A tutta elettricità

4 08 2017

Riportiamo qui l’articolo pubblicato alcune settimane fa sul blog dell’associazione Ekoclub International. Si affronta il tema della mobilità elettrica, che rappresenta uno dei punti più interessanti della Strategia Energetica Nazionale attualmente sottoposta a consultazione pubblica, e sulla quale stiamo elaborando un documento di revisione.

 

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L’auto elettrica è sempre più di moda, non solo nei discorsi da bar o nei garage dei vip.

Se adottati su larga scala, i veicoli elettrici potrebbero mantenere la promessa di ridurre drasticamente le emissioni dei gas c.d. clima-alteranti che derivano dal trasporto su gomma. Hanno, dunque, iniziato a costituire un elemento importante delle strategie energetiche nazionali di diversi Paesi (in primis quelli c.d. sviluppati) per il conseguimento degli obiettivi vincolanti stabiliti nei vari accordi internazionali in tema di “lotta ai cambiamenti climatici”.

Non ci stupisce trovarli citati nel documento di consultazione della Strategia Energetica Nazionale (SEN) pubblicato lo scorso 12 giugno 2017.

MiSE e MATTM attendono di ricevere attenzione e commenti da tutti i portatori di interessi, dal più grande al più piccolo. E a leggere sembra che anche nel nostro Paese i veicoli elettrici siano destinati ad avere un ruolo sempre più importante dal punto di vista economico e politico. L’occasione ci appare dunque più che mai propizia per elaborare alcune riflessioni sul tema.

Innanzitutto va sottolineato che per ottenere un impatto notevole e positivo sulla decarbonizzazione dei consumi energetici, i veicoli elettrici devono diventare l’opzione principale per la maggior parte degli automobilisti. È dunque necessario per i Paesi interessati orientare chiaramente la propria politica energetica verso lo sviluppo prioritario di norme, standard, protocolli ed infrastrutture per un uso diffuso dei veicoli elettrici. Altrimenti, il loro impatto sarà limitato, poco significativo, o peggio negativo. Nel lungo periodo potrebbe anche essere gravemente compromessa la capacità di raggiungere gli obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni, con extra-costi sostenuti a fronte di risultati scarsi o nulli per la salvaguardia dell’ambiente.

Va evidenziato, infatti, che mentre l’industria manifatturiera automobilistica sembra pronta ad affrontare la sfida dello sviluppo di veicoli elettrici per il mercato di massa, non sono ancora visibili progressi sia nello sviluppo di un’infrastruttura efficiente per la ricarica dei veicoli elettrici su larga scala, sia nell’implementazione dei relativi standard e protocolli. Mancano inoltre all’appello norme funzionali per la tariffazione in bolletta domestica o alla colonnina di ricarica. Tutti questi elementi sono essenziali al fine di rendere convincente la proposta dell’elettrificazione del trasporto su gomma agli occhi degli automobilisti proprietari ed eventualmente anche agli occhi di potenziali “clienti” interessati a nuovi modelli di proprietà/utilizzo/condivisione dei veicoli di trasporto personale.

In particolare, l’eventuale costruzione di un’infrastruttura di ricarica per i veicoli elettrici richiederà una collaborazione attiva di molte parti in un campo di gioco particolarmente complesso. Il Governo, il gestore della rete elettrica, varie autorità ed organi nazionali e locali, le società che producono e distribuiscono l’energia elettrica, ma anche le aziende esperte in IT, gli stessi fornitori di punti di ricarica (che, per esempio, potrebbero non coincidere necessariamente solo con gli attuali fornitori di carburante al dettaglio), e così via fino agli utilizzatori finali, tutti dovranno unire i loro sforzi e farli confluire nella realizzazione di una rete “intelligente” (quella famosa “smart grid” di cui si sente sempre più spesso parlare) – un’impresa enorme sia in termini di ingegneria di progetto che di gestione politica.

In secondo luogo va ricordato che, una volta costruite e messe su strada, le auto elettriche possono essere “verdi” solo quanto lo è l’elettricità utilizzata per caricare le loro batterie. Indubbiamente esistono vantaggi immediati in termini di riduzione dell’inquinamento, ma se vogliamo utilizzare le auto elettriche anche per decarbonizzare il nostro sistema energetico, dobbiamo spostare lo sguardo dalla marmitta (che non c’è) alla ciminiera della centrale elettrica (che c’è anche se non si vede).

Tenuto conto dell’intero ciclo di vita, tutte le fonti energetiche ed i relativi impianti utilizzati per la generazione di elettricità emettono nell’ambiente una certa quantità di gas-serra per chilowattora di energia prodotta. Le fonti rinnovabili moderne ed il nucleare sono quelle che producono elettricità con il più basso tenore di carbonio. Tra le fonti fossili, ovvero ad alto tenore di carbonio, il gas naturale è quella che comporta emissioni un po’ più basse, ma comunque con livelli di un ordine di grandezza superiore a nucleare e rinnovabili.

Se consideriamo solo le emissioni associate al loro utilizzo, i risultati più recenti dei test sulle auto elettriche (pure) mostrano valori nella forchetta 20-120 gCO2eq/km (grammi di anidride carbonica equivalente emessi nell’ambiente per chilometro percorso) per i Paesi dell’Unione Europea più industrializzati e popolosi. In Italia si stimano circa 100 gCO2eq/km. Tali valori comprendono nel computo le emissioni dirette ed indirette associate alla generazione, trasmissione e distribuzione dell’elettricità. E come si può intuire variano molto a seconda del diverso mix di fonti ed impianti utilizzati per la produzione dell’elettricità, che può essere più o meno sbilanciato verso un alto tenore di carbonio. Per esempio il valore di 20 gCO2eq/km si riferisce all’utilizzo di veicoli elettrici in Francia, che è attualmente uno dei Paesi leader a livello mondiale nella decarbonizzazione del settore elettrico grazie al contributo preponderante della produzione elettronucleare (75%), associato ad una percentuale “sostenibile” di produzione da fonti rinnovabili (sostenibile in termini di gestione ottimale della rete elettrica).

Per confronto possiamo guardare alla forchetta 100-200 gCO2eq/km per i valori medi delle auto a benzina, e alla forchetta 80-160 gCO2eq/km per quelle diesel. Non dobbiamo però dimenticare che, in termini di emissioni, mediamente i costi della fabbricazione degli autoveicoli sono pari a 40 e 35 gCO2eq/km per quelli alimentati a benzina e diesel rispettivamente. Per quanto riguarda invece la produzione di veicoli elettrici esistono allo stato dell’arte almeno tre scenari con valori compresi tra 50 e 90 gCO2eq/km. E questi scenari non tengono conto del tenore di carbonio associato alla produzione e smaltimento, ossia di un’analisi accurata dell’intero ciclo di vita (come si suol dire “dalla culla alla tomba” – con eventuale riciclo) delle batterie.

Volendo considerare un solo valore di riferimento tra quelli sopra esposti, è opportuno scegliere quello delle nuove generazioni di veicoli turbo diesel: nel medio termine infatti la “sfida automobilistica” più importante in termini di riduzione delle emissioni è quella tra elettricità e gasolio. Per le automobili alimentate a diesel più moderne le valutazioni delle emissioni si attestano attorno ai 90 gCO2eq/km; è quindi davvero difficile sostenere che le auto elettriche alimentate dall’attuale sistema elettrico italiano siano notevolmente migliori.

Bisogna fare di più e meglio.

L’attuale contributo della generazione elettrica rinnovabile e a basso tenore di carbonio all’approvvigionamento energetico del nostro Paese è uno dei più alti in Europa. Tuttavia, se l’Italia vuole soddisfare i propri obiettivi di decarbonizzazione anche attraverso l’utilizzo diffuso di auto elettriche, deve assicurare a queste una “alimentazione più verde” in modo costante. In altre parole, da una parte occorre aumentare la produzione e/o l’importazione dell’elettricità, dall’altra occorre fare in modo che la fornitura elettrica a basso tenore di carbonio sia costante nelle fasce orarie in cui la maggior parte dei veicoli elettrici sono in ricarica.

Il problema va affrontato con ragionamenti sul breve, sul medio e sul lungo periodo.

Inizialmente, i nuovi utilizzatori potranno essere ospitati con un piccolo impatto; ma, all’aumentare dei numeri, già nel medio termine diverrà sempre più concreta la possibilità di mettere in crisi le reti trasmissione e distribuzione dell’elettricità. Successivamente, con un’impennata della popolarità delle auto elettriche, i cambiamenti significativi nel tempo e nella dimensione dei picchi di domanda dell’elettricità potrebbero rendere inevitabile un maggiore utilizzo di generazione elettrica ad alto tenore di carbonio. Infatti, se il sistema di generazione elettrica non verrà rinnovato opportunamente ed in tempo, per soddisfare la richiesta massiccia di elettricità dei nuovi veicoli sarà inevitabile attivare o mantenere attive centrali termoelettriche a carbone o gas, ed usarle in finestre temporali in cui di norma sarebbe prevista una copertura quasi esclusiva dei consumi elettrici da parte delle fonti rinnovabili. Un aiuto potrebbe arrivare dalle importazioni. Oggi come oggi, però, considerato lo stato attuale dell’interconnessione delle reti elettriche europee e le strategie energetiche dei nostri vicini, è davvero difficile, se non azzardato, stimare un contributo efficace e risolutivo di un’eventuale importazione ad hoc dell’elettricità necessaria da Paesi produttori con mix fortemente sbilanciato verso rinnovabili e/o nucleare.

Dunque, se da una parte è vero che, in termini di consumo energetico annuo, teoricamente i requisiti di potenza aggiuntivi causati da un utilizzo su larga scala di veicoli elettrici sono gestibili; dall’altra è anche vero che fornire una sufficiente potenza elettrica a basso tenore di carbonio in momenti di picco di domanda sarà impresa assai più difficile. Si tratta infatti di adattare una domanda e dei requisiti di carica molto diversi e variabili nel tempo ad una offerta fluttuante ed imprevedibile; dato che la generazione elettrica integrata in Italia è già ora non facilmente controllabile e una buona percentuale della produzione a basso tenore di carbonio proviene da fonti rinnovabili aleatorie.

Ma attenzione, perché è su questo che si gioca il tutto: qualora non fosse possibile ottenere questo tipo di fornitura, nella realtà dei fatti verrà mancato del tutto l’obiettivo di riduzione delle emissioni tramite l’elettrificazione del trasporto su gomma, ovvero si otterrà solo un contributo minimo – per non dire irrilevante – a fronte di costi enormi, economici e politici.

L’inevitabile osservazione finale è che per avere un effetto importante, l’introduzione delle auto elettriche in Italia oltre che sui grandi numeri deve essere basata su di una decarbonizzazione pressoché totale dell’approvvigionamento elettrico. Questo significa attuare l’implementazione graduale e ben pianificata di un nuovo sistema energetico, ossia un enorme programma di cambiamento economico, supportato da una volontà politica salda.

Di Paolo Errani –

Fonti principali consultate:

The Royal Accademy of Engineering – report “Electric vehicles: charged with potential”, 2010

IPCC – special report “Renewable Energy Sources and Climate Change Mitigation”, 2012

  1. Wilson, Shrink That Footprint – report “Shades of Green: Electric Cars’ Carbon Emissions Around the Globe”, 2013
  2. Noori et al., “Electric vehicle cost, emissions, and water footprint in the United States: Development of a regional optimization model” https://doi.org/10.1016/j.energy.2015.05.152
  3. C. Onat et al., “Conventional, hybrid, plug-in hybrid or electric vehicles? State-based comparative carbon and energy footprint analysis in the United States” https://doi.org/10.1016/j.apenergy.2015.04.001




Le sfide della decarbonizzazione

4 05 2017

Anche quest’anno “Energie per l’Italia del Futuro” e “Comitato Nucleare e Ragione” saranno presenti al festival scientifico “Fare i Conti con l’ambiente – Ravenna 2017“, ospiti di Labelab ed Ekoclub International.
Il workshop in programma, intitolato “Il Bosco coltivato ad Arte – Le Sfide della decarbonizzazione”, avrà luogo il 19 maggio presso il Palazzo Rasponi dalle Teste a Ravenna.
Per prenotazioni e informazioni: http://www.labelab.it/ravenna2017/events/workshop-r-il-bosco-coltivato-ad-arte-iii-edizione-le-sfide-della-decarbonizzazione/

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Energia, Società, Ambiente

17 10 2015

Tra passato, presente e futuro – Ciclo di conferenze pubbliche 2015-2016

Quale energia vogliamo per il futuro? Sviluppo e ambiente sono compatibili? Che cosa ci propone la scienza? Nucleare e petrolio ci servono ancora? O possiamo convertirci completamente alle energie alternative? Come evitare i conflitti per le fonti energetiche, e garantire equità e giustizia?
Quattordici incontri per rispondere a queste domande cruciali tenendo conto degli intrecci tra scienza, politica, economia, cultura, e della nostra percezione su questo tema che ha profonde radici nel passato. Gli incontri, aperti al pubblico, si terranno da mercoledì 21 ottobre 2015 a mercoledì 18 maggio 2016, con inizio alle ore 17, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione (IUSLIT) in Via Filzi 14, a Trieste.
Il ciclo di conferenze fa parte degli eventi culturali legati al programma didattico del Dottorato inter-ateneo “Storia delle società, delle istituzioni e del pensiero. Dal Medioevo all’età contemporanea”, Università degli Studi di Trieste-Università degli Studi di Udine.

È organizzato da Dipartimenti di Studi Umanistici e di Fisica dell’Università di Trieste, Sissa Medialab, Elettra-Sincrotrone Trieste S.C.p.A., CERIC-ERIC, Comitato Nucleare e Ragione, Nuclear Italy Research Group (NIREG).

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Energie per l’Italia del futuro. Impressioni

25 05 2015

LAB&LAB - FARE I CONTO CON L' AMBIENTE - RAVENNA 2015.

Senza tema di smentita, possiamo affermare che la manifestazione Ravenna2015 – Fare i conti con l’ambiente, verrà ricordata soprattutto per aver ospitato, nella sua ultima giornata di lavori, una proposta culturale assolutamente innovativa, di cui siamo stati fortunati testimoni.

E’ noto come il tema dell’Energia sia sempre più spesso al centro di dibattiti, workshop, conferenze, tavole rotonde. E altrettanto noto quanto questi incontri, anche quelli intenzionalmente rivolti ai cittadini, facciano fatica a rendere digeribile per un pubblico di non addetti ai lavori i concetti chiave senza scadere in tecnicismi e senza dilungarsi in dettagli che fanno perdere la visione d’insieme.

Pur consapevoli di questo deficit comunicativo, mai prima d’ora, perlomeno nel panorama italiano, si era cercato di presentare l’argomento “Energia” da un diverso punto di vista e con chiavi di lettura differenti, mettendo in rilievo innanzitutto il suo carattere antropologico prima ancora che tecnico-scientifico. Energia intesa pertanto come un prodotto culturale, come un’entità intimamente legata alla natura dell’uomo e al suo innato protendersi, in una relazione dinamica con l’ambiente, verso il progresso e l’innovazione. L’energia è un concetto tanto permeante la vita dell’uomo, quanto difficilmente definibile in termini semplici, eppure nonostante questa ineffabilità concettuale, i balzi più grandi l’umanità li ha compiuti proprio quando è stata in grado di cogliere positivamente la sfida della Natura e di imbrigliare l’essenza dell’energia, trasformandola in un propulsore per tutte le sue attività.

LAB&LAB - FARE I CONTO CON L' AMBIENTE - RAVENNA 2015.

L’idea, di per sé antica ma al contempo rivoluzionaria, è quella di un uomo che sa essere protagonista dell’ambiente in cui vive, che se ne prende cura nella consapevolezza di non agire come un entità esterna e “ostile”, bensì come parte di essa. L’energia, in questo contesto, appare come una forma d’arte naturale, così come il manufatto artistico umano è esso stesso una forma e un prodotto dell’energia.

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Da un’idea di Paolo Errani, fisico professionista, e Davide Giusti, ingegnere e ricercatore presso l’ENEA, l’evento “Energie per l’Italia del futuro” si è rivelato un abile mix di interventi di attualità economica, storia medioevale, citazioni e letture raffinate, il tutto impreziosito dal delicato accompagnamento al pianoforte del maestro Raimondo Dore. I due ospiti di casa, nell’affascinante scenario del Piano Nobile di Palazzo Rasponi dalle Teste di Ravenna, si sono alternati con i diversi relatori in un ritmo dinamico e incalzante, parlando di approvvigionamento energetico, modelli di sviluppo economico, questioni europee, e solleticando i presenti con interventi provocatori e battute sagaci e brillanti.

Tanti erano gli studenti presenti tra il pubblico, ed è questo il più forte e concreto richiamo all’ottimismo: le sfide del presente richiedono il contributo, il coraggio e i sogni delle nuove generazioni.
Le vere Energie per l’Italia del Futuro
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Energie per l’Italia del futuro

24 04 2015

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Da otto anni si svolge a Ravenna la manifestazione “Fare i conti con l’ambiente”, un evento declinato in tecnica, cinema, musica e arte.
Quest’anno la manifestazione si terrà dal 20 al 22 maggio e vi ha trovato spazio una conferenza che si preannuncia particolarmente invitante.
È centrata su di una parola, “energia”; ma altre parole le ruotano intorno, parole di cui, a nostro parere, non di rado si abusa, ma che in questo contesto paiono alla ricerca del loro autentico significato: natura, tecnica, cultura, storia, industria, bellezza, sviluppo, sentimento e ragione.
Il titolo, “Energie per l’Italia del futuro”, potrebbe apparire pretestuoso; in verità gli ideatori, Davide Giusti e Paolo Errani (due nomi a noi noti), si accingono a dare vita all’evento con un approccio molto interessante. Si propongono, infatti, come manovali per una giornata di lavoro.
Una giornata in cui un unico evento si presenterà in modo articolato, sotto forma di tre “officine” distinte, nelle quali allocare dati di fatto e faccende, ma anche idee ed avventure intellettuali: tutte cose solo all’apparenza tra di loro scollegate.
A voi la locandina principale:

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Qui di seguito i link per registrarsi alle tre officine:

http://www.labelab.it/ravenna2015/events/conferenza-energia/

http://www.labelab.it/ravenna2015/events/conferenza-5-officina-1-1-il-bosco-coltivato-ad-arte/

http://www.labelab.it/ravenna2015/events/conferenza-5-officina-1-2-rifiuti-utili/





L’ottimo (?) compromesso dell’Unione Europea su energia e clima

19 12 2014

Per consentire ai nostri lettori di orientarsi e comprendere maggiormente in cosa consistono i nuovi obiettivi su clima ed energia per il 2030, recentemente approvati dai leader dell’Unione Europea, riproponiamo un’ottimo articolo pubblicato sulle pagine dell’associazione Ekoclub International.
L’articolo originale è reperibile qui.

Lo scorso 23 ottobre in un vertice a Bruxelles i leader europei hanno concordato i nuovi “obiettivi climatici ed energetici” per il 2030. Si tratta di una riduzione di “almeno” il 40% (rispetto ai valori del 1990) delle emissioni di gas ad effetto serra [1], e di un incremento del contributo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, che dovrà essere supportato al fine di raggiungere il traguardo del 27%.
Le reazioni delle parti interessate variano dall’amara delusione di alcune ONG e degli “avvocati” dell’efficienza energetica all’accettazione riluttante degli stakeholder e degli investitori coinvolti nell’industria delle fonti rinnovabili. I responsabili politici dell’UE insistono nel dichiarare un successo.
Prima di addentrarci nei dettagli di quanto discusso e deciso a Bruxelles, vale la pena chiarire cosa significhino le percentuali riportate. Partiamo con il dare uno sguardo allo “stato dell’arte” della produzione di elettricità da fonte rinnovabile nell’Europa-a-27. Qui di seguito alcuni grafici dovrebbero illustrare la situazione in modo eloquente:

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Si vede che nel settore della produzione di energia elettrica il traguardo del 27% non è lontano per le rinnovabili. È inoltre evidente che tra queste continua ad avere un ruolo preponderante l’idroelettrico, mentre la spinta maggiore l’hanno dimostrata eolico e biomasse. (N.B. nel grafico l’incenerimento dei rifiuti comprende sia quelli agricoli che quelli urbani, e le biomasse comprendono quelle solide, quelle liquide ed il biogas.) La fonte solare ha fatto un salto notevole in 12 anni; ma nel complesso, nell’Unione Europea, non ha ancora raggiunto il traguardo del 10%, come contributo alla produzione di elettricità da rinnovabili. E questo 10% diventa poco più del 2% sul totale di 3075 TWh prodotti nel 2012. (N.B. 1 terawattora [TWh] è pari a 1 miliardo di chilowattora [kWh].) L’energia del mare (onde, flussi e maree) e della terra (geotermia) continuano ad avere un ruolo marginale [2].
Occorre, tuttavia, tenere conto che i consumi energetici non riguardano solo l’utilizzo dell’elettricità.
Cosa si può fare per incidere anche sulle altre voci di consumo?
Per esempio, si può incrementare il contributo delle fonti rinnovabili cambiando i sistemi con cui riscaldiamo e raffreschiamo gli edifici ed utilizzando pompe di calore geotermiche. Oppure si possono scaldare gli ambienti utilizzando biomasse in modo efficiente, come nel caso delle stufe a pellet. Oppure si possono utilizzare pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria. Oppure si possono elettrificare i consumi e contemporaneamente aumentare gli impianti per la generazione di elettricità da fonte rinnovabile.
Passiamo, ora, all’altro 27%.
Quando si parla di aumentare l’efficienza energetica, si intende “in soldoni” ridurre il consumo di energia e prevenirne gli sprechi.
Le possibilità di riduzione attuali sono notevoli, in particolare nei settori ad elevato consumo di energia, quali il settore dell’edilizia, delle industrie manifatturiere, della conversione dell’energia (e.g. produzione di elettricità), e dei trasporti. Per fare alcuni esempi concreti, la coibentazione di pareti verticali, tetto e solai di un edificio permette di utilizzare meno energia per raggiungere e mantenere una temperatura confortevole. L’installazione di lampade fluorescenti o a LED riduce, invece, la quantità di energia necessaria per raggiungere lo stesso livello di illuminazione rispetto all’utilizzo di tradizionali lampadine a incandescenza.
Già alla fine del 2006 l’UE si era impegnata a ridurre del 20% il consumo annuo di energia primaria entro il 2020. Per conseguire questo obiettivo, sono stati mobilitati sia i cittadini che i responsabili politici e gli operatori del mercato. Sono state fissate, infatti, norme minime di rendimento energetico e regole precise in materia di etichettatura, applicabili ai prodotti, ai servizi ed alle infrastrutture.
Per quanto concerne la riduzione del 40% delle emissioni di gas serra, occorre distinguere tra quelle che rientrano nel sistema ETS (Emission Trading Scheme) e quelle contabilizzate al di fuori. Per intenderci, la “parte non-ETS” riguarda le emissioni provenienti dagli edifici, dai trasporti e dall’agricoltura, la “parte ETS” tutto il resto – fatta salva qualche eccezione.
Nel “gioco delle parti” dovrebbe avere un ruolo sempre più importante la tecnologia CCS, ossia quella che permette la cattura e lo stoccaggio (detto anche “sequestro”) dell’anidride carbonica presente nei fumi di combustione esausti o, prima della combustione, nei gas di combustione.
Il sistema ETS consiste essenzialmente in uno scambio di quote di emissione, ed è considerato lo strumento principale con cui in Europa si applica il famoso Protocollo di Kyōto.
La Direttiva ETS prevede che dal primo gennaio 2005 gli impianti “grandi emissori” dell’UE non possano funzionare senza ricevere un’autorizzazione ad emettere gas-serra. Ogni impianto autorizzato deve compensare annualmente le proprie emissioni in base a delle quote. Tali quote possono essere acquistate nell’ambito di aste pubbliche europee o sul mercato. Possono anche essere ricevute a titolo gratuito.
Il quantitativo totale delle quote in circolazione nel sistema ETS è definito a livello comunitario in funzione degli obiettivi dell’Unione Europea. Per il 2030: -43% emissioni rispetto ai livelli del 2005.

CO2

Nel 2013 il totale delle quote in circolazione nel sistema ETS ha seguito una tendenza di riduzione annuale pari all’1,74%. Vale a dire che ogni anno, da qui al 2030, il quantitativo totale delle quote di emissioni disponibili nell’Europa-a-27 dovrebbe continuare ad essere ridotto del 2% circa.
Si era detto -40% (in tutto) dal 1990 al 2030. Abbiamo visto che per i “grandi emissori” questo si traduce in un -43% (dal 2005 al 2030), il resto spetta agli “emissori non-ETS” e si traduce in un -30% (dal 2005 al 2030). Quest’ultima “fetta della torta” sarà composta mettendo insieme obiettivi nazionali e negoziabili. Gli Stati membri potranno, infatti, scambiare questi obiettivi, o parti di essi. Il tutto distribuendo gli sforzi sulla base del relativo PIL pro capite.
Si noti che il trasporto rimane la fonte delle emissioni di gas serra in più rapida crescita nella UE.
Torniamo, ora, alla politica.
È importante ricordare che gli obiettivi saranno sottoposti a revisione una volta conclusi i “Colloqui sul Clima”, che si terranno presso le Nazioni Unite a Parigi nel dicembre 2015.
Questo ha messo in maggiore allerta chi oggi è già deluso; ma il presidente (uscente) del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy ha insistito nel dire: “siate certi, non andremo al di sotto di quello che abbiamo concordato oggi”. D’altra parte, i leader europei sono stati molto chiari: gli obiettivi per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili non verranno tradotti in obiettivi vincolanti a livello nazionale. E questo è senz’altro uno degli aspetti che più ha agitato la discussione, o meglio che ha suscitato la delusione di chi auspicava obiettivi più ambiziosi che incentivassero maggiori investimenti.
In ogni caso ora la palla passa all’ex primo ministro polacco Donald Tusk che entrerà in carica nel mese di dicembre.
Anche questo è un aspetto interessante, da non sottovalutare: i Paesi dell’Europa centrale ed orientale, riuniti nel Gruppo di Visegrád, sono riusciti ad ottenere agevolazioni finanziarie consistenti, in cambio della firma al pacchetto, proprio perché guidati dalla Polonia. La loro più grande vittoria consiste nel fatto che gli Stati membri con un PIL pro-capite inferiore al 60% della media dell’UE possono scegliere di continuare a finanziare il settore energetico e/o a rilasciare “quote a titolo gratuito”, fino al 2030.

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Alcuni si sono lamentati del fatto che tutto questo è semplicemente un altro modo per sostenere la produzione di elettricità da impianti a combustibili fossili. Il che non aiuterebbe a trasformare il sistema energetico. In realtà, è ben noto l’interesse del Gruppo di Visegrád a lanciare (Polonia in primis) o rilanciare il settore elettronucleare, ed anche questo necessita di opportuno sostegno.
Infine, per mantenere la competitività dell’industria europea, le conclusioni del vertice prevedono che continueranno ad essere concesse dopo il 2020 delle quote di “emissioni libere” a tutte quelle industrie che sono a rischio di ri-localizzazione, ossia che potrebbero essere tentate di lasciare l’Europa per regioni che hanno vincoli più deboli sulle emissioni di gas ad effetto serra.
Facciamo dunque il punto, proponendo alcuni spunti di riflessione, nella speranza che siano di aiuto a chi legge per elaborare liberamente il proprio giudizio:

  • Obiettivo 40% di riduzione delle emissioni di gas serra rispetto ai valori del 1990
    Non pochi sono rimasti delusi anche da questo obiettivo. Forse un’ulteriore sguardo al grafico qui sopra, dove si vede il punto di arrivo al 2050, potrebbe essere fonte di consolazione.
    Trasformazioni più veloci dei sistemi produttivi implicano necessariamente maggiori costi energetici. In altre parole, le transizioni energetiche richiedono energia per essere compiute e stringendo i tempi di transizione è molto probabile che si ottengano sia maggiori costi sia maggiori emissioni.
    Tra le altre cose si è stabilito che il sistema ETS deve essere integrato con un meccanismo che permetta di stabilizzare il mercato. In che modo, non è dato sapere – per ora i dettagli non sono pervenuti.
    Negli ultimi anni il prezzo per l’acquisto del diritto di emettere una tonnellata di anidride carbonica è stato basso, in quanto soppresso dalla riduzione della domanda di energia, e dalle disposizioni che hanno concesso permessi generosi agli impianti a combustibili fossili esistenti.
    Le quote di “emissioni libere”, permettono ai Paesi in maggiore difficoltà (o più indietro nel cammino dello sviluppo) di tutelare un numero non trascurabile di posti di lavoro.
  • Obiettivo 27% di energia da fonti rinnovabili
    Considerata l’Europa-a-27 nel suo insieme, il traguardo nella produzione di energia elettrica è vicino. Chi si aspettava un traguardo più ambizioso in vista del quale alimentare il proprio settore industriale/finanziario ha espresso con forza la propria delusione.
    Per chi ha interessi consolidati, più o meno incentivati e/o sussidiati, e circoscritti nel settore degli impianti di generazione di potenza (soprattutto quelli di grandi dimensioni) le possibilità di espansione del mercato sembrano essersi ristrette. E con queste la possibilità di offrire/garantire posti di lavoro.
    Per molti Paesi (soprattutto quelli più “ricchi”) l’impegno della rete elettrica da parte di sistemi a fornitura intermittente ha raggiunto da tempo livelli di guardia. Inoltre, esistono limiti fisici, legati alla disponibilità delle fonti rinnovabili ed all’uso del territorio.
    Rimangono, tuttavia, “ampi spazi di manovra”: innanzitutto, un Paese membro che vuole spingere al massimo le energie rinnovabili sarà libero di farlo ─ non ci sono vincoli nazionali; inoltre, i consumi energetici non riguardano solo l’utilizzo dell’elettricità.
    Rimane anche spazio per il recupero energetico dei rifiuti, a valle della raccolta differenziata e del riciclaggio. Per alcuni materiali il riciclo all’infinito è impraticabile, oltre ad essere dannoso per l’ambiente a causa dell’impiego massiccio di energia e di composti chimici.
    Infine, i Paesi che desiderano impegnarsi nella de-carbonizzazione [3] utilizzando la produzione elettronucleare sono liberi di farlo. E questo non è necessariamente un punto a sfavore delle rinnovabili. La concorrenza tra queste due fonti nel campo dei finanziamenti pubblici (incentivi, sussidi, ecc.) potrebbe essere un problema; ma, se l’obiettivo primario rimane la riduzione delle emissioni di gas serra, sono possibili mix molto interessanti ed efficaci.
    In generale, potrebbe rivelarsi di grande aiuto l’aumento del coefficiente di interconnessione della rete elettrica. Altrettanto interessante potrebbe essere il miglioramento del sistema di trasporto e dispacciamento del gas tra i vari Stati membri dell’Unione Europea.
  • Obiettivo 27% di efficienza energetica
    Il problema principale potrebbe essere quello di non avere un vincolo a livello comunitario.
    Anche qui lo spazio di manovra è ampio; ma la libertà di decisione lasciata ai singoli Stati membri potrebbe entrare in contrasto con i desiderata di chi punta al finanziamento delle rinnovabili, o del nucleare, o in generale dei sistemi esistenti.

Note:[1] Il vapore acqueo (H2O), il biossido di carbonio (CO2) – meglio noto come anidride carbonica, l’ossido di diazoto (N2O) – meglio noto come protossido di azoto, e il metano (CH4) sono i principali gas serra presenti nell’atmosfera terrestre. Ne esistono molti altri, che hanno bassissime concentrazioni in atmosfera ma possono rimanervi a lungo con effetti non trascurabili. Il Protocollo di Kyōto, e quindi la Commissione Europea, regolamenta le emissioni di CO2, N2O, CH4, esafluoruro di zolfo (SF6), idrofluorocarburi (HFCs) e perfluorocarburi (PFCs).

[2] Lo storico si ferma al 2012. Per il 2013 siamo riusciti a trovare i dati concernenti la produzione di elettricità di singoli Paesi, come Germania e Regno Unito, ma non quelli della UE nel suo insieme. Il fatto non ci stupisce: è prassi, ad esempio, della IEA pubblicare i dati circa 15 mesi dopo la chiusura dell’anno in esame.

[3] Per decarbonizzazione si intende il processo di cambiamento del rapporto carbonio-idrogeno nelle fonti di energia. La prima fonte primaria per l’Uomo è stata la legna, caratterizzata da un elevato rapporto carbonio-idrogeno (10:1). Il carbone fossile, invece, ha soltanto due atomi di carbonio ogni atomo di idrogeno (2:1). Con il petrolio il rapporto vede scambiati i valori (1:2), ossia per ogni atomo di carbonio esistono due atomi di idrogeno. Con il gas naturale si ha un ulteriore progresso (1:4). Con nucleare e rinnovabili si va oltre: fatta eccezione per le biomasse, queste fonti prevedono l’utilizzo di processi che comportano emissioni di carbonio limitate solo alla fase di fabbricazione/costruzione/manutenzione di impianti, sistemi ed apparecchiature.

Fonti principali:

European Council (23 and 24 October 2014) – Conclusions on 2030 Climate and Energy Policy Framework
http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/ec/145356.pdf

The Shift Project Data Portal:
http://www.tsp-data-portal.org/Breakdown-of-Electricity-Generation-by-Energy-Source#tspQvChart

Commissione Europea – Climate Action:
http://ec.europa.eu/clima/policies/roadmap/milestones/index_en.htm

Statistiche dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA):
http://www.iea.org/publications/freepublications/publication/KeyWorld2014.pdf





Verso l’energia a basse emissioni: teoria, pratica e governance

8 12 2014

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Nuovo appuntamento per la cittadinanza, sulle problematiche energetiche. La conferenza avrà luogo il 12 dicembre 2014, alle ore 17:30, presso il palazzo Gopcevich a Trieste.

Interverranno:
– dott. Pierluigi Totaro, fisico nucleare, docente e Presidente del Comitato Nucleare e Ragione
– ing. Umberto Laureni, Assessore all’Ambiente ed Energia, Comune di Trieste
Moderatore: dott. Enrico Brandmayr, geofisico, socio del Comitato Nucleare e Ragione

Grangemouth Oil Refinery Workers Walk Out On Strike

Sommario:
La decarbonizzazione dell’economia è il fulcro delle politiche comunitarie dei decenni a venire, al fine di conseguire una riduzione delle emissioni di gas serra di oltre l’80% rispetto ai valori del 1990.
Questo ambizioso obiettivo impone delle azioni incisive sulla struttura attuale dei consumi energetici, che comprendono oltre all’innovazione tecnologica e al miglioramento della governance, anche la diffusione di buone pratiche tra i cittadini e dunque una significativa sensibilizzazione culturale.
Un recente studio di rilevanza internazionale applicato alla California assegna all’efficienza energetica un ruolo cruciale nell’ottenimento di tali obiettivi di riduzione ma dimostra come gli stessi non siano conseguibili senza un’incisiva decarbonizzazione delle fonti di produzione dell’energia elettrica e, solo successivamente, una progressiva migrazione dei consumi di energia primaria verso la fonte elettrica (es. trasporti e riscaldamento).
Alla luce di queste considerazioni, nel primo intervento (a cura del Comitato Nucleare e Ragione) verranno presentati gli scenari europei di politica energetica, contestualizzati nello stato attuale del sistema energetico italiano, con particolare riguardo alla situazione del settore elettrico che in tali politiche riveste un ruolo determinante. L’accento verrà posto sulle modifiche alla governance necessarie, con riferimento alla proposta di convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia promossa dal Comitato Nucleare e Ragione e già sostenuta dal Comune di Trieste con voto unanime di una mozione consiliare nell’aprile 2013, nonché oggetto di un’interrogazione parlamentare al Ministro dello Sviluppo Economico.
Il secondo intervento (a cura dell’Assessore all’Ambiente ed Energia del Comune di Trieste) verterà sulle applicazioni pratiche in ambito territoriale locale delle suddette politiche europee, attraverso la presentazione del Piano per l’Energia Sostenibile (PAES).

La conferenza è organizzata dal Comitato Nucleare e Ragione, in collaborazione con il Comune di Trieste.