Politica energetica cercasi

10 03 2016

Uno studioso di analisi delle politiche pubbliche che volesse indagare le decisioni assunte dalle istituzioni italiane rispetto alla politica energetica non saprebbe da dove iniziare. Oppure finirebbe molto presto il suo lavoro.

Il Comitato Nucleare e Ragione nacque nell’aprile del 2011 nelle settimane immediatamente successive all’incidente di Fukushima con l’intento di contribuire a promuovere un’informazione scientifica e razionalmente fondata su quanto stava accadendo in quei giorni. Tra il 2012 e il 2013 il medesimo Comitato ha promosso un appello al Ministero dello Sviluppo economico volto a chiedere un “piano energetico nazionale corredato da un’adeguata analisi costi-benefici individuando e quantificando le linee di investimento in termini di realizzazione degli impianti e della rete distributiva, di sviluppo di nuove tecnologie, di smaltimento delle scorie e dei rifiuti e di compensazioni territoriali”.

Si trattava in sostanza di delineare “sempre su basi scientifiche oggettive e coerentemente agli obiettivi fissati dal piano energetico, linee di intervento prioritarie nel campo della ricerca e dell’innovazione, per garantire l’attuabilità del piano nel lungo periodo”.

L’Italia presenta un altissimo livello di dipendenza energetica dall’estero e non si è mai interrogata seriamente su quale strategia energetica perseguire. Premesso che, a meno di non sostenere la ormai nota teoria della decrescita felice, è necessario garantire al Paese un adeguato approvvigionamento energetico, non ci si é mai occupati razionalmente e scientificamente di rispondere alle seguenti domande:  come possiamo ridurre la dipendenza energetica dall’estero? Quali fonti di energia promettono di essere più convenienti sul lungo termine sulla basea di una rigorosa analisi costi/benefici? Come possiamo diversificare le fonti di energia? Che atteggiamento assumere verso la ricerca e l’uso del nucleare civile?

Ora, il 17 aprile dovrebbe tenersi un referendum promosso da 9 consigli regionali contenente il seguente quesito: “volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Tale referendum riguarda le attività estrattive già in atto entro 12 miglia dalla coste, ossia una serie di giacimenti che si trovano lungo l’Adriatico, nello Ionio e nel Canale di Sicilia, di proprietà di società quali Eni, Edison e Shell Italia.

Nuovamente, come già accaduto in passato, si chiederà agli elettori di esprimersi su un tema prescindendo da ogni approfondimento scientifico e razionale dello stesso, in assenza di qualsivoglia strategia nazionale. Dopo aver bocciato, sempre tramite referendum e sull’onda emotiva di un incidente (effetto di un maremoto di proporzioni inusitate, anche per il Paese più sismico del Mondo), anche la sola possibilità di prendere in considerazione un ritorno della produzione energetica nucleare in Italia, si discute se interrompere allo scadere delle concessioni le estrazioni di idrocarburi in una determinata fascia marina.

Non preoccupa affatto, pare, che continuiamo a comprare nucleare dalla Francia, gas dalla Russia, e petrolio da Ppaesi a grandissimo rischio di instabilità. Non si tiene conto di alcuna valutazione scientifica sull’effettiva possibilità di puntare esclusivamente sulle fonti rinnovabili. Nuovamente urge affermare l’esigenza che determinate politiche pubbliche non siano lasciate in preda a decisioni emotive prese a scopo elettoralistico, bensì frutto del lavoro di una conferenza nazionale, composta da scienziati, esperti, associazioni ed altri soggetti interessati ancora, atta a redigere un piano energetico nazionale.
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MA DI QUALE CONFERENZA SULL’ENERGIA STIAMO PARLANDO?

28 03 2013

Alcuni doverosi chiarimenti a seguito dell’incontro del 26 marzo tra l’onorevole Bersani e alcune associazioni ambientaliste italiane.

ambientalisti

Lo scorso 26 marzo l’onorevole Pierluigi Bersani, ottenuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un mandato esplorativo per la formazione del nuovo Governo, ha ricevuto a Montecitorio alcune tra le maggiori associazioni ambientaliste del nostro paese (Club alpino italiano, Fondo Ambiente Italiano, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF) . Nell’ambito di questo incontro, tali associazioni hanno presentato un sintetico documento contenente alcune proposte, suddivise in 10 punti, per una “riconversione” ecologica del Paese.

Riportiamo il primo di questi punti, intitolato ENERGIA E CLIMA:

<<Confermare misure immediatamente applicabili quali gli sgravi del 55% per l’efficienza energetica degli edifici, ma nel contempo definire anche il quadro complessivo di intervento attraverso la convocazione di una conferenza energetica nazionale che veda la partecipazione delle organizzazioni non governative e abbia  come obiettivo la revisione della Strategia Energetica Nazionale, approvata recentemente con decreto interministeriale. 25marzo2013_delegazione ambientalista all'uscita dall'incontro con Bersani_fotoUmbertoBattaglia_400Revisione basata su due assi di intervento/obiettivi: 1. l’Obiettivo del 100% Rinnovabili al 2050 definendo una strategie di transizione che porti all’abbandono progressivo delle centrali alimentate con combustibili fossili,  procedendo subito a non costruire nuove centrali a carbone ed ad olio combustibile e rinunciando a al piano di trivellazioni petrolifere off shore; 2. la definizione di una Roadmap nazionale di Decarbonizzazione e di uso efficiente delle risorse per i settori di produzione dell’energia elettrica, dei trasporti, dell’industria e dei servizi che sostengano  la Green Economy>>

Ci rallegriamo nel notare come la proposta della Conferenza Nazionale sull’Energia, da noi caldeggiata, sia finalmente entrata nell’agenda di proposte dell’associazionismo ambientalista italiano. Tuttavia, riteniamo assolutamente doveroso formulare le seguenti precisazioni:

1) La proposta della Conferenza Nazionale sull’Energia è stata lanciata in queste pagine lo scorso ottobre 2012, nell’ambito della consultazione pubblica avviata dal Governo Monti sulla Strategia Energetica Nazionale (SEN). Tale proposta, nonosante sia stata a più riprese portata all’attenzione dell’opinione pubblica, dei mass media e delle stesse associazioni ambientaliste, è stata da queste ultime massimamente ignorata e trattata con assordante silenzio, ad eccezione di FareAmbiente (tra l’altro esclusa dal giro di consultazioni dell’on. Bersani) e di due sezioni locali , rispettivamente di Legambiente e di Verdi Ambiente e Società.

2) Ad esclusione degli oltre 500 sottoscrittori dell’appello riportato in questo sito, e di due associazioni scientifiche firmatarie dell’appello stesso, nessun’altro commento alla SEN formalmente inviato al Ministero dello Sviluppo Economico faceva menzione della richiesta della Conferenza sull’Energia, men che meno da parte delle associazioni ambientaliste che ora chiedono a gran voce tale provvedimento (qui i documenti della Società Italiana di Fisica e dell’Associazione Galileo 2001, dove invece la richiesta è esplicitamente formulata: SIF, Galileo2001).

3) Siamo piacevolmente stupiti dal fatto che, a pochi mesi di distanza, la proposta della Conferenza Nazionale sull’Energia siacopyright divenuta il cavallo di battaglia degli ambientalisti italiani, anche se in assenza del giusto riconoscimento ai promotori, che con tenacia hanno portato avanti l’iniziativa e la campagna di sottoscrizioni in questo sito. Pur non pretendendo il copyright di un’iniziativa messa in atto nell’esclusivo interesse del Paese, e di cui peraltro si discute, a fasi alterne, da decenni,  è innegabile che un riferimento alla nostra campagna di sensibilizzazione, e, perché no, l’adesione alla stessa (qualora le vere finalità fossero condivise), sarebbero stati auspicabili.

4) Nel comunicato delle associazioni ambientaliste in questione, si dichiara che i 10 punti portati all’attenzione dell’on. Bersani rappresentanto <<alcune delle principali priorità (…)tra le 80 proposte e 12 filoni tematici che sono stati illustrati nel Documento pre-elettorale “Agenda ambientalista per la Ri/Conversione ecologica del Paese>>. Sembra si lasci intendere che il documento consegnato a Bersani sia una sintesi degli elementi più qualificanti delle proposte a suo tempo avanzate, nel corso della campagna elettorale. Tuttavia, nella citata Agenda, inutile a dirlo, della Conferenza Nazionale sull’Energia non vi è traccia.

5) Un’osservazione conclusiva, e di cruciale importanza per interpretare la proposta specifica delle associazioni ambientaliste: a quanto pare, oltre alla richiesta della conferenza, vengono anticipate anche le ricette specifiche per risolvere la questione energetica italiana, tra cui: obiettivo del 100% di rinnovabili al 2050, stop alle centrali alimentate con combustibili fossili, rinuncia al piano di trivellazioni petrolifere off shore, ecc.
Ci chiediamo a questo punto: quale sarebbe, in quest’ottica la funzione e l’utilità di una Conferenza sull’Energia, se tutto quello su cui si dovrebbe discutere è già stato aprioristicamente sentenziato? Quale spazio vi sarebbe per il confronto, le valutazioni scientifiche e le analisi costi/benefici? Quale credibilità avrebbe un consesso di esperti, costretto ad elaborare delle soluzioni sulla base di un percorso già ideologicamente tracciato?

La conclusione a cui giungiamo, con queste ultime riflessioni, è che la proposta ambientalista di Conferenza Nazionale sull’Energia in comune con la nostra porta solo il nome.
Pertanto non possiamo che dire: <<diffidate dalle imitazioni!>>