Il Bosco coltivato ad Arte – IV edizione

15 05 2018

Il workshop “Il Bosco coltivato ad Arte“, giunto alla IV Edizione, avrà luogo questo venerdì 18 maggio presso il Palazzo Rasponi dalle Teste a Ravenna, durante la manifestazione “Fare i Conti con l’Ambiente”.
Riprendendo il discorso delle precedenti edizioni, anche in questa occasione si parlerà di Energia, con un focus particolare sul rapporto tra uomo e natura, tra ambienti selvatici e antropizzati.

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Questa la scaletta di interventi:

Bionomia ed ecologia del paesaggio: per sovvertire un paradigma liso ed ingenuo

Davide Giusti [ENEA]

La difesa del paesaggio nel nostro ordinamento

Liliana Zambotti [Unione Bolognese Naturalisti]

Paesaggio: uno spazio per la biodiversità

Carlo Ferrari [Presidente Pro Montibus et Sylvis]

Quando l’ospite diventa invadente – le specie aliene

Daniela Pinato [Veterinario, Ekoclub International]

L’energia verde è quella che non si vede?

Paolo Errani [Fisico, ANFeA]

Ricordare il futuro

Ariella Sokol [Architetto]

Per prenotazioni e informazioni: http://www.labelab.it/ravenna2018/eventi/workshop-s-il-bosco-coltivato-ad-arte-iv-edizione-progettazione-degli-ambienti-e-nuove-opportunita-per-la-vita-selvatica/

 

ravenna2018_3.jpgPaesaggio antropico e selvatico

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Elezioni Politiche: le proposte dei partiti sull’energia

2 03 2018

[il programma energetico delle forze politiche in 400 parole o meno]

Ideensammlung - Erneuerbare Energien

Proponiamo di seguito le proposte programmatiche in tema di energia dei partiti per i quali siamo stati in grado di reperirle. I paragrafi più lunghi di 400 parole sono stati sintetizzati, ma per ogni partito è riportata la fonte originale del programma. Abbiamo inoltre riportato in neretto i punti a nostro avviso principali, laddove fossero parte di un discorso più ampio, per agevolare la lettura.

Lega Nord
[…] È nostro compito far sì che sia il più pulita ed efficiente possibile.
[…] Anche per colpa di reti energetiche, idriche e gas ormai obsolete, gravano sugli utenti italiani miliardi di costi inutili […] ogni utente arriva a pagare fino a 3 volte di più del costo dell’energia e effettivamente consumata.
[…] Occorrono centrali più piccole posizionate vicino ai centri di consumo, concepite con le più moderne tecnologie che sfruttano le fonti rinnovabili sul concetto della generazione distribuita, riducendo fortemente gli oneri di trasporto e le perdite.

Oggi, ad esempio, con il biometano ottenuto ecologicamente dalla fermentazione della parte umida dei rifiuti, siamo in grado di produrre energia pulita per alimentare la rete di trasporto pubblico locale. Un sistema che ha il doppio vantaggio di produrre energia green e risolvere il problema delle discariche, diminuendo drasticamente i costi di smaltimento e di conseguenza la relativa bolletta. […] In un Paese come l’Italia, che ha la più alta esposizione solare d’Europa, il fotovoltaico di nuova generazione è un’altra fonte pulita, così come l’eolico. Dobbiamo privilegiare gli impianti di piccola produzione di energia, in modo da allargare la platea di investitori […] Sistemi piccoli, ma ad alto valore tecnologico dove l’ingegno italiano è al primo posto.

[…] Vogliamo agevolare l’iniziativa dei piccoli produttori e la costituzione di una filiera interamente Made in Italy di costruttori dei componenti. […] Saranno incrementate le agevolazioni tariffarie per le fasce di popolazione a minor reddito.

Per fare questo sarebbe opportuno:

  • Riduzione dell’impatto ambientale delle centrali termoelettriche esistenti; 


  • L’approvazione immediata del Decreto, fermo al Ministero dello sviluppo economico, che prevede di riconoscere la tariffa di cui bene ciano le società che gestiscono l’energia elettrica sulle isole, a chi produce o 
autoproduce energia da rinnovabili; 


  • Approvazione del Piano Energetico per arrivare il più vicino possibile al 100% di Energia prodotta da fonti 
rinnovabili in ogni isola; 


  • Innalzare gli incentivi per la sostituzione di vecchie caldaie (oltre i 15 anni) presenti nei condomini; 


  • Incentivi alla produzione di Energia Rinnovabile da centrali biogas; 


  • Applicazione rigorosa della normativa per le case nuove o in ristrutturazione, prevista dai decreti sui certificati di efficienza energetica, anche in considerazione dell’incentivazione alla produzione di energia elettrica 
da fonti rinnovabili che essi comportano. 


  • Riduzione IVA per i prossimi cinque anni ed eliminazione del bollo auto per le auto Elettriche. 


  • Sviluppare la rete distributiva di Energia Elettrica per autoveicoli. 


Partito Democratico
La green economy è la naturale alleata di un utilizzo efficiente di materie prime ed energia ma anche dell’innovazione e dell’hi-tech. […] La Strategia energetica nazionale (Sen), adottata con il contributo determinante del Partito Democratico, contiene le linee direttrici della politica energetica italiana dei prossimi anni. Le direttrici per il 2050 si muovono verso obiettivi ambiziosi e nella prospettiva di un sistema energetico indipendente dai combustibili fossili, sostenibile per l’ambiente, competitivo dal punto di vista economico e più sicuro. La Sen prevede un incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili, con l’obiettivo minimo di una penetrazione totale sui consumi almeno al 28% nel 2030 e una percentuale di elettricità da fonti rinnovabili pari almeno al 55%. Nell’azione di penetrazione delle rinnovabili saranno centrali gli sviluppi delle tecnologie più mature (fotovoltaico ed eolico), nonché i rifacimenti e i potenziamenti degli impianti esistenti così da limitare il consumo di suolo. Lo sviluppo della produzione di energia rinnovabile va di pari passo con la cessazione della produzione di energia elettrica da carbone nel 2025 e il rafforzamento della rete elettrica per migliorarne la resistenza, la flessibilità e la sicurezza, rafforzando le connessioni con l’estero e la distribuzione locale. […] ridurre i prezzi dell’elettricità, rispetto alla media UE, e azzerare il differenziale di prezzo all’ingrosso tra il gas italiano e quello del Nord Europa. Per il gas, […] sarà importante migliorare le infrastrutture di interconnessione accrescendo nel contempo la sicurezza degli approvvigionamenti. Occorre rendere veramente competitivo il mercato elettrico e del gas, dando piena attuazione a quanto previsto dalla recente legge sulla concorrenza […].

Dobbiamo incidere con ancora più forza sulla riduzione del costo dell’energia per le imprese, con particolare riguardo a quelle piccole e medie[…]operando per ridurre le componenti fiscali e parafiscali che oggi gravano sulle bollette ed estendendo l’intervento anche ai consumi di gas. Sul fronte della mobilità sostenibile e della diffusione del vettore elettrico occorre accelerare la transizione verso modalità di trasporto meno inquinanti, promuovendo una mobilità privata e collettiva sempre più sostenibile.

Occorre anche una decisa svolta sul fronte dell’efficienza energetica tanto nel settore privato quanto nella Pubblica amministrazione, con particolare attenzione all’edilizia residenziale e pubblica. […] Nella prossima legislatura intendiamo estendere a tutti i contribuenti la piena cedibilità del credito fiscale anche a banche e intermediari finanziari[…].

Forza Italia

  • Più tecnologie innovative applicate all’efficientamento energetico
  • Risparmio energetico ed efficientamento della rete

  • Sicurezza degli approvvigionamenti

  • Più efficienza della produzione energetica e dei consumi nell’edilizia, nell’industria e nei trasporti

  • Sostegno alle energie rinnovabili

Movimento 5 Stelle
Pensiamo vi sia la necessità di una politica energetica sostenibile caratterizzata dai principi del risparmio energetico e del benessere economico a bassa intensità ecologica, alta intensità occupazionale e limitato consumo di risorse, in linea con quanto proposto nel piano energetico.

[…] calcolo dell’ impronta ecologica (Wackernagel e Rees, Università della British Columbia , Canada). Una teoria di sistema di contabilità ambientale in grado di stimare la quantità di risorse rinnovabili che una popolazione utilizza per vivere, calcolando l’area totale di ecosistemi terrestri e acquatici necessaria per fornire, in modo sostenibile, le risorse utilizzate e per assorbire, sempre in modo sostenibile, le emissioni prodotte.
[…] necessità di valutare nella maniera più precisa possibile il ritorno energetico sull’investimento energetico (EROI: Energy Return On Investment ), criterio in base al quale si opera una necessaria comparazione tra l’energia ricavata e l’energia utilizzata per arrivare al suo ottenimento (vedi impianti industriali). Per esempio, negli studi analizzati, l’energia solare fotovoltaica ha un EROI doppio rispetto ad energia da biogas agricolo. Questo calcolo ha una valenza temporale e spaziale: è cioè chiaramente variabile in base alla disponibilità di risorse in un territorio e varia nel tempo, per questa ragione dovrà essere rivalutato in diversi contesti e periodi.

Riteniamo prioritario garantire, a enti e cittadini, la possibilità di esercitare azioni contrarie a provvedimenti già assunti dai soggetti procedenti, a fortiori, richiedendo l’intervento dei poteri pubblici al fine di inibire e di prevenire il verificarsi di eventuali possibili pregiudizi all’ambiente.

Naturalmente questa bozza di programma ambientale andrà integrata con il programma energetico, infrastrutturale, agricolo e di ogni altro settore che abbia impatti ambientali o intenda usufruire di risorse finite.

Attualmente si può ottenere una linea programmatica con interessanti aspetti economici e occupazionali (almeno 1,5 milioni di posti di lavoro) che andranno progressivamente puntualizzati e potranno guidare la produzione, la ricerca e la sostenibilità e soprattutto orientare le priorità normative.

Fratelli d’Italia

  • Priorità al risparmio energetico, con azioni decise e non più rinviabili che possono fruttare un 30% in meno di consumi (e quindi di bolletta). E’ urgente razionalizzare e rilanciare le fonti rinnovabili: fotovoltaico, solare termico, eolico, biomasse, geotermico nella logica di distribuzione orizzontale e dell’autoproduzione. Avere il coraggio di investire sulla ricerca, capeggiando, da paese industrializzato privo di centrali nucleari, il consorzio internazionale per la fusione nucleare, cioè il nucleare pulito.

  • Niente discariche né inceneritori: è l’obiettivo strategico a cui tendere nel medio-lungo periodo. Il principio ispiratore del ciclo dei rifiuti è quello di riutilizzare gli scarti come materia prima seconda. In tutto il mondo sviluppato le materie raccolte e riciclate vengono vendute nell’industria. Da noi si gettano ancora in discarica, magari abusivamente o senza aver impermeabilizzato il suolo e paghiamo anche profumatamente chi li riceve. Produrre meno rifiuti, vietare imballaggi inutili e costosi, reintrodurre il vuoto a rendere, fare la raccolta porta a porta, sviluppare la filiera industriale dei materiali riciclati. Se questo ciclo viene messo in atto, la quantità residua di rifiuti è talmente scarsa e di così basso valore energetico che non vale la pena incenerirla, eliminando i danni per ambiente e salute. Facendo i giusti investimenti e perseguendo questa politica, entro pochi anni può essere raggiunto l’obiettivo di rendere ‘superflue’ le grandi discariche e gli inceneritori. Gli inceneritori, infatti, possono produrre energia elettrica solo se bruciano legno, carta e plastica. E, di fatto, oggi funzionano solo perché sostenuti impropriamente con i finanziamenti del famigerato Cip6 (quota parte della bolletta elettrica che dovrebbe aiutare solo le energie rinnovabili e invece in Italia finisce soprattutto sulle fonti ‘assimilabili’).

Più Europa
È indispensabile un salto di qualità delle politiche ambientali, con l’obiettivo di costruire un nuovo modello di sviluppo sostenibile nel lungo periodo, rispettoso dell’ambiente e idoneo ad assicurare una migliore qualità della vita. […] Per raggiungere l’obiettivo ambizioso della decarbonizzazione è necessario che la transizione sia graduale ma inesorabile, con un apporto sempre maggiore di energie rinnovabili e l’uso del gas naturale come fonte di transizione. È utile favorire disincentivi di mercato all’uso di fonti inquinanti come il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, che garantiscano una convenienza economica alla riduzione delle emissioni, per non mettere in contrapposizione crescita economica e sostenibilità ambientale. Anche l’introduzione di una carbon tax può disincentivare i processi ad alta intensità di emissioni, nel quadro di una complessiva riduzione della pressione fiscale. Ci batteremo perché gli impegni del Governo a uscire dal carbone entro il 2025 e ottenere entro il 2030 che il 55% dell’elettricità provenga da fonti rinnovabili vengano rispettati senza compensazioni illegittime ai produttori che tardino ad adeguarsi.

Linee d’azione coerenti per l’Italia sono l’elettrificazione dei consumi energetici, compresi quelli per il trasporto privato attraverso la diffusione dei veicoli elettrici (anche ibridi in una fase di transizione) e […] il disincentivo (con misure di mercato come l’Area C di Milano) ai veicoli con motori a combustione e alle forme più inquinanti di riscaldamento degli edifici. Queste politiche devono associarsi a investimenti in potenziamento del trasporto pubblico urbano anche ferroviario (con strumenti contendibili di affidamento), alla diffusione del car sharing e bike sharing e all’eliminazione dei vincoli allo sviluppo di forme di share economy nella mobilità.

È anche necessario proseguire con le politiche per l’efficienza energetica degli edifici pubblici e privati: […] e per questo riteniamo sia importante favorire incentivi cedibili finanziariamente.

[…] introdurre principi di fiscalità ambientale più rigidi volti a disincentivare in generale il consumo di risorse finite, con eliminazione da subito dei sussidi pubblici alle fonti fossili d’energia, […].

La transizione al mercato del settore dell’energia deve essere completata con una regolamentazione corretta (non esosa per i cittadini rispetto alle buone prassi internazionali e nello stesso tempo mirata allo sviluppo) delle reti gestite in monopolio e una promozione senza indugi della concorrenza nei settori in competizione, limitando il potere di mercato degli ex monopolisti.

Liberi e Uguali
Il settore strategico, capace di intervenire su tutte le dimensioni della transizione, è la conversione ecologica dell’economia, capace di liberare l’enorme potenzialità per il rilancio di eccellenze industriali italiane, per la creazione di posti di lavoro diffusi, stabili, per la promozione delle economie sane in grado di produrre più risorse di quante vengano sottratte, in termini ambientali e sociali.

Per tutto questo, serve un Grande Piano Verde che contenga visione e strategia per puntare senza più indugi verso una totale decarbonizzazione del nostro paese e per passare dall’economia lineare a quella circolare: strategia “rifiuti zero”, riduzione dei consumi e in particolare di quelli energetici, radicale efficientamento di casa, mobilità e trasporti, e la contestuale conversione dei consumi residui verso uno scenario al 100% rinnovabile entro il 2050. Un obiettivo che si innesca sia agendo opportunamente sulla leva fiscale per esempio attraverso l’introduzione di una carbon-tax, sia investendo in programmi di efficientamento energetico, sia liberando le energie rinnovabili dalle norme fossili che le imbrigliano e, permettendo così alle imprese di guadagnare in competitività e alle famiglie di liberare risorse per altri consumi e investimenti.

Operare per il superamento della dipendenza dalle energie fossili significa, anche, costruire un modello di “democrazia energetica” che favorisca l’autoproduzione di energia pulita, in cui i cittadini e le comunità siano sempre di più consumatori, produttori e distributori di energia, riducendo così lo strapotere economico e geopolitico degli oligopolisti che oggi controllano nel mondo il settore energetico e spesso agiscono senza riguardo per i diritti umani e per l’ambiente.

CasaPound
Senza sovranità energetica non esiste sovranità nazionale. Occorre immediatamente varare un programma energetico nazionale che porti l’Italia all’autosufficienza, risparmiando miliardi di euro che oggi spendiamo per comprare all’estero combustibili fossili altamente inquinanti e peraltro in rapido esaurimento. Perché tutto dipende dall’energia: casa, salute, progresso, benessere, istruzione, pensione, lavoro, figli. Senza energia, con poca energia, con cattiva energia, noi sprofonderemo di nuovo nella condizione miserevole da cui gli altri popoli poveri e sfortunati cercano disperatamente di emergere.

Contro la sottomissione nazionale, proponiamo:

  • Ricostituzione dell’Azienda di Stato votata a produzione e distribuzione di energia elettrica.

  • Ritorno all’energia termonucleare.

  • Concreti e decisi finanziamenti delle fonti pulite e rinnovabili: biomasse, solare, eolico.

  • Concreti e decisi finanziamenti pubblici alla ricerca su: idrogeno, celle a combustibile, celle fotovoltaiche non silicee.

  • Studi di fattibilità per l’introduzione dei biocombustibili. Affidamento da parte dei comuni a società operanti nel settore dell’energia, sotto stretto controllo pubblico, per l’utilizzo degli scarti del legno da non smaltire come rifiuto urbano, ma da reimpiegare nella produzione di energia elettrica e termica attraverso la cogenerazione.

Insieme
Occorre superare la Strategia energetica nazionale (SEN) e attuare un Piano Energetico nazionale che punti al 100% di energie alternative con investimenti in rinnovabili ed efficienza energetica, con obiettivi vincolanti di riduzione di CO2 che prevedano la de-carbonizzazione e il progressivo abbandono delle fonti fossili.

È possibile trasformare l’economia italiana ed europea in un campione globale per efficienza e risparmio energetico, sulla base di tecnologie appropriate e l’utilizzo delle fonti rinnovabili, potenziando il riuso e il riciclo. Questo richiede di portare al 40% l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2030, dai livelli del 1990, per arrivare entro il 2050 alla totale de-carbonizzazione della società. […]

Insieme propone come prime misure urgenti:

  • Definizione di un Piano Clima Energia che metta l’Italia in linea con gli accordi sul clima di Parigi e che assicuri la revisione della posizione attuale dell’Italia nei negoziati legislativi in corso in sede europea verso obiettivi ambiziosi su rinnovabili, efficienza energetica, direttiva edifici e che chiarisca le misure concrete di adattamento e mitigazione dai cambiamenti climatici e di riduzione della dipendenza dalle fonti fossili.

  • Realizzare un programma e un calendario verso la rottamazione del motore a scoppio, così come indicato dalla risoluzione del Senato approvata dalla commissione ambiente e un programma capillare per la collocazione di colonnine elettriche.

  • Puntare sull’industria dell’auto elettrica, creando la filiera dell’auto pulita e conseguenti politiche di incentivazione graduate in base al reddito, sul retrofit, con incentivi e detrazioni fiscali.

  • Il divieto di circolazione dei motori diesel e benzina a partire dal 2035.

  • Misure per mitigare le emissioni in agricoltura e quelle industriali e domestiche ed eliminare progressivamente i sussidi e gli investimenti pubblici per i carburanti fossili, che sono oggi maggiori degli incentivi dati alle rinnovabili.

Forza Nuova
Forza Nuova riconosce nella sovranità energetica un principio fondamentale: un popolo e una nazione autenticamente indipendenti devono basarsi sulle proprie risorse, per quanto possibile, per vivere dignitosamente.
Una nazione autonoma anche dal punto di vista energetico sarà forte, libera e rispettata a livello internazionale; per questo propone:

  • Il superamento della filosofia che ha portato all’utilizzo dell’energia nucleare che, dopo i noti e gravissimi incidenti, ha dimostrato di essere fonte energetica inaffidabile e pericolosa e, pertanto, l’urgente necessità di negoziare con gli Stati confinanti, che ancora se ne avvalgono, accordi di garanzia e di tutela;

  • Un piano strategico per l’abbandono dei carburanti fossili che approdi all’impiego delle energie rinnovabili e in particolar modo: dei sistemi che sfruttano la trasformazione dei rifiuti in energia, del metano, dell’ eolico, del solare e dell’energia idroelettrica;

  • La totale nazionalizzazione delle imprese produttrici e fornitrici delle risorse energetiche nazionali;

  • La ricerca di partnership strategiche per l’acquisizione di materie prime attraverso la contrattazione diretta con i Paesi produttori e il ricorso al “baratto internazionale”, assicurando così l’indipendenza e l’affrancamento anche per i Paesi produttori dalle logiche globaliste e monopolistiche di sfruttamento;

  • Il decentramento dei sistemi produttivi su base provinciale, strutturato su un piano “circolare” che contempli: la produzione e co-generazione di energia, la rinascita dell’agricoltura e dell’allevamento, la ripresa della vendita a mescita, lo smaltimento in loco dei propri rifiuti, la sobrietà dei consumi ed il rifiorire delle economie rurali e artigiane;

  • La promozione di tecniche di costruzione, già realizzate in molti Paesi europei, per un’edilizia che conduca ad una totale autonomia energetica, privilegiando l’utilizzo di materiali nazionali e/o a chilometro zero;

  • L’incremento del trasporto tramviario, ferroviario, fluviale e pubblico in generale nelle aree metropolitane e su tutto il territorio nazionale, per diminuire i consumi e l’inquinamento atmosferico e per facilitare la mobilità privata e commerciale.

Potere al Popolo

  • una nuova politica energetica che parta dal calcolo del fabbisogno reale e dalla radicale messa in discussione della Strategia Energetica Nazionale, raccogliendo le rivendicazioni dei movimenti NO TRIV e dei comitati per il NO EOLICO SELVAGGIO e la richiesta di democrazia dei territori contro un modello centralizzato orientato da interessi multinazionali

  • la moratoria sui nuovi progetti estrattivi riguardanti combustibili fossili e lo stop a ogni progetto di estrazione non convenzionale, l’eliminazione dei sussidi pubblici alle fonti fossili o ambientalmente dannose (16 miliardi annui) da utilizzare per la creazione diretta di posti di lavoro nell’efficienza energetica, nelle energie rinnovabili, in ricerca e innovazione tecnologica

  • l’uscita totale dal carbone come fonte di produzione energetica entro il prossimo decennio, l’uso delle biomasse solo da scarti, la pianificazione degli impianti eolici con criteri di tutela paesaggistica e faunistica, lo stop a infrastrutture energetiche come il TAP e Poseidon.





Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire

26 10 2017

scimmie
Nella giornata di ieri il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e quello dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, hanno presentato gli esiti della consultazione pubblica sulla nuova Strategia Energetica Nazionale.

Si tratta di 805 contributi, inviati da 251 soggetti suddivisi tra rappresentanti di categoria, aziende, società di consulenza, singoli cittadini, associazioni, enti pubblici, università e organismi indipendenti.
Tra questi c’eravamo anche noi, con un documento di 22 pagine che raccoglieva numerosi rilievi e suggerimenti, sia nel metodo adottato dal Governo sia nel merito delle iniziative proposte.

Torneremo in seguito a commentare la sintesi dei contributi presentata dai ministri: un documento di 41 pagine dove molte delle nostre osservazioni, puntuali e precise, sono state completamente ignorate. Non molleremo l’osso molto facilmente.

Quello che ci preme ora commentare, è la seguente tabella di marcia:

timetable_SEN

Pare che il Governo abbia decisamente fretta, e voglia chiudere i conti senza pensarci troppo su. Tutto ciò stride terribilmente con la disponibilità, espressa a parole, di un processo di elaborazione della SEN condiviso e aperto a modifiche, integrazione, miglioramenti, grazie al contributo degli addetti del settore e della società civile. A giudicare dal numero di lavori pervenuti, la risposta dei cittadini è stata positiva: spiace che il frutto di un lavoro febbrile e gratuito, durato oltre quattro mesi, venga ora liquidato in poche settimane.

O vogliamo forse credere che bastino una manciata di giorni, peraltro a cavallo delle festività di Ognissanti e delle celebrazioni del 4 Novembre, per permettere ai funzionari del Ministero di trovare la quadra in mezzo ad un malloppo così massiccio e disomogeneo di contributi, e di correggere il documento nelle numerose parti in cui quasi unanimemente sono giunte segnalazioni di poca chiarezza e di incompletezza?

Nelle 41 pagine di sintesi molte indicazioni – come era logico aspettarsi – sono divergenti tra loro, se non in aperto contrasto. Citando il nostro stesso documento, oggi in maniera ancor più evidente ci <<appaiono poco chiari i criteri e le modalità con cui i Ministeri competenti metteranno in atto il processo di analisi e sintesi delle osservazioni pervenute durante la consultazione pubblica, nonché il loro eventuale recepimento attraverso correzioni, modifiche ed integrazioni al documento finale.>>
In questa tabella di marcia non trova alcuno spazio, come temevamo, un <<confronto dialettico tra le parti>> rendendo pertanto assolutamente fumoso <<il processo di convergenza dei diversi contributi >>.

Una tabella di marcia di questo tipo, lo diciamo senza remore, ha il sapore della beffa.

La nostra proposta, nel merito, era chiarissima: la convocazione di un <<tavolo tecnico allargato (e.g. la Conferenza Nazionale sull’Energia ) nel quale discutere e condividere le proposte migliorative ed integrative, garantendo in questo modo un processo di sintesi il più possibile trasparente e condiviso>>. Rimaniamo convinti che questa sia la strada da perseguire.
Quella intrapresa dal Governo, purtroppo, punta altrove, fingendo di dimenticare le tristi sorti della SEN 2013 (mai applicata…si replicherà?) e dei precedenti 22 anni in cui l’Italia, privata di un Piano Energetico Nazionale, ha navigato a vista e in balia dei venti.





Strategia Energetica Nazionale: i nostri commenti – ultima parte

19 09 2017

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9 – Conclusioni

A conclusione di questa nostra analisi della Strategia Energetica Nazionale 2017, riportiamo qui di seguito una sintesi dei principali elementi di criticità da noi riscontrati nel documento di consultazione, assieme ad alcuni suggerimenti e proposte migliorative.

Nel metodo:

  • Riconosciamo il merito dell’attuale Governo di voler elaborare una nuova Strategia Energetica attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti potenzialmente interessati. Riteniamo tuttavia poco chiaro il processo che, dall’analisi delle osservazioni pervenute, dovrebbe portare all’approvazione del testo definitivo: a garanzia del principio di trasparenza, suggeriamo che a conclusione del periodo di consultazione vengano resi pubblici tutti i contributi pervenuti e che venga in seguito convocato un tavolo tecnico allargato (e.g. la Conferenza Nazionale sull’Energia) nel quale analizzare e discutere le diverse proposte, garantendo in questo modo un confronto tra le parti e un processo di sintesi il più possibile trasparente e condiviso.
  • Nella SEN 2013 venivano evidenziate diverse criticità relative alla governance del settore energetico, che a distanza di quattro anni sono ancora irrisolte. Preso atto della rinuncia alla modifica dell’articolo 117 della Costituzione, la SEN 2017 si limita ad auspicare un maggior dialogo con le amministrazioni locali, sottolineando la centralità del ruolo delle Regioni nel processo decisionale.
    Al fine di evitare gli errori compiuti nel recente passato, suggeriamo al legislatore di definire con più chiarezza gli attributi giuridici della SEN e gli effettivi strumenti attuativi a disposizione del Governo, soprattutto per quanto riguarda la definizione, l’approvazione e la realizzazione delle infrastrutture energetiche di rilevanza nazionale, di cui la nuova SEN si fa portatrice (e.g. potenziamento della rete elettrica, nuovi impianti di rigassificazione, gasdotti, centrali termoelettriche, stoccaggio di idrocarburi) e che potrebbero facilmente portare a lunghi contenziosi tra lo Stato centrale e le amministrazioni locali.

Nel merito:

  • Riteniamo che l’orizzonte temporale di riferimento della SEN sia ridotto e non permetta di giudicare i benefici sul lungo termine degli interventi proposti. Se da una lato gli obiettivi al 2030 sono coerenti con le scadenze e i traguardi stabiliti a livello comunitario nell’ambito del Clean Energy Package, dall’altro lato è importante che il documento evidenzi anche una visione strategica di più largo respiro, identificando il percorso verso la totale decarbonizzazione del sistema energetico entro il 2050,  così come delineato nell’Energy Roadmap 2050.
  • Tutte le analisi e proiezioni della SEN appaiono completamente scorporate dallo studio dell’andamento demografico e delle dinamiche macroeconomiche in atto nel nostro Paese. Si tratta a nostro parere di un’impostazione errata della prospettiva di analisi. Gli impatti della struttura demografica in fase di riassestamento già da qualche decennio potrebbero manifestarsi anche nel breve periodo nel settore energetico (lato domanda) e nel medio periodo in quello industriale e tecnologico (lato offerta), con effetti certamente non prevedibili in ogni aspetto, ma che meritano urgenti considerazioni per lo studio di soluzioni preventive e mitigative.  
  • La SEN rimarca, correttamente e coerentemente con le proiezioni degli organismi internazionali, il ruolo del vettore elettrico nel processo di decarbonizzazione dell’economia. Tuttavia, il documento non fornisce alcuna stima, neppure generica, sull’andamento del fabbisogno elettrico italiano e sulle ripercussioni di una maggiore elettrificazione dei consumi sulla produzione nazionale di energia elettrica e sul bilancio import-export.
  • La SEN stabilisce una penetrazione delle fonti rinnovabili fino al 50% sul fabbisogno elettrico entro il 2030, proponendo inoltre tre diversi scenari per il phase-out parziale o completo del carbone. La composizione complessiva del mix generativo rimane tuttavia poco chiara: non si comprende, nel documento, di quanto aumenterà il ruolo del gas metano e se, in ottica di decarbonizzazione, è previsto anche il phase-out degli impianti alimentati a petrolio o suoi derivati.
  • La scelta di basarsi sul gas per sopperire alla aleatorietà delle fonti rinnovabili, a nostro parere è in contraddizione con gli stessi obiettivi dichiarati dalla SEN, essendo il gas pur sempre una fonte fossile e clima-alterante, le cui difficoltà di approvvigionamento sono già largamente discusse nella SEN.
  • Sempre relativamente al settore elettrico, riteniamo che gli interventi finalizzati al raggiungimento degli obiettivi di cui ai punti precedenti non siano adeguatamente supportati da un’analisi dei costi, in particolare per quanto riguarda gli investimenti necessari all’installazione di nuova capacità rinnovabile, al repowering degli impianti che giungeranno a fine vita, al maggior fabbisogno (non quantificato nel testo) di gas metano come fonte baseload e/o di backup, nonché agli adeguamenti dell’infrastruttura di approvvigionamento.  
  • In generale, risultano carenti le valutazioni sul reale impatto che gli obiettivi fissati e gli interventi proposti avranno sulla decarbonizzazione, ad esempio in termini di riduzione della densità di emissione di gas clima-alteranti per unità di elettricità prodotta (gCO₂/kWh) o di mancate emissioni a seguito dell’elettrificazione dei consumi domestici e del trasporto pubblico e privato.
  • In particolare, pesa l’assenza di un’analisi anche solo abbozzata delle emissioni legate all’intera filiera, ossia al ciclo di vita di impianti, sistemi e componenti mediante i quali si intende incrementare l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili. È innegabile infatti che solo grazie a questo tipo di analisi (Life Cycle Assessment) ogni sforzo di riduzione del tenore di carbonio del settore energetico nazionale, ossia a livello locale, potrà ottenere risultati concreti nel bilancio della decarbonizzazione a livello mondiale: un valore anche bassissimo di intensità carbonica raggiunto in una determinata area geografica ed economica non può avere effetti positivi globali se ottenuto a discapito di un incremento di tale intensità altrove.
  • Nonostante nella SEN si affermi l’intenzione di  <<utilizzare ogni leva possibile>>, il mix energetico proposto pare ridursi a una combinazione gas-rinnovabili senza che questa scelta sia adeguatamente argomentata rispetto ad altre soluzioni tecnologicamente altrettanto valide. A nostro parere, sarebbe opportuno confrontare  tutti i possibili scenari di decarbonizzazione, incluso per esempio quello che prevede l’utilizzo di energia nucleare per contribuire alla frazione baseload del mix elettrico. Bisognerebbe infine, sulla base di un’analisi costi-benefici stabilire quale sia la soluzione ottimale da un punto di vista della riduzione delle emissioni clima-alteranti, della fattibilità economica e della sicurezza energetica.
  • Sebbene l’Italia dipenda fortemente dalle importazioni di combustibili fossili e nel documento vengano ampiamente sottolineate e discusse le numerose e gravi problematiche di sicurezza degli approvvigionamenti, la nuova SEN certifica un netto calo della produzione nazionale di idrocarburi.  Tuttavia, il mancato sostegno alle attività estrattive di gas e petrolio non viene discusso né giustificato. Risulta inoltre in netta controtendenza sia rispetto all’aumento previsto del fabbisogno (in particolare di metano) sia rispetto alle analisi del documento strategico del 2013 sulle potenzialità delle riserve di gas e petrolio sul territorio italiano e sui positivi impatti economici e occupazionali di un aumento delle estrazioni.
    Alla luce di queste osservazioni, suggeriamo di integrare la SEN con un’analisi costi/benefici della decisione di non ricorrere ad un aumento delle attività estrattive, che permetta di valutarla in termini comparativi ㅡ dal punto di vista dell’impatto ambientale, economico e sociale ㅡ rispetto a tutti gli altri interventi che vengono proposti nel documento e solo finalizzati ad un aumento della capacità di importazione di gas (i.e. rigassificatori e gasdotti).
  • Relativamente al settore dei trasporti, proponiamo che la SEN definisca in maniera più chiara gli obiettivi di elettrificazione dell’autotrazione privata. Le indicazioni sul numero di colonnine di ricarica elettrica previste per il 2020 appaiono vaghe e riferite ad un orizzonte temporale troppo limitato.  Risulta inoltre assente una valutazione sugli effetti che una massiccia elettrificazione dei trasporti potrà avere sull’andamento dei consumi, sui costi infrastrutturali per gestire il carico di potenza in occasione dei picchi di ricarica, sulla necessità di ridefinire norme, protocolli e regimi di tassazione dell’elettricità. Consigliamo inoltre di introdurre un capitolo dedicato all’idrogeno come vettore energetico ed in particolare per l’utilizzo in celle a combustibile (FC) nei veicoli elettrici. L’idrogeno infatti, opportunamente prodotto potrebbe avere in futuro un ruolo chiave nella riduzione delle emissioni e nel miglioramento dell’efficienza nei trasporti.
  • Per quanto riguarda il capitolo dedicato alla ricerca, cogliamo positivamente l’intenzione di procedere ad una razionalizzazione degli investimenti e una semplificazione delle procedure. Altrettanto condivisibile è la volontà di sostenere la ricerca e l’innovazione nel settore delle energie rinnovabili, che anche a causa di generosi incentivi erogati solo sul lato della domanda, negli ultimi decenni hanno registrato un miglioramento delle prestazioni piuttosto limitato, con una penalizzazione delle filiere produttive nazionali, rimaste poco competitive rispetto alla concorrenza.
    Nella stesura di questo capitolo, risulta tuttavia evidente uno scarso coinvolgimento di università, centri di ricerca ed industria che avrebbero dovuto e potuto dare un contenuto più specialistico e puntuale, rimarcando i settori tecnologici nei quali il nostro Paese già oggi può vantare qualità ed eccellenza.In particolare, riteniamo che nella SEN siano state tralasciate le ricerche su alcune tecnologie di primaria importanza per la decarbonizzazione, tra cui il nucleare di IV generazione e la fusione. Proponiamo dunque di coinvolgere maggiormente gli enti di ricerca per la stesura di questa sezione e di definire un preciso elenco di priorità nel campo della ricerca ed innovazione.

APPENDICE: Chi siamo

Il Comitato Nucleare e Ragione nasce nel 2011 nell’immediatezza dell’incidente nucleare di Fukushima, mentre è in corso la campagna informativa in vista del Referendum abrogativo sul nucleare come nuova fonte energetica.
L’informazione generalista a quel tempo prese una piega del tutto propagandistica e tutt’altro che scientifica, dunque alcuni giovani si mobilitarono per diffondere una visione più obiettiva dei fatti, con un approccio scientifico; diversi furono gli incontri pubblici nel corso dei quali scienziati ed esperti del settore svelarono in maniera accessibile a tutti gli aspetti scientifici più reconditi della radioattività, spesso poco conosciuti ma vicini alla realtà di tutti. I temi affrontati furono non sono l’energia nucleare come fonte energetica tramite fissione, ma anche gli usi sanitari e industriali della radioattività.
Il Comitato ha monitorato e continua a monitorare l’evoluzione dell’incidente di Fukushima, con pubblicazioni e conferenze periodiche e persegue la propria opera divulgativa sull’energia, in particolare quella da fonte nucleare, con regolari approfondimenti tramite web e social networks e visite tecniche a impianti di produzione.
In seguito all’esito della consultazione referendaria sull’energia nucleare, preso atto del fatto che l’abbandono dell’energia elettronucleare da fissione lasciava aperti numerosi interrogativi sulle strategie di approvvigionamento energetico dell’Italia, il Comitato redigette il documento “Una Costituzione Energetica per l’Italia”[24] al fine di promuovere la convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia per la stesura di un nuovo piano energetico nazionale.
Tra il 2012 e il 2013, in occasione della consultazione pubblica sulla SEN del governo Monti, alla voce del Comitato si unirono, tramite un appello online, oltre 500 tra cittadini e associazioni[25]. Un’interrogazione parlamentare trasversale sull’opportunità di convocare la Conferenza nazionale sull’Energia giace inevasa dal maggio 2013.
In occasione del ciclo di conferenze tenutosi durante la manifestazione “Fare i conti con l’Ambiente” a Ravenna nel 2015, è nato il “gruppo di lavoro e pensiero” denominato “Energie per l’Italia del futuro”, gruppo aperto ed apolitico in cui sono confluite e continuano a crescere sinergie culturali di diversa provenienza. Non si tratta né di una associazione né di altro che una sorta di luogo virtuale di incontro, tra ricercatori scientifici, tecnologi, economisti ed ambientalisti, ecc… una sorta di pensatoio alimentato principalmente dalla inquietezza intellettuale del Comitato Nucleare e Ragione ma aperto a tutti coloro che hanno a cuore il futuro energetico dell’Italia.
Il Comitato Nucleare e Ragione è iscritto al registro per la Trasparenza dell’Unione Europea.

[24] https://conferenzaenergia.wordpress.com/scarica-il-documento/
[25] https://conferenzaenergia.wordpress.com/adesioni-allappello/





Strategia Energetica Nazionale: i nostri commenti – Parte 6

18 09 2017

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8 – Tecnologia, Ricerca e Innovazione

 

  • È degna di nota la presa di coscienza che le innovazioni tecnologiche registrate negli ultimi anni in Europa, in particolare nel settore delle rinnovabili elettriche, siano state <<raggiunte essenzialmente grazie a politiche di sostegno della domanda di tecnologie, non accompagnate, però, da adeguate e coerenti politiche lato offerta. Ciò ha comportato non solo massicce importazioni di componenti ma anche, talora, lo spiazzamento di alcune realtà produttive presenti in Italia e in Europa.>> (pag. 193) In particolare in Italia <<l’ingentissimo sforzo finanziario per il sostegno alla produzione energetica da fonti rinnovabili ha dato luogo a risultati assai parziali quanto a capacità di trainare innovazione e creazione di filiere produttive>> (pagg. 196-197).
  • Nonostante l’Italia possa vantare eccellenze in molti campi del settore energetico, la situazione della R&D risulta decisamente carente, <<a causa delle limitate risorse economiche, della frammentazione degli attori coinvolti e dell’assenza di coordinamento>> (pag.195).
  • In particolare, relativamente alle attività di ricerca gestite direttamente dalle Amministrazioni Pubbliche, la SEN evidenzia come i risultati siano stati finora del tutto insoddisfacenti, con una scarsa correlazione tra l’attività pubblica e il sistema produttivo che dovrebbe beneficiare delle ricadute tecnologiche, ed un <<utilizzo non coordinato, talora parziale e farraginoso, degli strumenti disponibili>> (pag. 198).
  • Tali problematiche strutturali ed organizzative delle attività di ricerca e innovazione emergono nonostante l’Italia aderisca a diversi programmi internazionali, che dovrebbero rappresentare il framework di riferimento per un sostegno coordinato e coerente degli investimenti, sulla base di ambiti di priorità: Mission Innovation, BEC (Breakthrough Energy Coalition), SET Plan (Strategic Energy Technology), Horizon 2020.
  • Alla luce di queste e altre osservazioni critiche, condividiamo la necessità espressa nella SEN di un deciso cambio di rotta, con un rinnovato e più coordinato sforzo in ricerca e sviluppo, finalizzato a una transizione energetica che offra, a costi ragionevoli, anche maggiori opportunità in termini di sviluppo industriale ed occupazionale.  
    Da questo punto di vista la SEN auspica un maggior impegno pubblico e l’attrazione di investimenti privato. A proposito dell’impegno pubblico la SEN sottolinea come ancora prima di incrementare la spesa pubblica sia necessario razionalizzare e semplificare gli strumenti esistenti per rendere la spesa pubblica stessa più efficace. Quanto pare essere trascurato è il fatto che a contribuire all’innovazione possano essere in larga parte soggetti privati operanti in condizioni di piena concorrenza: si pensi all’aumento dell’efficacia, alla riduzione dei costi, alla crescita dei servizi offerti dal settore telefonico dopo la liberalizzazione completa del settore. D’altro lato la SEN sembra caratterizzarsi per un approccio sostanzialmente regolatorio e pianificatore, non sufficientemente orientato a creare le condizioni giuste per l’esercizio del libero mercato, i cui esiti sono spesso inevitabilmente impredicibili.
  • Al di là della necessità di una maggiore coerenza e razionalizzazione delle attività di ricerca e innovazione, la SEN elenca, seppur genericamente, gli ambiti di azione più rilevanti: <<fonti rinnovabili ㅡ e, tra esse, il solare e, più in prospettiva, la geotermia, l’energia del mare (moto ondoso, maree e correnti) ㅡ sistemi per l’accumulo, dispositivi d’impianto per la sicurezza del sistema elettrico, mobilità elettrica, bioraffinerie, materiali, processi e sistemi per l’efficienza energetica dell’industria e degli edifici>> (pag. 199).
    L’intento di supportare la ricerca sulle fonti rinnovabili è certamente condivisibile; tuttavia, come riportato nella stessa SEN, queste tecnologie hanno negli anni beneficiato di incentivi soltanto nel lato della domanda, con sostegni economici “a pioggia”, che hanno di fatto limitato il miglioramento delle filiere produttive e delle prestazioni dei prodotti. Considerato il livello di maturità raggiunto dalla tecnologia degli impianti che sfruttano le fonti energetiche rinnovabili, ci appare evidente la necessità di un cambio di rotta, indirizzato verso una transizione energetica sostenibile sul lungo periodo, che punti a sistemi di conversione dell’energia capaci di rispondere in toto e non solo in parte ai criteri di affidabilità, disponibilità, resilienza, efficienza ed economicità, tenuto conto dell’intero ciclo di vita di ogni componente e dei relativi impatti sulla biosfera. A tal fine suggeriamo di introdurre nella SEN lo studio di meccanismi di incentivazione e di regolamentazione che siano in grado di preparare il “terreno economico e politico” ideale per lo sviluppo di tecnologie a basso impatto ambientale sempre più performanti.
  • Riteniamo inoltre che questa parte del documento sia stata redatta senza tenere in debita considerazione l’effettivo e potenziale contributo di università, centri di ricerca ed industria. Infatti, la lista di temi riportata nel punto precedente risulta essere a nostro avviso parziale, poiché vengono omesse alcune tecnologie chiave per la decarbonizzazione, nonostante l’industria e la ricerca italiana siano attive in molti di questi campi. Per esempio:

1 – Fissione nucleare: reattori e sistemi nucleari avanzati (già in fase di costruzione, commercio ed utilizzo); reattori nucleari di quarta generazione (che permettono tra le altre cose una riduzione dei rifiuti radioattivi ed un loro parziale “riciclo”); reattori nucleari “modulari”, di media e piccola taglia (i.e. SMR) [18]
2 – Fusione nucleare [19]
3 – Idrogeno come vettore energetico [20]
4 – Celle a Combustibile (FC) [21]
5 – Sistemi di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) [22]

  • I già citati progetti internazionali di sviluppo (Mission Innovation, BEC, SET Plan, Horizon 2020) considerano con molta attenzione le potenzialità delle tecnologie di cui al punto precedente [23].  Di conseguenza e a maggior ragione, riteniamo che tali tecnologie debbano trovare adeguato spazio nella SEN, in una prospettiva di innovazione a lungo termine e di largo respiro. 

[18] http://www.enea.it/it/Ricerca_sviluppo/lenergia/nucleare/fissione-nucleare
[19]
https://www.researchitaly.it/news/a-padova-i-primi-passi-verso-la-fusione-nucleare/http://www.enea.it/it/Ricerca_sviluppo/lenergia/nucleare/fusione-nucleare
[20] https://www.researchitaly.it/successi/l-idrogeno-si-estrarra-grazie-a-nanotubi-e-supercatalizzatori/
[21] http://care.unimarconi.it/attivita/
[22] http://www.enea.it/it/Ricerca_sviluppo/lenergia/ricerca-sistema-elettrico/combustibili-fossili-e-ccs/report
[23] https://setis.ec.europa.eu/system/files/integrated_set-plan/setplan_doi_nuclear-final.pdf

 





Strategia Energetica Nazionale: i nostri commenti – Parte 5

15 09 2017

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6 Linee d’azione: efficienza energetica

  • Nel campo dell’efficienza energetica la SEN si mantiene molto vaga, facendo forza sul dato che vede l’Italia aver già raggiunto gli obiettivi di efficienza fissati dalla SEN 2013 per il 2020 (ovvero un consumo di energia primaria pari a 158 Mtep e di energia finale pari a 124 Mtep), traguardo ㅡ come rimarca anche il testo ㅡ raggiunto anche grazie alla concomitante crisi economica.
  • Nel suo complesso il capitolo dedicato all’efficienza è incentrato su questioni economiche come l’alto costo sistemico degli interventi di riqualificazione energetica del settore residenziale finanziati tramite il meccanismo delle detrazioni fiscali e, d’altro canto, il fatto che tale meccanismo escluda di fatto i redditi più bassi ㅡ quelli maggiormente esposti alla povertà energetica ㅡ dall’accesso ad interventi di riqualificazione.
    La correzione proposta dalla SEN al primo problema è la modulazione della detrazione in base all’incisività dell’intervento, ovvero in base al risparmio energetico effettivamente atteso. L’idea ci appare di per sé funzionale, ma intravediamo il rischio di ulteriori costi (di progettazione e certificazione ad esempio), che finirebbero per scoraggiare ulteriormente i possibili beneficiari.
    Sul secondo punto la proposta di estendere la portabilità del credito d’imposta appare un po’ debole. A nostro avviso sarebbe più incentivante l’adozione di una detrazione su un intervallo di tempo inferiore (ad esempio un anno) prevedendo anche un credito di imposta (o vero e proprio sussidio) per i redditi molto bassi.
  • A nostro avviso, dato che la produzione di calore per i soli settori residenziale e terziario costituisce il 27% dei consumi finali di energia, e dato che la tipologia di interventi di riqualificazione si basa su di una filiera prevalentemente nazionale, tali consumi andrebbero aggrediti con maggior coraggio e con maggiore incisività economica rispetto, ad esempio, all’incentivazione del fotovoltaico per la produzione elettrica.
  • Nel settore dei trasporti ㅡ che da solo assorbe il 33% dei consumi ㅡ troviamo lodevole la proposta denominata “cura del ferro” in ambito urbano. Dobbiamo tuttavia rimarcare come la maggior parte dei consumi sia imputabile al trasporto extraurbano, e la riconversione del sistema di trasporto nazionale in un sistema basato sul trasporto ferroviario richiederebbe non solo ingenti risorse economiche ma anche un deciso cambio di passo culturale e politico.
    Si potrebbe, ai fini pratici, focalizzare i primi interventi sul trasporto merci a lungo raggio, quantificando obiettivi minimi (in termini di tonnellate) di merci da spostare da gomma a rotaia entro il 2030. Altre iniziative, come la sensibilizzazione al car sharing e in generale alla mobilità sostenibile, hanno effetti prevalentemente cosmetici.
  • Grande assente rimane un accenno al settore ricerca e sviluppo, che probabilmente, anche sull’intervallo di un decennio, avrebbe qualcosa da offrire, specie nell’ambito dei trasporti.
  • Infine, ben vengano iniziative di sensibilizzazione pubblica, purché chiare e mirate all’efficientamento dei consumi e non piuttosto alla loro compressione. Si nota infatti spesso una certa confusione, nei mezzi di informazione generalisti e nell’opinione pubblica, tra risparmio energetico ed efficienza energetica. L’efficienza energetica deve essere volta a ridurre i consumi a parità di benessere, e le sole abitudini scorrette o malsane (ad esempio un eccessivo riscaldamento o raffrescamento degli ambienti) dovrebbero eventualmente essere oggetto di campagne di sensibilizzazione.

7 – Linee d’azione: trasporti

  • Nel merito del settore dei trasporti, riteniamo che la SEN debba definire con chiarezza l’obiettivo di elettrificazione della trazione automobilistica, stabilendo traguardi precisi nel breve, medio e lungo periodo. Nella Figura 21 a pag. 47 della SEN, si ipotizza un numero di punti di ricarica elettrica al 2020, tra 6.500 e 19.000. Non esiste dunque un obiettivo preciso in tal senso, nonostante l’orizzonte temporale sia di poco inferiore ai tre anni. Inoltre, per uniformità di trattazione, sarebbe opportuno stabilire un obiettivo anche al 2030, coerentemente con le previsioni di crescita relativi ai punti vendita eroganti GNC/GNL. Resta inoltre da definire chi e come provvederà all’installazione dei suddetti punti di ricarica per auto elettriche.
  • La SEN mette in primo piano i bio-combustibili. Infatti si parla di raddoppiare la quota obbligatoria di componente bio entro il 2020. Bisognerebbe però valutare da quali fonti primarie si intende attingere per raggiungere questo risultato. In particolare non è chiaro se si intenda utilizzare anche colture energetiche e in caso positivo una stima del terreno attualmente disponibile a tale scopo.
  • Non viene neppure menzionato il  vettore energetico idrogeno, che utilizzato nelle celle a combustibile, potrebbe in futuro fornire una valida alternativa ai combustibili fossili nel trasporto su strada. Non è chiaro se sia stata scartata a priori la possibilità di un piano di potenziamento delle stazioni di ricarica, che ad oggi in Italia ammontano a meno di una decina[16]. Di conseguenza, suggeriamo l’inclusione nella SEN di un capitolo dedicato all’argomento, che comprenda lo studio di una opzione di incremento del suo utilizzo e stoccaggio e di una eventuale produzione nazionale, viceversa la giustificazione dell’inopportunità o inutilità della suddetta opzione.
  • Come da noi già evidenziato nel capitolo relativo agli interventi sul settore elettrico, la SEN in esame non considera le ripercussioni di una massiccia elettrificazione dei trasporti su gomma per uso personale sulla produzione nazionale di energia elettrica e sul bilancio import-export. In particolare, non è chiaro come un mix energetico a forte penetrazione di fonti rinnovabili aleatorie/intermittenti (i.e. fotovoltaico ed eolico) possa far fronte ai picchi di domanda notturni, generati dalla ricarica dei veicoli elettrici a batteria, né come possa garantire il basso tenore di carbonio della fornitura elettrica in corrispondenza delle finestre temporali di maggiore domanda legate alle esigenze di ricarica di un parco auto elettriche previsto in forte sviluppo.
    Già oggi, come riportato nella SEN a pagina 81, la rete elettrica presenta dei rischi in termini di adeguatezza e sicurezza della fornitura, a causa della riduzione della potenza termoelettrica e della limitata disponibilità delle fonti rinnovabili in particolari fasce orarie, nonché della loro intrinseca variabilità.
  • Nonostante sia stimato un certo contributo percentuale alla decarbonizzazione del settore energetico legato all’aumento della penetrazione elettrica nei trasporti, nella SEN non è esplicitato il calcolo del peso relativo dei veicoli elettrici (VE), ossia il valore della riduzione delle emissioni al netto dei grammi di anidride carbonica equivalente immessi per chilometro percorso da questo tipo di autoveicoli. Un valore nullo associato alle emissioni su strada dei VE costituirebbe un assunto inaccettabile ai fini di un reale beneficio per l’Ambiente.
  • In prospettiva di una massiccia penetrazione già nei prossimi anni (5 milioni di veicoli, tra 100%-elettrici e PHEV[17], attesi al 2030, secondo quanto dichiarato nella SEN a pag. 59), l’eventuale utilizzo dei VE per trasporto su strada quale sistema integrato di decarbonizzazione del settore energetico richiede lo sviluppo prioritario di norme, standard, protocolli, oltre a quello delle infrastrutture necessarie per un uso diffuso. Nella SEN non viene neppure menzionata tale esigenza. Suggeriamo di studiare già da ora almeno alcune norme funzionali per la tariffazione in bolletta domestica o alla colonnina di ricarica, approfondendo, per esempio, le potenzialità legate all’implementazione dello smart metering (i.e. l’utilizzo di “contatori intelligenti”, di cui si fa cenno a pagg. 152 e 164).   
  • Per quanto concerne il costo del chilowattora elettrico nella SEN non vengono analizzati eventuali impatti legati al previsto sviluppo dell’utilizzo di VE. Riteniamo, invece, già ora urgente almeno uno studio per una equa tassazione che non penalizzi indiscriminatamente tutti gli utenti elettrici qualora si verificasse l’esigenza di  “ricalibrare” il gettito fiscale dello Stato a seguito di mancati introiti dalle accise a carico dei consumatori di carburante per motori a combustione interna.
  • Associate all’utilizzo dei VE devono essere tenute in conto anche le emissioni legate in generale alle attività di fabbricazione dei veicoli ed in particolare al ciclo di vita delle batterie. Di queste ultime suggeriamo che venga analizzata in tutte le sue criticità l’implementazione di un sistema di smaltimento/riciclo. In una prima fase di bassa penetrazione dei VE nel settore dei trasporti questo tipo di analisi potrebbe essere non necessaria, ma in prospettiva di un forte sviluppo in questo senso anche del settore manifatturiero nel nostro Paese, tale analisi diventa imprescindibile.

[16] http://www.mobilitah2.it/
[17] PHEV: Plug-in Hybrid Electric Vehicle





Strategia Energetica Nazionale: i nostri commenti – Parte 4

14 09 2017

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4  – Linee d’azione: gas

  • Nel 2015 il gas naturale ha inciso per circa il 35% sui consumi energetici primari e per il 40% sulla produzione lorda di elettricità, con un saldo delle importazioni superiore al 90%. I dati preliminari del 2016 indicano un aumento del fabbisogno di questo combustibile fossile (+5%), e una contestuale notevole diminuzione della produzione nazionale (-14,6%). Ne deriva un tendenziale aggravio della dipendenza dai fornitori esteri.
  • Nonostante l’Italia sia il Paese europeo con la più elevata dipendenza dal gas naturale, il sistema di approvvigionamento di questo combustibile fossile presenta numerose e gravi criticità strutturali, che rischiano di compromettere le forniture nel breve e nel medio periodo, e che già oggi determinano un gap di competitività, a causa degli elevati differenziali di prezzo rispetto ai mercati del nord Europa. In particolare, la SEN mette in evidenza le seguenti problematiche: una scarsa diversificazione dei fornitori; numerosi contratti commerciali di fornitura o di transito in scadenza al 2019, che necessitano una rapida rinegoziazione; una incompleta integrazione della rete e del mercato italiano rispetto ai Paesi nord-europei, con una limitata disponibilità delle importazioni via gasdotti e GNL.
  • In questo contesto viene rimarcato il rischio che una sospensione totale e prolungata delle importazioni da parte di un singolo fornitore (e.g. la Russia, da cui proviene più del 40% del gas), a causa di instabilità geopolitiche del Paese di origine o dei Paesi attraversati dalle linee di rifornimento oppure in seguito ad eventi meteorologici estremi, possa avere ripercussioni gravi sul sistema di approvvigionamento nazionale.
  • A differenza della SEN 2013, la nuova Strategia Energetica prevede al ribasso la produzione italiana di gas naturale, dai 5,8 miliardi di metri cubi annui del 2016 (pag. 89) ai 4,2 del 2030. Questo calo è in contrasto con il previsto aumento del fabbisogno complessivo e con l’accertata e non trascurabile disponibilità di riserve sul territorio nazionale. La SEN identifica le cause di tale tendenza nei <<limiti alle operazioni offshore>> e nelle <<difficoltà di operare in un contesto territoriale ormai generalmente avverso a tali attività e di far fronte al complesso iter burocratico legato alle intese regionali>> (pag. 89).
  • Risulta di fatto assente qualsiasi riferimento al sostegno alla produzione nazionale di idrocarburi, che secondo la SEN 2013 avrebbe consentito un incremento estrattivo di gas del 46% entro il 2020 rispetto al 2011, garantendo una prolungata e consistente riduzione della fattura energetica ed un rafforzamento degli approvvigionamenti dal punto di vista della sicurezza e della resilienza del sistema.
  • La SEN 2013 riportava un’analisi piuttosto dettagliata sulle potenzialità delle riserve di idrocarburi italiani e sull’impatto nel breve e nel lungo periodo degli interventi di incremento della produzione, in termini occupazionali e di investimenti. Risulta incomprensibile come questa analisi sia stata semplicemente derubricata, senza alcuna considerazione nel merito (impatto ambientale, sociale, economico), che giustifichi il cambio di rotta.
  • Come già segnalato in altri frangenti, anche in questo caso la SEN esprime una linea di indirizzo non suffragata da una valutazione costi/benefici che permetta di comprenderne la ratio dal punto di vista tecnico. Anche dinanzi a scelte come in questo caso dettate probabilmente da considerazioni di carattere politico, riteniamo che la SEN non possa esimersi dal formulare un’analisi comparativa, soprattutto in considerazione del fatto che gli interventi alternativi proposti sono altrettanto impattanti sul territorio e potenzialmente a rischio di avversione da parte dell’opinione pubblica, con possibili interminabili contenziosi tra il Governo e le amministrazioni locali e regionali (si veda il punto successivo).
  • La SEN, oltre a illustrare gli interventi già in atto per il breve periodo (e.g. Il gasdotto TAP, operativo a partire dal 2020), elenca alcune iniziative aggiuntive a sostegno della diversificazione delle forniture, della capacità di import e del potenziamento della flessibilità e della resilienza della rete di trasporto nazionale. Si tratta di interventi infrastrutturali strategici, alcuni dei quali, come anticipato, non esenti da possibili problematiche legate alla public acceptance, come per esempio il gasdotto Poseidon, la costruzione di nuovi siti di stoccaggio e lo sviluppo di nuovi impianti di rigassificazione. Riguardo a questi ultimi, la SEN mira a garantire per il 2025 un incremento della capacità di rigassificazione di circa 11 miliardi di metri cubi annui (bcma), con un aumento del 72% rispetto alla capacità complessiva dei tre terminali attualmente operativi, che ammonta a 15,2 bcma (pagg. 126-127).
  • Relativamente alla realizzazione delle opere elencate nel punto precedente, ribadiamo quanto già espresso al termine della sezione concernente i commenti sulla governance dell’energia. Qualora si presentassero conflitti istituzionali tra Stato e Regioni, come accaduto anche in tempi recenti, chi deciderebbe cosa, quando e come?

5 – Linee d’azione: petrolio

  • I prodotti petroliferi hanno coperto nel 2016 quasi il 40% del fabbisogno energetico primario, per un ammontare di 58,1 milioni di tonnellate di petrolio equivalente (Mtep), con una dipendenza dalle importazioni pari al 94%.
  • Nonostante la SEN preveda una contrazione della domanda al 2030 di circa 12 Mtep (pag. 188), il petrolio continuerà a ricoprire nel nostro Paese un ruolo fondamentale per diversi decenni soprattutto nel settore dei trasporti, anche se in misura diversa a seconda dei possibili scenari di penetrazione dei veicoli a trazione elettrica.
  • L’insieme di interventi proposti nel settore per il 2030 appare ad ogni modo piuttosto limitato, stante l’assenza di criticità nel sistema di approvvigionamento. 
  • Anche per quanto riguarda il petrolio (vedasi analogo commento nella sezione dedicata al settore del gas) è da rilevare come nella nuova SEN sia stato completamente eliminato, senza giustificazioni in merito, qualsiasi riferimento al sostegno alla produzione nazionale. Secondo il documento del 2013 sarebbe stato possibile incrementare le estrazioni di greggio del 148% rispetto al valore del 2011, con un relativa consistente contrazione delle importazioni.