.

9 10 2014
Paolo Errani

@ Aleksiej Comnen

Per un “approccio onesto” al tema della produzione di elettrcità da fonte solare (PV, CSP, CPV) ritengo sia sempre valido il “metodo MacKay”.

[http://www.withouthotair.com/translations.html
…sarà perché la traduzione è frutto anche del mio sudore? ;-)]

Ovvero, tener conto della superficie occupata complessivamente dalle strutture degli impianti (ivi compresi gli spazi vuoti necessari) e calcolare la
“densità di potenza elettrica fornita” (o che si prevede di fornire, con adeguate stime).
Inoltre, per quanto riguarda il “solare nei deserti”, l’accento va posto sui sistemi di trasmissione dell’elettrcità prodotta, secondo me: l’HVDC presenta criticità sia “strutturali” che economiche.
In ogni caso sfide di questo genere sono sempre le benvenute!

Riguardo al Torio non si sbaglia. Non ero a Trieste, ma sospetto che se ne sia parlato.

Infine, già che ci sono chiudo con una notiza sugli EPR, visto che sono stati tirati in ballo:
http://www.neimagazine.com/news/newshinkley-c-wins-european-commission-state-aid-approval-4398589

9 10 2014
Aleksiej Comnen

Urca, due notizie bomba in un sol giorno!

Prima, Rubbia che prioetta grande come una casa
un grafico di climateskeptics, poi la UE che non boccia Hinkley C!
(Certo che costicchia, però…)

Ah, il libro di Mackay l’avevo letto tempo fa in lingua originale… non tutto, devo ammettere, ma buona parte.
E comunque sto già leggendo da un paio di mesi anche la traduzione.
L’ho scaricata appena ne ho avuto notizia. Avete fatto un lavoro notevole, complimenti!
Forse in qualche punto si poteva
rendere migliore…

9 10 2014
Pierluigi Totaro

Il tema dei reattori al Torio non è stato direttamente affrontato dal prof. Rubbia nella sua lezione, ma è stato oggetto di una domanda da parte del pubblico.
Rubbia ha risposto che la tecnologia dei reattori nucleari al Torio, seppur inizialmente promettente, non ha ricevuto nel corso degli anni un’adeguata spinta propulsiva nel campo degli investimenti e della ricerca. E il suo sviluppo si è quindi arenato, perdendo di interesse.

Se mi è permessa una riflessione personale, vorrei dire che in questa risposta io ho visto anche il lato più umananamente affascinante dello “scienziato”, quale Rubbia è: una persona che si diverte a percorrere le strade meno battute e si entusiasma per le nuove sfide (shale gas, clatrati, cattura di carbonio…), inseguendole con tutte le proprie energie. Lasciando ad altri il lavoro successivo, magari scientificamente meno attraente, di raffinamento e consolidamento tecnologico delle scoperte fatte.

9 10 2014
Paolo errani

Grazie. Lo scarichi di nuovo.
Quest’estate gli abbiamo dato una bella revisionata e ancora ci stiamo lavorando.
Tra l’altro riceviamo volentieri commenti/consigli/osservazioni/richieste di correzione ecc.
Basta scrivere all’indirizzo energia.senzaariafritta@gmail.com

Riguardo, invece, alle “notizie bomba”, sinceramente
io sono rimasto più colpito dalla radicata convinzione che
mostra Rubbia a proposito delle dimensioni economiche dello sfruttamento dei gas/olî di scisto.
Io continuo a nutrire molte perplessità.
Ad esempio, anche ignorando l’impatto ambientale
(non si dovrebbe – ma facciamolo, per un momento), rimane il fatto che un conto è fare un buco, “succhiare” per tot (tanti) anni e poi spostarsi con baracca e burattini, come si suol dire. Un altro è fare N (N>>10) buchi, “succhiare” per meno tempo, con meno continuità e spostarsi più spesso.
Ci sono molte criticità che riguardano strutture, mezzi e manodopera.
Insomma, da una parte forse ho una visione tropo grossolana di questa fonte/tecnologia, dall’altra ho la sensazione che ci sia dietro molta spinta
per rendere appetibile un “prodotto” che non è solo materiale, ma anche finanziario.
Con questo, sia chiaro, non sto dicendo che Rubbia si è messo a fare marketing! 🙂

Anzi, concordo pienamente con quanto scritto da Pierluigi.

9 10 2014
Paolo Errani

@Aleksiej Comnen
Chiaramente il mio commento qui sopra era rivolto a lei.
Mi sono dimenticato di aggiungere che sì, l’ampliamento di Hinkley verrà a costare caro: nel link che ho fornito parlano di 16 miliardi di sterline (di cui 2 solo per acquistare i terreni), da altre parti ho letto 24 miliardi di sterline …mi sa che deve rivedere i suoi conti. Ma si consoli: sembra che in Cina gli EPR in costruzione verranno a costare la metà di quello finlandese! Sono anche “più potenti”. 😉

10 10 2014
Enrico Brandmayr

@Paolo. Concordo riguardo ai dubbi sullo shale gas, e devo dire che Rubbia ha comunque accennato al problema di sviluppo di questa tecnologia estrattiva in un continente densamente popolato come l’Europa (ha letteralmente detto “piena di case, casine, casette). In questo senso ha messo il dito nella piaga: partendo infatti dal dato incontestabile che lo shale gas ha abbattuto i prezzi dell’energia negli USA portandoli a competere con i produttori petroliferi della penisola arabica (che non per nulla guardano al nucleare), la presenza di problemi di sostenibilità ambientale e sociale (o sociologica?) richiede una franca discussione e magari un contenitore adatto (aka Conferenza Nazionale sull’Energia)

7 11 2014
Pierluigi Totaro

L’ICTP alcune settimane fa ha pubblicato il video integrale dell’intervento del professor Rubbia:

20 11 2014
lucaberta

Scopro solo ora questo articolo, e ringrazio anche della pubblicazione dell’intervento completo del Prof. Rubbia, che guardero’ quanto prima.

In merito alla questione torio, vanno ricordate due cose:

1- proprio il Prof. Rubbia e’ stato il keynote speaker alla conferenza mondiale sul torio al CERN di Ginevra dell’anno scorso, e ha confermato il suo supporto alla tecnologia:

http://thoriumenergyconference.org//sites/default/files/pdf/A%20Future%20for%20Thorium%20Power%20-%20Carlo%20Rubbia%20-%20IASS%20-%20ThEC13.pdf

2- da pochi giorni e’ terminato il meeting invernale della American Nuclear Society, ed uno dei panel e’ stato centrato sul ruolo del torio. Ho proprio stamane letto un buon articolo che parla del torio, e penso di fare cosa gradita riportandone il link:
http://ansnuclearcafe.org/2014/11/14/thorium-shines-brightly-at-ans-winter-meeting/

Buona giornata a tutti.

Luca Bertagnolio
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