Energia, Società, Ambiente

17 10 2015

Tra passato, presente e futuro – Ciclo di conferenze pubbliche 2015-2016

Quale energia vogliamo per il futuro? Sviluppo e ambiente sono compatibili? Che cosa ci propone la scienza? Nucleare e petrolio ci servono ancora? O possiamo convertirci completamente alle energie alternative? Come evitare i conflitti per le fonti energetiche, e garantire equità e giustizia?
Quattordici incontri per rispondere a queste domande cruciali tenendo conto degli intrecci tra scienza, politica, economia, cultura, e della nostra percezione su questo tema che ha profonde radici nel passato. Gli incontri, aperti al pubblico, si terranno da mercoledì 21 ottobre 2015 a mercoledì 18 maggio 2016, con inizio alle ore 17, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione (IUSLIT) in Via Filzi 14, a Trieste.
Il ciclo di conferenze fa parte degli eventi culturali legati al programma didattico del Dottorato inter-ateneo “Storia delle società, delle istituzioni e del pensiero. Dal Medioevo all’età contemporanea”, Università degli Studi di Trieste-Università degli Studi di Udine.

È organizzato da Dipartimenti di Studi Umanistici e di Fisica dell’Università di Trieste, Sissa Medialab, Elettra-Sincrotrone Trieste S.C.p.A., CERIC-ERIC, Comitato Nucleare e Ragione, Nuclear Italy Research Group (NIREG).

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Energie per l’Italia del futuro. Impressioni

25 05 2015

LAB&LAB - FARE I CONTO CON L' AMBIENTE - RAVENNA 2015.

Senza tema di smentita, possiamo affermare che la manifestazione Ravenna2015 – Fare i conti con l’ambiente, verrà ricordata soprattutto per aver ospitato, nella sua ultima giornata di lavori, una proposta culturale assolutamente innovativa, di cui siamo stati fortunati testimoni.

E’ noto come il tema dell’Energia sia sempre più spesso al centro di dibattiti, workshop, conferenze, tavole rotonde. E altrettanto noto quanto questi incontri, anche quelli intenzionalmente rivolti ai cittadini, facciano fatica a rendere digeribile per un pubblico di non addetti ai lavori i concetti chiave senza scadere in tecnicismi e senza dilungarsi in dettagli che fanno perdere la visione d’insieme.

Pur consapevoli di questo deficit comunicativo, mai prima d’ora, perlomeno nel panorama italiano, si era cercato di presentare l’argomento “Energia” da un diverso punto di vista e con chiavi di lettura differenti, mettendo in rilievo innanzitutto il suo carattere antropologico prima ancora che tecnico-scientifico. Energia intesa pertanto come un prodotto culturale, come un’entità intimamente legata alla natura dell’uomo e al suo innato protendersi, in una relazione dinamica con l’ambiente, verso il progresso e l’innovazione. L’energia è un concetto tanto permeante la vita dell’uomo, quanto difficilmente definibile in termini semplici, eppure nonostante questa ineffabilità concettuale, i balzi più grandi l’umanità li ha compiuti proprio quando è stata in grado di cogliere positivamente la sfida della Natura e di imbrigliare l’essenza dell’energia, trasformandola in un propulsore per tutte le sue attività.

LAB&LAB - FARE I CONTO CON L' AMBIENTE - RAVENNA 2015.

L’idea, di per sé antica ma al contempo rivoluzionaria, è quella di un uomo che sa essere protagonista dell’ambiente in cui vive, che se ne prende cura nella consapevolezza di non agire come un entità esterna e “ostile”, bensì come parte di essa. L’energia, in questo contesto, appare come una forma d’arte naturale, così come il manufatto artistico umano è esso stesso una forma e un prodotto dell’energia.

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Da un’idea di Paolo Errani, fisico professionista, e Davide Giusti, ingegnere e ricercatore presso l’ENEA, l’evento “Energie per l’Italia del futuro” si è rivelato un abile mix di interventi di attualità economica, storia medioevale, citazioni e letture raffinate, il tutto impreziosito dal delicato accompagnamento al pianoforte del maestro Raimondo Dore. I due ospiti di casa, nell’affascinante scenario del Piano Nobile di Palazzo Rasponi dalle Teste di Ravenna, si sono alternati con i diversi relatori in un ritmo dinamico e incalzante, parlando di approvvigionamento energetico, modelli di sviluppo economico, questioni europee, e solleticando i presenti con interventi provocatori e battute sagaci e brillanti.

Tanti erano gli studenti presenti tra il pubblico, ed è questo il più forte e concreto richiamo all’ottimismo: le sfide del presente richiedono il contributo, il coraggio e i sogni delle nuove generazioni.
Le vere Energie per l’Italia del Futuro
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Energie per l’Italia del futuro

24 04 2015

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Da otto anni si svolge a Ravenna la manifestazione “Fare i conti con l’ambiente”, un evento declinato in tecnica, cinema, musica e arte.
Quest’anno la manifestazione si terrà dal 20 al 22 maggio e vi ha trovato spazio una conferenza che si preannuncia particolarmente invitante.
È centrata su di una parola, “energia”; ma altre parole le ruotano intorno, parole di cui, a nostro parere, non di rado si abusa, ma che in questo contesto paiono alla ricerca del loro autentico significato: natura, tecnica, cultura, storia, industria, bellezza, sviluppo, sentimento e ragione.
Il titolo, “Energie per l’Italia del futuro”, potrebbe apparire pretestuoso; in verità gli ideatori, Davide Giusti e Paolo Errani (due nomi a noi noti), si accingono a dare vita all’evento con un approccio molto interessante. Si propongono, infatti, come manovali per una giornata di lavoro.
Una giornata in cui un unico evento si presenterà in modo articolato, sotto forma di tre “officine” distinte, nelle quali allocare dati di fatto e faccende, ma anche idee ed avventure intellettuali: tutte cose solo all’apparenza tra di loro scollegate.
A voi la locandina principale:

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Qui di seguito i link per registrarsi alle tre officine:

http://www.labelab.it/ravenna2015/events/conferenza-energia/

http://www.labelab.it/ravenna2015/events/conferenza-5-officina-1-1-il-bosco-coltivato-ad-arte/

http://www.labelab.it/ravenna2015/events/conferenza-5-officina-1-2-rifiuti-utili/





L’ottimo (?) compromesso dell’Unione Europea su energia e clima

19 12 2014

Per consentire ai nostri lettori di orientarsi e comprendere maggiormente in cosa consistono i nuovi obiettivi su clima ed energia per il 2030, recentemente approvati dai leader dell’Unione Europea, riproponiamo un’ottimo articolo pubblicato sulle pagine dell’associazione Ekoclub International.
L’articolo originale è reperibile qui.

Lo scorso 23 ottobre in un vertice a Bruxelles i leader europei hanno concordato i nuovi “obiettivi climatici ed energetici” per il 2030. Si tratta di una riduzione di “almeno” il 40% (rispetto ai valori del 1990) delle emissioni di gas ad effetto serra [1], e di un incremento del contributo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, che dovrà essere supportato al fine di raggiungere il traguardo del 27%.
Le reazioni delle parti interessate variano dall’amara delusione di alcune ONG e degli “avvocati” dell’efficienza energetica all’accettazione riluttante degli stakeholder e degli investitori coinvolti nell’industria delle fonti rinnovabili. I responsabili politici dell’UE insistono nel dichiarare un successo.
Prima di addentrarci nei dettagli di quanto discusso e deciso a Bruxelles, vale la pena chiarire cosa significhino le percentuali riportate. Partiamo con il dare uno sguardo allo “stato dell’arte” della produzione di elettricità da fonte rinnovabile nell’Europa-a-27. Qui di seguito alcuni grafici dovrebbero illustrare la situazione in modo eloquente:

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Si vede che nel settore della produzione di energia elettrica il traguardo del 27% non è lontano per le rinnovabili. È inoltre evidente che tra queste continua ad avere un ruolo preponderante l’idroelettrico, mentre la spinta maggiore l’hanno dimostrata eolico e biomasse. (N.B. nel grafico l’incenerimento dei rifiuti comprende sia quelli agricoli che quelli urbani, e le biomasse comprendono quelle solide, quelle liquide ed il biogas.) La fonte solare ha fatto un salto notevole in 12 anni; ma nel complesso, nell’Unione Europea, non ha ancora raggiunto il traguardo del 10%, come contributo alla produzione di elettricità da rinnovabili. E questo 10% diventa poco più del 2% sul totale di 3075 TWh prodotti nel 2012. (N.B. 1 terawattora [TWh] è pari a 1 miliardo di chilowattora [kWh].) L’energia del mare (onde, flussi e maree) e della terra (geotermia) continuano ad avere un ruolo marginale [2].
Occorre, tuttavia, tenere conto che i consumi energetici non riguardano solo l’utilizzo dell’elettricità.
Cosa si può fare per incidere anche sulle altre voci di consumo?
Per esempio, si può incrementare il contributo delle fonti rinnovabili cambiando i sistemi con cui riscaldiamo e raffreschiamo gli edifici ed utilizzando pompe di calore geotermiche. Oppure si possono scaldare gli ambienti utilizzando biomasse in modo efficiente, come nel caso delle stufe a pellet. Oppure si possono utilizzare pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria. Oppure si possono elettrificare i consumi e contemporaneamente aumentare gli impianti per la generazione di elettricità da fonte rinnovabile.
Passiamo, ora, all’altro 27%.
Quando si parla di aumentare l’efficienza energetica, si intende “in soldoni” ridurre il consumo di energia e prevenirne gli sprechi.
Le possibilità di riduzione attuali sono notevoli, in particolare nei settori ad elevato consumo di energia, quali il settore dell’edilizia, delle industrie manifatturiere, della conversione dell’energia (e.g. produzione di elettricità), e dei trasporti. Per fare alcuni esempi concreti, la coibentazione di pareti verticali, tetto e solai di un edificio permette di utilizzare meno energia per raggiungere e mantenere una temperatura confortevole. L’installazione di lampade fluorescenti o a LED riduce, invece, la quantità di energia necessaria per raggiungere lo stesso livello di illuminazione rispetto all’utilizzo di tradizionali lampadine a incandescenza.
Già alla fine del 2006 l’UE si era impegnata a ridurre del 20% il consumo annuo di energia primaria entro il 2020. Per conseguire questo obiettivo, sono stati mobilitati sia i cittadini che i responsabili politici e gli operatori del mercato. Sono state fissate, infatti, norme minime di rendimento energetico e regole precise in materia di etichettatura, applicabili ai prodotti, ai servizi ed alle infrastrutture.
Per quanto concerne la riduzione del 40% delle emissioni di gas serra, occorre distinguere tra quelle che rientrano nel sistema ETS (Emission Trading Scheme) e quelle contabilizzate al di fuori. Per intenderci, la “parte non-ETS” riguarda le emissioni provenienti dagli edifici, dai trasporti e dall’agricoltura, la “parte ETS” tutto il resto – fatta salva qualche eccezione.
Nel “gioco delle parti” dovrebbe avere un ruolo sempre più importante la tecnologia CCS, ossia quella che permette la cattura e lo stoccaggio (detto anche “sequestro”) dell’anidride carbonica presente nei fumi di combustione esausti o, prima della combustione, nei gas di combustione.
Il sistema ETS consiste essenzialmente in uno scambio di quote di emissione, ed è considerato lo strumento principale con cui in Europa si applica il famoso Protocollo di Kyōto.
La Direttiva ETS prevede che dal primo gennaio 2005 gli impianti “grandi emissori” dell’UE non possano funzionare senza ricevere un’autorizzazione ad emettere gas-serra. Ogni impianto autorizzato deve compensare annualmente le proprie emissioni in base a delle quote. Tali quote possono essere acquistate nell’ambito di aste pubbliche europee o sul mercato. Possono anche essere ricevute a titolo gratuito.
Il quantitativo totale delle quote in circolazione nel sistema ETS è definito a livello comunitario in funzione degli obiettivi dell’Unione Europea. Per il 2030: -43% emissioni rispetto ai livelli del 2005.

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Nel 2013 il totale delle quote in circolazione nel sistema ETS ha seguito una tendenza di riduzione annuale pari all’1,74%. Vale a dire che ogni anno, da qui al 2030, il quantitativo totale delle quote di emissioni disponibili nell’Europa-a-27 dovrebbe continuare ad essere ridotto del 2% circa.
Si era detto -40% (in tutto) dal 1990 al 2030. Abbiamo visto che per i “grandi emissori” questo si traduce in un -43% (dal 2005 al 2030), il resto spetta agli “emissori non-ETS” e si traduce in un -30% (dal 2005 al 2030). Quest’ultima “fetta della torta” sarà composta mettendo insieme obiettivi nazionali e negoziabili. Gli Stati membri potranno, infatti, scambiare questi obiettivi, o parti di essi. Il tutto distribuendo gli sforzi sulla base del relativo PIL pro capite.
Si noti che il trasporto rimane la fonte delle emissioni di gas serra in più rapida crescita nella UE.
Torniamo, ora, alla politica.
È importante ricordare che gli obiettivi saranno sottoposti a revisione una volta conclusi i “Colloqui sul Clima”, che si terranno presso le Nazioni Unite a Parigi nel dicembre 2015.
Questo ha messo in maggiore allerta chi oggi è già deluso; ma il presidente (uscente) del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy ha insistito nel dire: “siate certi, non andremo al di sotto di quello che abbiamo concordato oggi”. D’altra parte, i leader europei sono stati molto chiari: gli obiettivi per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili non verranno tradotti in obiettivi vincolanti a livello nazionale. E questo è senz’altro uno degli aspetti che più ha agitato la discussione, o meglio che ha suscitato la delusione di chi auspicava obiettivi più ambiziosi che incentivassero maggiori investimenti.
In ogni caso ora la palla passa all’ex primo ministro polacco Donald Tusk che entrerà in carica nel mese di dicembre.
Anche questo è un aspetto interessante, da non sottovalutare: i Paesi dell’Europa centrale ed orientale, riuniti nel Gruppo di Visegrád, sono riusciti ad ottenere agevolazioni finanziarie consistenti, in cambio della firma al pacchetto, proprio perché guidati dalla Polonia. La loro più grande vittoria consiste nel fatto che gli Stati membri con un PIL pro-capite inferiore al 60% della media dell’UE possono scegliere di continuare a finanziare il settore energetico e/o a rilasciare “quote a titolo gratuito”, fino al 2030.

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Alcuni si sono lamentati del fatto che tutto questo è semplicemente un altro modo per sostenere la produzione di elettricità da impianti a combustibili fossili. Il che non aiuterebbe a trasformare il sistema energetico. In realtà, è ben noto l’interesse del Gruppo di Visegrád a lanciare (Polonia in primis) o rilanciare il settore elettronucleare, ed anche questo necessita di opportuno sostegno.
Infine, per mantenere la competitività dell’industria europea, le conclusioni del vertice prevedono che continueranno ad essere concesse dopo il 2020 delle quote di “emissioni libere” a tutte quelle industrie che sono a rischio di ri-localizzazione, ossia che potrebbero essere tentate di lasciare l’Europa per regioni che hanno vincoli più deboli sulle emissioni di gas ad effetto serra.
Facciamo dunque il punto, proponendo alcuni spunti di riflessione, nella speranza che siano di aiuto a chi legge per elaborare liberamente il proprio giudizio:

  • Obiettivo 40% di riduzione delle emissioni di gas serra rispetto ai valori del 1990
    Non pochi sono rimasti delusi anche da questo obiettivo. Forse un’ulteriore sguardo al grafico qui sopra, dove si vede il punto di arrivo al 2050, potrebbe essere fonte di consolazione.
    Trasformazioni più veloci dei sistemi produttivi implicano necessariamente maggiori costi energetici. In altre parole, le transizioni energetiche richiedono energia per essere compiute e stringendo i tempi di transizione è molto probabile che si ottengano sia maggiori costi sia maggiori emissioni.
    Tra le altre cose si è stabilito che il sistema ETS deve essere integrato con un meccanismo che permetta di stabilizzare il mercato. In che modo, non è dato sapere – per ora i dettagli non sono pervenuti.
    Negli ultimi anni il prezzo per l’acquisto del diritto di emettere una tonnellata di anidride carbonica è stato basso, in quanto soppresso dalla riduzione della domanda di energia, e dalle disposizioni che hanno concesso permessi generosi agli impianti a combustibili fossili esistenti.
    Le quote di “emissioni libere”, permettono ai Paesi in maggiore difficoltà (o più indietro nel cammino dello sviluppo) di tutelare un numero non trascurabile di posti di lavoro.
  • Obiettivo 27% di energia da fonti rinnovabili
    Considerata l’Europa-a-27 nel suo insieme, il traguardo nella produzione di energia elettrica è vicino. Chi si aspettava un traguardo più ambizioso in vista del quale alimentare il proprio settore industriale/finanziario ha espresso con forza la propria delusione.
    Per chi ha interessi consolidati, più o meno incentivati e/o sussidiati, e circoscritti nel settore degli impianti di generazione di potenza (soprattutto quelli di grandi dimensioni) le possibilità di espansione del mercato sembrano essersi ristrette. E con queste la possibilità di offrire/garantire posti di lavoro.
    Per molti Paesi (soprattutto quelli più “ricchi”) l’impegno della rete elettrica da parte di sistemi a fornitura intermittente ha raggiunto da tempo livelli di guardia. Inoltre, esistono limiti fisici, legati alla disponibilità delle fonti rinnovabili ed all’uso del territorio.
    Rimangono, tuttavia, “ampi spazi di manovra”: innanzitutto, un Paese membro che vuole spingere al massimo le energie rinnovabili sarà libero di farlo ─ non ci sono vincoli nazionali; inoltre, i consumi energetici non riguardano solo l’utilizzo dell’elettricità.
    Rimane anche spazio per il recupero energetico dei rifiuti, a valle della raccolta differenziata e del riciclaggio. Per alcuni materiali il riciclo all’infinito è impraticabile, oltre ad essere dannoso per l’ambiente a causa dell’impiego massiccio di energia e di composti chimici.
    Infine, i Paesi che desiderano impegnarsi nella de-carbonizzazione [3] utilizzando la produzione elettronucleare sono liberi di farlo. E questo non è necessariamente un punto a sfavore delle rinnovabili. La concorrenza tra queste due fonti nel campo dei finanziamenti pubblici (incentivi, sussidi, ecc.) potrebbe essere un problema; ma, se l’obiettivo primario rimane la riduzione delle emissioni di gas serra, sono possibili mix molto interessanti ed efficaci.
    In generale, potrebbe rivelarsi di grande aiuto l’aumento del coefficiente di interconnessione della rete elettrica. Altrettanto interessante potrebbe essere il miglioramento del sistema di trasporto e dispacciamento del gas tra i vari Stati membri dell’Unione Europea.
  • Obiettivo 27% di efficienza energetica
    Il problema principale potrebbe essere quello di non avere un vincolo a livello comunitario.
    Anche qui lo spazio di manovra è ampio; ma la libertà di decisione lasciata ai singoli Stati membri potrebbe entrare in contrasto con i desiderata di chi punta al finanziamento delle rinnovabili, o del nucleare, o in generale dei sistemi esistenti.

Note:[1] Il vapore acqueo (H2O), il biossido di carbonio (CO2) – meglio noto come anidride carbonica, l’ossido di diazoto (N2O) – meglio noto come protossido di azoto, e il metano (CH4) sono i principali gas serra presenti nell’atmosfera terrestre. Ne esistono molti altri, che hanno bassissime concentrazioni in atmosfera ma possono rimanervi a lungo con effetti non trascurabili. Il Protocollo di Kyōto, e quindi la Commissione Europea, regolamenta le emissioni di CO2, N2O, CH4, esafluoruro di zolfo (SF6), idrofluorocarburi (HFCs) e perfluorocarburi (PFCs).

[2] Lo storico si ferma al 2012. Per il 2013 siamo riusciti a trovare i dati concernenti la produzione di elettricità di singoli Paesi, come Germania e Regno Unito, ma non quelli della UE nel suo insieme. Il fatto non ci stupisce: è prassi, ad esempio, della IEA pubblicare i dati circa 15 mesi dopo la chiusura dell’anno in esame.

[3] Per decarbonizzazione si intende il processo di cambiamento del rapporto carbonio-idrogeno nelle fonti di energia. La prima fonte primaria per l’Uomo è stata la legna, caratterizzata da un elevato rapporto carbonio-idrogeno (10:1). Il carbone fossile, invece, ha soltanto due atomi di carbonio ogni atomo di idrogeno (2:1). Con il petrolio il rapporto vede scambiati i valori (1:2), ossia per ogni atomo di carbonio esistono due atomi di idrogeno. Con il gas naturale si ha un ulteriore progresso (1:4). Con nucleare e rinnovabili si va oltre: fatta eccezione per le biomasse, queste fonti prevedono l’utilizzo di processi che comportano emissioni di carbonio limitate solo alla fase di fabbricazione/costruzione/manutenzione di impianti, sistemi ed apparecchiature.

Fonti principali:

European Council (23 and 24 October 2014) – Conclusions on 2030 Climate and Energy Policy Framework
http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/ec/145356.pdf

The Shift Project Data Portal:
http://www.tsp-data-portal.org/Breakdown-of-Electricity-Generation-by-Energy-Source#tspQvChart

Commissione Europea – Climate Action:
http://ec.europa.eu/clima/policies/roadmap/milestones/index_en.htm

Statistiche dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA):
http://www.iea.org/publications/freepublications/publication/KeyWorld2014.pdf





Verso l’energia a basse emissioni: teoria, pratica e governance

8 12 2014

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Nuovo appuntamento per la cittadinanza, sulle problematiche energetiche. La conferenza avrà luogo il 12 dicembre 2014, alle ore 17:30, presso il palazzo Gopcevich a Trieste.

Interverranno:
– dott. Pierluigi Totaro, fisico nucleare, docente e Presidente del Comitato Nucleare e Ragione
– ing. Umberto Laureni, Assessore all’Ambiente ed Energia, Comune di Trieste
Moderatore: dott. Enrico Brandmayr, geofisico, socio del Comitato Nucleare e Ragione

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Sommario:
La decarbonizzazione dell’economia è il fulcro delle politiche comunitarie dei decenni a venire, al fine di conseguire una riduzione delle emissioni di gas serra di oltre l’80% rispetto ai valori del 1990.
Questo ambizioso obiettivo impone delle azioni incisive sulla struttura attuale dei consumi energetici, che comprendono oltre all’innovazione tecnologica e al miglioramento della governance, anche la diffusione di buone pratiche tra i cittadini e dunque una significativa sensibilizzazione culturale.
Un recente studio di rilevanza internazionale applicato alla California assegna all’efficienza energetica un ruolo cruciale nell’ottenimento di tali obiettivi di riduzione ma dimostra come gli stessi non siano conseguibili senza un’incisiva decarbonizzazione delle fonti di produzione dell’energia elettrica e, solo successivamente, una progressiva migrazione dei consumi di energia primaria verso la fonte elettrica (es. trasporti e riscaldamento).
Alla luce di queste considerazioni, nel primo intervento (a cura del Comitato Nucleare e Ragione) verranno presentati gli scenari europei di politica energetica, contestualizzati nello stato attuale del sistema energetico italiano, con particolare riguardo alla situazione del settore elettrico che in tali politiche riveste un ruolo determinante. L’accento verrà posto sulle modifiche alla governance necessarie, con riferimento alla proposta di convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia promossa dal Comitato Nucleare e Ragione e già sostenuta dal Comune di Trieste con voto unanime di una mozione consiliare nell’aprile 2013, nonché oggetto di un’interrogazione parlamentare al Ministro dello Sviluppo Economico.
Il secondo intervento (a cura dell’Assessore all’Ambiente ed Energia del Comune di Trieste) verterà sulle applicazioni pratiche in ambito territoriale locale delle suddette politiche europee, attraverso la presentazione del Piano per l’Energia Sostenibile (PAES).

La conferenza è organizzata dal Comitato Nucleare e Ragione, in collaborazione con il Comune di Trieste.





Il Nobel Rubbia a Trieste sull’energia del futuro

9 10 2014

“Non è solo un problema scientifico-tecnologico, l’Europa deve scegliere tra energia costosa o a buon prezzo”

Il Nobel Rubbia a Trieste sull’energia del futuro

La lezione tenuta nel cinquantesimo anniversario del Centro Internazionale di Fisica Teorica di Miramare

C’era il pubblico delle grandi occasioni al Teatro Politeama Rossetti, scienziati da tutto il mondo e tanta gente comune, curiosa di sapere quale fosse il futuro dell’energia. E di saperlo dal professor Carlo Rubbia, Senatore della Repubblica Italiana e Premio Nobel per la Fisica nel 1984. Una vita spesa tra ricerca nel campo della fisica sperimentale e l’energia, con ruoli di consulenza politica di primo piano a livello nazionale (è stato Presidente ENEA) ed europeo.
Il pubblico, forse numeroso, che si aspettava la ricetta pronta e confezionata è rimasto – ci sia concesso il ricorso alla prosa – a bocca asciutta.
Il professor Rubbia ha fatto, invero, più che altro un discorso di metodo, tracciando la complessità delle decisioni in campo energetico (frutto sì di ricette scientifiche e tecnologiche, ma intrecciate a complicate dinamiche economiche e sociali) e proponendo di seguito alcuni possibili scenari, per nulla scontati.
L’assunto di partenza è stato la constatazione che gran parte della politica energetica europea degli ultimi decenni (e di quelli a venire) fa perno sull’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra, onde ridurre la componente antropica del riscaldamento climatico globale. Questo mentre, da una parte, dati alla mano, le temperature medie globali risultano stabili da 17 anni, nonostante il continuo aumento delle emissioni, dall’altra l’Europa ha attuato e continua ad attuare scelte energetiche molto costose, proprio in ottemperanza alla mission di contrasto del cambiamento climatico.

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Lungi dal voler dimostrare – non era quella la sede – l’inconsistenza del fattore antropico sulle sorti del clima che “per sua natura” cambia, il professor Rubbia ha voluto mettere in risalto come conoscenze scientifiche incomplete del complesso sistema climatico siano state la base di decisioni politiche costose in un sistema ancor più complesso come quello dell’energia, laddove invece sarebbe stata, e sarebbe, opportuna maggior prudenza e discussione.
Tale evidenza è resa tanto più ovvia dall’emergere prepotente de “l’altra via” alla soluzione del problema energetico, ovvero quella intrapresa da USA e Cina sull’onda dell’estrazione di petrolio e gas di scisto. Il temuto fracking, che in Italia crea scompiglio già solo a pronunciarlo – e ve ne è stata prova anche tra il pubblico di Rubbia – ma che ha permesso agli Stati Uniti, per la prima volta nella storia, di diventare esportatori di petrolio e di abbattere non solo i costi del gas naturale e dell’elettricità, ma anche – udite, udite! – le emissioni di gas serra.
Un “colpaccio” non riuscito alla “rinnovabile” Europa – per via delle inquinanti centrali a carbone che entrano in azione per bilanciare il sistema – la cui economia, già piegata da anni di recessione, giace ora tra l’incudine dei costi quadrupli dell’energia rispetto agli USA e il martello dell’interruzione delle forniture dalla Russia.

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Eppure “la rivoluzione americana” potrebbe essere riproposta – solo volendolo, chiosa Rubbia – anche in molte zone d’Europa ove formazioni di scisti bituminosi esistono, senza considerare che una nuova rivoluzione potrebbe vedere in futuro protagonisti gli idrati di metano (clatrati), formazioni di metano allo stato solido abbondantissime negli abissi oceanici, le cui prospettive di sfruttamento sono immense.
Certo, essendo anche i clatrati fonti fossili, resterebbe, anzi si accentuerebbe il problema delle emissioni, a meno che un progetto scientifico d’avanguardia – cui lo stesso Rubbia collabora – non consenta di eliminarle “disgregando” il metano in idrogeno e carbonio (pirolisi spontanea).
Una strada non ancora tracciata, ma non più densa di insidie del progetto “80% rinnovabili” cui l’Europa tende per il 2050 e che vede immensi parchi fotovoltaici nel Sahara fornire elettricità al vecchio continente. Un progetto – ha precisato Rubbia che pur della fonte solare fu convinto sostenitore – dai costi enormi e dalle incognite ambientali e geopolitiche rilevanti.
In conclusione, l’intervento di Rubbia ha stigmatizzato come non vi siano ricette facili ed indolori in campo energetico, e come alle considerazioni scientifico-tecnologiche debbano affiancarsi quelle di carattere economico, buttando un occhio a cosa fanno i nostri principali competitori. Ecco perché le tante alternative tecnologiche (tra cui rientra il nucleare) devono essere discusse nel contesto socio-economico, possibilmente coinvolgendo i cittadini e rendendoli consapevoli dei pro e dei contro, cosa che non sempre si è fatta.
E quanto agli scienziati, mantenere curiosità, senso critico e voglia di immaginare il futuro, senza arroccarsi su posizioni ideologiche preconcette.
Un discorso di metodo, appunto. Un discorso da Nobel.

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La politica energetica che non c’è

14 11 2013

A poco più di un anno dal lancio, su queste pagine, dell’appello per la convocazione della Conferenza Nazionale sull’Energia, riteniamo opportuno ripercorrere i passi fino a qui percorsi e fare il punto della situazione sullo stato di avanzamento della nostra richiesta.

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23 ottobre 2012
Lancio della Campagna di adesioni, nell’ambito della consultazione pubblica avviata dal Governo Monti sulla Strategia Energetica Nazionale. Ogni adesione all’appello, il cui testo è reperibile al seguente link, viene automaticamente inoltrata al Ministero dello Sviluppo Economico quale contributo alla suddetta consultazione pubblica.

27 ottobre 2012
A sostegno dell’iniziativa, viene pubblicato un documento di 57 pagine, intitolato “Una Costituzione Energetica per l’Italia”, liberamente scaricabile in rete al seguente indirizzo.

12 novembre 2012
Il documento viene formalmente portato all’attenzione delle seguenti personalità istituzionali
1) Il sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ing. Tullio Fanelli;
2) I membri dell’VIII Commissione permanente della Camera dei Deputati(Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici)
3) I membri della X Commissione della Camera dei Deputati(Attività Produttive, Commercio e Turismo)
4) I membri della XIII Commissione del Senato della Repubblica (Territorio, Ambiente e Beni Ambientali)

21 novembre 2012
La proposta di convocazione della Conferenza Nazionale sull’Energia viene presentata dai promotori e discussa in una riunione della Sesta Commissione Consiliare permanente del Comune di Trieste

22 novembre 2012
Presentazione pubblica del documento “Una Costituzione Energetica per l’Italia”, presso l’Antico Caffè S. Marco di Trieste.

30 novembre 2012
Si chiude la consultazione pubblica promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico. Circa 400 cittadini partecipano alla consultazione inoltrando l’appello per la Conferenza Nazionale sull’Energia. All’appello aderiscono anche due associazioni scientifiche di rilievo nazionale: la Società Italiana di Fisica, rappresentativa dell’intera comunità di fisici italiani, e l’Associazione Galileo 2001 per la Libertà e la Dignità della Scienza, presieduta dal professor Renato Angelo Ricci.

13 marzo 2013
Alla chiusura della campagna di adesioni hanno firmato in favore dell’appello 510 cittadini e 12 tra associazioni scientifiche, ambientaliste e di categoria.

18 marzo 2013
Per favorire il dibattito sulla questione energetica italiana, viene pubblicata un’intervista doppia (clicca qui) tra il dottor Pierluigi Totaro, primo firmatario dell’appello, e il professor Alberto Clò, docente di Economia Industriale e Regolazione Public Utilities presso l’Università di Bologna e Ministro dell’Industria e del Commercio nel Governo Dini nel 1995-96.

2 aprile 2013
Il Consiglio Comunale di Trieste approva, con voto favorevole di tutti i presenti, una mozione, che impegna il Sindaco di Trieste a chiedere al Presidente del Consiglio dei Ministri la convocazione della Conferenza Nazionale sull’Energia e ad offrire la città di Trieste quale sede istituzionale per la conferenza stessa, coinvolgendo le istituzioni scientifiche del capoluogo giuliano.

4 maggio 2013
I promotori dell’appello incontrano ed illustrano l’iniziativa al neo Ministro dell’Ambiente Orlando e al Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Serracchiani, consegnando ad entrambi una copia del documento “Una Costituzione Energetica per l’Italia”.

14 maggio 2013
Su iniziativa dei deputati triestini Rosato (PD), Blazina (PD) e Prodani (M5S) viene depositata un’interrogazione scritta al Ministro per lo Sviluppo Economico Flavio Zanonato (qui il testo), volta a proporre la convocazione della Conferenza. I firmatari dell’interrogazione, oltre all’esplicito riferimento alla campagna di adesioni lanciata sul blog conferenzaenergia.wordpress.com, si richiamano alla mozione approvata dal Consiglio Comunale di Trieste, offrendo il capoluogo giuliano come sede istituzionale della Conferenza, con il coinvolgimento delle realtà scientifiche locali.

Ad oggi, 14 novembre 2013, ono trascorsi esattamente 6 mesi dal deposito dell’interrogazione parlamentare, senza che vi sia stata una risposta da parte del Ministro Zanonato.
Ci teniamo a ricordare come la questione energetica del Paese, con l’immobilismo cui purtroppo siamo tristemente abituati, rischi solo di degenerare. Manca ancora un’elaborazione organica di provvedimenti a medio-lungo termine, e la Strategia Energetica approvata dal precedente governo pare essere finita, come tante altre volte capitato in passato, in un cassetto.

Osserviamo inoltre con un certo rammarico come il dibattito economico e tecnico-scientifico sulla questione energetica sia in queste mesi drammaticamente uscito di scena, confinandosi negli ambienti specializzati e lasciando all’associazionismo ambientalista il quasi totale monopolio delle operazioni di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Si è perso un anno di tempo? Forse si, ma c’è ancora spazio per porre rimedio. Noi non ci siamo fermati. Siamo in contatto con i parlamentari firmatari dell’interrogazione, che hanno assicurato la volontà di sollecitare nuovamente il ministro a un pronunciamento. Parallelamente, stiamo lavorando all’organizzazione di un grande evento scientifico divulgativo, con cui riportare all’attenzione delle istituzioni e della cittadinanza la questione energetica italiana e l’iniziativa della Conferenza Nazionale sull’Energia.
Speriamo di potervi dare presto notizie più dettagliate in merito.