Il Bosco coltivato ad Arte – IV edizione

15 05 2018

Il workshop “Il Bosco coltivato ad Arte“, giunto alla IV Edizione, avrà luogo questo venerdì 18 maggio presso il Palazzo Rasponi dalle Teste a Ravenna, durante la manifestazione “Fare i Conti con l’Ambiente”.
Riprendendo il discorso delle precedenti edizioni, anche in questa occasione si parlerà di Energia, con un focus particolare sul rapporto tra uomo e natura, tra ambienti selvatici e antropizzati.

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Questa la scaletta di interventi:

Bionomia ed ecologia del paesaggio: per sovvertire un paradigma liso ed ingenuo

Davide Giusti [ENEA]

La difesa del paesaggio nel nostro ordinamento

Liliana Zambotti [Unione Bolognese Naturalisti]

Paesaggio: uno spazio per la biodiversità

Carlo Ferrari [Presidente Pro Montibus et Sylvis]

Quando l’ospite diventa invadente – le specie aliene

Daniela Pinato [Veterinario, Ekoclub International]

L’energia verde è quella che non si vede?

Paolo Errani [Fisico, ANFeA]

Ricordare il futuro

Ariella Sokol [Architetto]

Per prenotazioni e informazioni: http://www.labelab.it/ravenna2018/eventi/workshop-s-il-bosco-coltivato-ad-arte-iv-edizione-progettazione-degli-ambienti-e-nuove-opportunita-per-la-vita-selvatica/

 

ravenna2018_3.jpgPaesaggio antropico e selvatico

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Elezioni Politiche: le proposte dei partiti sull’energia

2 03 2018

[il programma energetico delle forze politiche in 400 parole o meno]

Ideensammlung - Erneuerbare Energien

Proponiamo di seguito le proposte programmatiche in tema di energia dei partiti per i quali siamo stati in grado di reperirle. I paragrafi più lunghi di 400 parole sono stati sintetizzati, ma per ogni partito è riportata la fonte originale del programma. Abbiamo inoltre riportato in neretto i punti a nostro avviso principali, laddove fossero parte di un discorso più ampio, per agevolare la lettura.

Lega Nord
[…] È nostro compito far sì che sia il più pulita ed efficiente possibile.
[…] Anche per colpa di reti energetiche, idriche e gas ormai obsolete, gravano sugli utenti italiani miliardi di costi inutili […] ogni utente arriva a pagare fino a 3 volte di più del costo dell’energia e effettivamente consumata.
[…] Occorrono centrali più piccole posizionate vicino ai centri di consumo, concepite con le più moderne tecnologie che sfruttano le fonti rinnovabili sul concetto della generazione distribuita, riducendo fortemente gli oneri di trasporto e le perdite.

Oggi, ad esempio, con il biometano ottenuto ecologicamente dalla fermentazione della parte umida dei rifiuti, siamo in grado di produrre energia pulita per alimentare la rete di trasporto pubblico locale. Un sistema che ha il doppio vantaggio di produrre energia green e risolvere il problema delle discariche, diminuendo drasticamente i costi di smaltimento e di conseguenza la relativa bolletta. […] In un Paese come l’Italia, che ha la più alta esposizione solare d’Europa, il fotovoltaico di nuova generazione è un’altra fonte pulita, così come l’eolico. Dobbiamo privilegiare gli impianti di piccola produzione di energia, in modo da allargare la platea di investitori […] Sistemi piccoli, ma ad alto valore tecnologico dove l’ingegno italiano è al primo posto.

[…] Vogliamo agevolare l’iniziativa dei piccoli produttori e la costituzione di una filiera interamente Made in Italy di costruttori dei componenti. […] Saranno incrementate le agevolazioni tariffarie per le fasce di popolazione a minor reddito.

Per fare questo sarebbe opportuno:

  • Riduzione dell’impatto ambientale delle centrali termoelettriche esistenti; 


  • L’approvazione immediata del Decreto, fermo al Ministero dello sviluppo economico, che prevede di riconoscere la tariffa di cui bene ciano le società che gestiscono l’energia elettrica sulle isole, a chi produce o 
autoproduce energia da rinnovabili; 


  • Approvazione del Piano Energetico per arrivare il più vicino possibile al 100% di Energia prodotta da fonti 
rinnovabili in ogni isola; 


  • Innalzare gli incentivi per la sostituzione di vecchie caldaie (oltre i 15 anni) presenti nei condomini; 


  • Incentivi alla produzione di Energia Rinnovabile da centrali biogas; 


  • Applicazione rigorosa della normativa per le case nuove o in ristrutturazione, prevista dai decreti sui certificati di efficienza energetica, anche in considerazione dell’incentivazione alla produzione di energia elettrica 
da fonti rinnovabili che essi comportano. 


  • Riduzione IVA per i prossimi cinque anni ed eliminazione del bollo auto per le auto Elettriche. 


  • Sviluppare la rete distributiva di Energia Elettrica per autoveicoli. 


Partito Democratico
La green economy è la naturale alleata di un utilizzo efficiente di materie prime ed energia ma anche dell’innovazione e dell’hi-tech. […] La Strategia energetica nazionale (Sen), adottata con il contributo determinante del Partito Democratico, contiene le linee direttrici della politica energetica italiana dei prossimi anni. Le direttrici per il 2050 si muovono verso obiettivi ambiziosi e nella prospettiva di un sistema energetico indipendente dai combustibili fossili, sostenibile per l’ambiente, competitivo dal punto di vista economico e più sicuro. La Sen prevede un incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili, con l’obiettivo minimo di una penetrazione totale sui consumi almeno al 28% nel 2030 e una percentuale di elettricità da fonti rinnovabili pari almeno al 55%. Nell’azione di penetrazione delle rinnovabili saranno centrali gli sviluppi delle tecnologie più mature (fotovoltaico ed eolico), nonché i rifacimenti e i potenziamenti degli impianti esistenti così da limitare il consumo di suolo. Lo sviluppo della produzione di energia rinnovabile va di pari passo con la cessazione della produzione di energia elettrica da carbone nel 2025 e il rafforzamento della rete elettrica per migliorarne la resistenza, la flessibilità e la sicurezza, rafforzando le connessioni con l’estero e la distribuzione locale. […] ridurre i prezzi dell’elettricità, rispetto alla media UE, e azzerare il differenziale di prezzo all’ingrosso tra il gas italiano e quello del Nord Europa. Per il gas, […] sarà importante migliorare le infrastrutture di interconnessione accrescendo nel contempo la sicurezza degli approvvigionamenti. Occorre rendere veramente competitivo il mercato elettrico e del gas, dando piena attuazione a quanto previsto dalla recente legge sulla concorrenza […].

Dobbiamo incidere con ancora più forza sulla riduzione del costo dell’energia per le imprese, con particolare riguardo a quelle piccole e medie[…]operando per ridurre le componenti fiscali e parafiscali che oggi gravano sulle bollette ed estendendo l’intervento anche ai consumi di gas. Sul fronte della mobilità sostenibile e della diffusione del vettore elettrico occorre accelerare la transizione verso modalità di trasporto meno inquinanti, promuovendo una mobilità privata e collettiva sempre più sostenibile.

Occorre anche una decisa svolta sul fronte dell’efficienza energetica tanto nel settore privato quanto nella Pubblica amministrazione, con particolare attenzione all’edilizia residenziale e pubblica. […] Nella prossima legislatura intendiamo estendere a tutti i contribuenti la piena cedibilità del credito fiscale anche a banche e intermediari finanziari[…].

Forza Italia

  • Più tecnologie innovative applicate all’efficientamento energetico
  • Risparmio energetico ed efficientamento della rete

  • Sicurezza degli approvvigionamenti

  • Più efficienza della produzione energetica e dei consumi nell’edilizia, nell’industria e nei trasporti

  • Sostegno alle energie rinnovabili

Movimento 5 Stelle
Pensiamo vi sia la necessità di una politica energetica sostenibile caratterizzata dai principi del risparmio energetico e del benessere economico a bassa intensità ecologica, alta intensità occupazionale e limitato consumo di risorse, in linea con quanto proposto nel piano energetico.

[…] calcolo dell’ impronta ecologica (Wackernagel e Rees, Università della British Columbia , Canada). Una teoria di sistema di contabilità ambientale in grado di stimare la quantità di risorse rinnovabili che una popolazione utilizza per vivere, calcolando l’area totale di ecosistemi terrestri e acquatici necessaria per fornire, in modo sostenibile, le risorse utilizzate e per assorbire, sempre in modo sostenibile, le emissioni prodotte.
[…] necessità di valutare nella maniera più precisa possibile il ritorno energetico sull’investimento energetico (EROI: Energy Return On Investment ), criterio in base al quale si opera una necessaria comparazione tra l’energia ricavata e l’energia utilizzata per arrivare al suo ottenimento (vedi impianti industriali). Per esempio, negli studi analizzati, l’energia solare fotovoltaica ha un EROI doppio rispetto ad energia da biogas agricolo. Questo calcolo ha una valenza temporale e spaziale: è cioè chiaramente variabile in base alla disponibilità di risorse in un territorio e varia nel tempo, per questa ragione dovrà essere rivalutato in diversi contesti e periodi.

Riteniamo prioritario garantire, a enti e cittadini, la possibilità di esercitare azioni contrarie a provvedimenti già assunti dai soggetti procedenti, a fortiori, richiedendo l’intervento dei poteri pubblici al fine di inibire e di prevenire il verificarsi di eventuali possibili pregiudizi all’ambiente.

Naturalmente questa bozza di programma ambientale andrà integrata con il programma energetico, infrastrutturale, agricolo e di ogni altro settore che abbia impatti ambientali o intenda usufruire di risorse finite.

Attualmente si può ottenere una linea programmatica con interessanti aspetti economici e occupazionali (almeno 1,5 milioni di posti di lavoro) che andranno progressivamente puntualizzati e potranno guidare la produzione, la ricerca e la sostenibilità e soprattutto orientare le priorità normative.

Fratelli d’Italia

  • Priorità al risparmio energetico, con azioni decise e non più rinviabili che possono fruttare un 30% in meno di consumi (e quindi di bolletta). E’ urgente razionalizzare e rilanciare le fonti rinnovabili: fotovoltaico, solare termico, eolico, biomasse, geotermico nella logica di distribuzione orizzontale e dell’autoproduzione. Avere il coraggio di investire sulla ricerca, capeggiando, da paese industrializzato privo di centrali nucleari, il consorzio internazionale per la fusione nucleare, cioè il nucleare pulito.

  • Niente discariche né inceneritori: è l’obiettivo strategico a cui tendere nel medio-lungo periodo. Il principio ispiratore del ciclo dei rifiuti è quello di riutilizzare gli scarti come materia prima seconda. In tutto il mondo sviluppato le materie raccolte e riciclate vengono vendute nell’industria. Da noi si gettano ancora in discarica, magari abusivamente o senza aver impermeabilizzato il suolo e paghiamo anche profumatamente chi li riceve. Produrre meno rifiuti, vietare imballaggi inutili e costosi, reintrodurre il vuoto a rendere, fare la raccolta porta a porta, sviluppare la filiera industriale dei materiali riciclati. Se questo ciclo viene messo in atto, la quantità residua di rifiuti è talmente scarsa e di così basso valore energetico che non vale la pena incenerirla, eliminando i danni per ambiente e salute. Facendo i giusti investimenti e perseguendo questa politica, entro pochi anni può essere raggiunto l’obiettivo di rendere ‘superflue’ le grandi discariche e gli inceneritori. Gli inceneritori, infatti, possono produrre energia elettrica solo se bruciano legno, carta e plastica. E, di fatto, oggi funzionano solo perché sostenuti impropriamente con i finanziamenti del famigerato Cip6 (quota parte della bolletta elettrica che dovrebbe aiutare solo le energie rinnovabili e invece in Italia finisce soprattutto sulle fonti ‘assimilabili’).

Più Europa
È indispensabile un salto di qualità delle politiche ambientali, con l’obiettivo di costruire un nuovo modello di sviluppo sostenibile nel lungo periodo, rispettoso dell’ambiente e idoneo ad assicurare una migliore qualità della vita. […] Per raggiungere l’obiettivo ambizioso della decarbonizzazione è necessario che la transizione sia graduale ma inesorabile, con un apporto sempre maggiore di energie rinnovabili e l’uso del gas naturale come fonte di transizione. È utile favorire disincentivi di mercato all’uso di fonti inquinanti come il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, che garantiscano una convenienza economica alla riduzione delle emissioni, per non mettere in contrapposizione crescita economica e sostenibilità ambientale. Anche l’introduzione di una carbon tax può disincentivare i processi ad alta intensità di emissioni, nel quadro di una complessiva riduzione della pressione fiscale. Ci batteremo perché gli impegni del Governo a uscire dal carbone entro il 2025 e ottenere entro il 2030 che il 55% dell’elettricità provenga da fonti rinnovabili vengano rispettati senza compensazioni illegittime ai produttori che tardino ad adeguarsi.

Linee d’azione coerenti per l’Italia sono l’elettrificazione dei consumi energetici, compresi quelli per il trasporto privato attraverso la diffusione dei veicoli elettrici (anche ibridi in una fase di transizione) e […] il disincentivo (con misure di mercato come l’Area C di Milano) ai veicoli con motori a combustione e alle forme più inquinanti di riscaldamento degli edifici. Queste politiche devono associarsi a investimenti in potenziamento del trasporto pubblico urbano anche ferroviario (con strumenti contendibili di affidamento), alla diffusione del car sharing e bike sharing e all’eliminazione dei vincoli allo sviluppo di forme di share economy nella mobilità.

È anche necessario proseguire con le politiche per l’efficienza energetica degli edifici pubblici e privati: […] e per questo riteniamo sia importante favorire incentivi cedibili finanziariamente.

[…] introdurre principi di fiscalità ambientale più rigidi volti a disincentivare in generale il consumo di risorse finite, con eliminazione da subito dei sussidi pubblici alle fonti fossili d’energia, […].

La transizione al mercato del settore dell’energia deve essere completata con una regolamentazione corretta (non esosa per i cittadini rispetto alle buone prassi internazionali e nello stesso tempo mirata allo sviluppo) delle reti gestite in monopolio e una promozione senza indugi della concorrenza nei settori in competizione, limitando il potere di mercato degli ex monopolisti.

Liberi e Uguali
Il settore strategico, capace di intervenire su tutte le dimensioni della transizione, è la conversione ecologica dell’economia, capace di liberare l’enorme potenzialità per il rilancio di eccellenze industriali italiane, per la creazione di posti di lavoro diffusi, stabili, per la promozione delle economie sane in grado di produrre più risorse di quante vengano sottratte, in termini ambientali e sociali.

Per tutto questo, serve un Grande Piano Verde che contenga visione e strategia per puntare senza più indugi verso una totale decarbonizzazione del nostro paese e per passare dall’economia lineare a quella circolare: strategia “rifiuti zero”, riduzione dei consumi e in particolare di quelli energetici, radicale efficientamento di casa, mobilità e trasporti, e la contestuale conversione dei consumi residui verso uno scenario al 100% rinnovabile entro il 2050. Un obiettivo che si innesca sia agendo opportunamente sulla leva fiscale per esempio attraverso l’introduzione di una carbon-tax, sia investendo in programmi di efficientamento energetico, sia liberando le energie rinnovabili dalle norme fossili che le imbrigliano e, permettendo così alle imprese di guadagnare in competitività e alle famiglie di liberare risorse per altri consumi e investimenti.

Operare per il superamento della dipendenza dalle energie fossili significa, anche, costruire un modello di “democrazia energetica” che favorisca l’autoproduzione di energia pulita, in cui i cittadini e le comunità siano sempre di più consumatori, produttori e distributori di energia, riducendo così lo strapotere economico e geopolitico degli oligopolisti che oggi controllano nel mondo il settore energetico e spesso agiscono senza riguardo per i diritti umani e per l’ambiente.

CasaPound
Senza sovranità energetica non esiste sovranità nazionale. Occorre immediatamente varare un programma energetico nazionale che porti l’Italia all’autosufficienza, risparmiando miliardi di euro che oggi spendiamo per comprare all’estero combustibili fossili altamente inquinanti e peraltro in rapido esaurimento. Perché tutto dipende dall’energia: casa, salute, progresso, benessere, istruzione, pensione, lavoro, figli. Senza energia, con poca energia, con cattiva energia, noi sprofonderemo di nuovo nella condizione miserevole da cui gli altri popoli poveri e sfortunati cercano disperatamente di emergere.

Contro la sottomissione nazionale, proponiamo:

  • Ricostituzione dell’Azienda di Stato votata a produzione e distribuzione di energia elettrica.

  • Ritorno all’energia termonucleare.

  • Concreti e decisi finanziamenti delle fonti pulite e rinnovabili: biomasse, solare, eolico.

  • Concreti e decisi finanziamenti pubblici alla ricerca su: idrogeno, celle a combustibile, celle fotovoltaiche non silicee.

  • Studi di fattibilità per l’introduzione dei biocombustibili. Affidamento da parte dei comuni a società operanti nel settore dell’energia, sotto stretto controllo pubblico, per l’utilizzo degli scarti del legno da non smaltire come rifiuto urbano, ma da reimpiegare nella produzione di energia elettrica e termica attraverso la cogenerazione.

Insieme
Occorre superare la Strategia energetica nazionale (SEN) e attuare un Piano Energetico nazionale che punti al 100% di energie alternative con investimenti in rinnovabili ed efficienza energetica, con obiettivi vincolanti di riduzione di CO2 che prevedano la de-carbonizzazione e il progressivo abbandono delle fonti fossili.

È possibile trasformare l’economia italiana ed europea in un campione globale per efficienza e risparmio energetico, sulla base di tecnologie appropriate e l’utilizzo delle fonti rinnovabili, potenziando il riuso e il riciclo. Questo richiede di portare al 40% l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2030, dai livelli del 1990, per arrivare entro il 2050 alla totale de-carbonizzazione della società. […]

Insieme propone come prime misure urgenti:

  • Definizione di un Piano Clima Energia che metta l’Italia in linea con gli accordi sul clima di Parigi e che assicuri la revisione della posizione attuale dell’Italia nei negoziati legislativi in corso in sede europea verso obiettivi ambiziosi su rinnovabili, efficienza energetica, direttiva edifici e che chiarisca le misure concrete di adattamento e mitigazione dai cambiamenti climatici e di riduzione della dipendenza dalle fonti fossili.

  • Realizzare un programma e un calendario verso la rottamazione del motore a scoppio, così come indicato dalla risoluzione del Senato approvata dalla commissione ambiente e un programma capillare per la collocazione di colonnine elettriche.

  • Puntare sull’industria dell’auto elettrica, creando la filiera dell’auto pulita e conseguenti politiche di incentivazione graduate in base al reddito, sul retrofit, con incentivi e detrazioni fiscali.

  • Il divieto di circolazione dei motori diesel e benzina a partire dal 2035.

  • Misure per mitigare le emissioni in agricoltura e quelle industriali e domestiche ed eliminare progressivamente i sussidi e gli investimenti pubblici per i carburanti fossili, che sono oggi maggiori degli incentivi dati alle rinnovabili.

Forza Nuova
Forza Nuova riconosce nella sovranità energetica un principio fondamentale: un popolo e una nazione autenticamente indipendenti devono basarsi sulle proprie risorse, per quanto possibile, per vivere dignitosamente.
Una nazione autonoma anche dal punto di vista energetico sarà forte, libera e rispettata a livello internazionale; per questo propone:

  • Il superamento della filosofia che ha portato all’utilizzo dell’energia nucleare che, dopo i noti e gravissimi incidenti, ha dimostrato di essere fonte energetica inaffidabile e pericolosa e, pertanto, l’urgente necessità di negoziare con gli Stati confinanti, che ancora se ne avvalgono, accordi di garanzia e di tutela;

  • Un piano strategico per l’abbandono dei carburanti fossili che approdi all’impiego delle energie rinnovabili e in particolar modo: dei sistemi che sfruttano la trasformazione dei rifiuti in energia, del metano, dell’ eolico, del solare e dell’energia idroelettrica;

  • La totale nazionalizzazione delle imprese produttrici e fornitrici delle risorse energetiche nazionali;

  • La ricerca di partnership strategiche per l’acquisizione di materie prime attraverso la contrattazione diretta con i Paesi produttori e il ricorso al “baratto internazionale”, assicurando così l’indipendenza e l’affrancamento anche per i Paesi produttori dalle logiche globaliste e monopolistiche di sfruttamento;

  • Il decentramento dei sistemi produttivi su base provinciale, strutturato su un piano “circolare” che contempli: la produzione e co-generazione di energia, la rinascita dell’agricoltura e dell’allevamento, la ripresa della vendita a mescita, lo smaltimento in loco dei propri rifiuti, la sobrietà dei consumi ed il rifiorire delle economie rurali e artigiane;

  • La promozione di tecniche di costruzione, già realizzate in molti Paesi europei, per un’edilizia che conduca ad una totale autonomia energetica, privilegiando l’utilizzo di materiali nazionali e/o a chilometro zero;

  • L’incremento del trasporto tramviario, ferroviario, fluviale e pubblico in generale nelle aree metropolitane e su tutto il territorio nazionale, per diminuire i consumi e l’inquinamento atmosferico e per facilitare la mobilità privata e commerciale.

Potere al Popolo

  • una nuova politica energetica che parta dal calcolo del fabbisogno reale e dalla radicale messa in discussione della Strategia Energetica Nazionale, raccogliendo le rivendicazioni dei movimenti NO TRIV e dei comitati per il NO EOLICO SELVAGGIO e la richiesta di democrazia dei territori contro un modello centralizzato orientato da interessi multinazionali

  • la moratoria sui nuovi progetti estrattivi riguardanti combustibili fossili e lo stop a ogni progetto di estrazione non convenzionale, l’eliminazione dei sussidi pubblici alle fonti fossili o ambientalmente dannose (16 miliardi annui) da utilizzare per la creazione diretta di posti di lavoro nell’efficienza energetica, nelle energie rinnovabili, in ricerca e innovazione tecnologica

  • l’uscita totale dal carbone come fonte di produzione energetica entro il prossimo decennio, l’uso delle biomasse solo da scarti, la pianificazione degli impianti eolici con criteri di tutela paesaggistica e faunistica, lo stop a infrastrutture energetiche come il TAP e Poseidon.





Strategia Energetica Nazionale: i nostri commenti – Parte 1

11 09 2017

Lo scorso 12 giugno è stata avviata una consultazione pubblica sulla nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN).
Abbiamo partecipato alla consultazione e a partire da oggi pubblichiamo il nostro contributo, suddiviso in capitoli per comodità di lettura.
(per scaricare il report completo, cliccare qui)

 

ENERGIE PER L’ITALIA DEL FUTURO

Contributo alla consultazione pubblica sulla Strategia Energetica Nazionale 2017

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Prefazione

Siamo un gruppo di cittadini che credono nel futuro dell’Italia e nel dovere ormai non più differibile di compiere scelte coraggiose e lungimiranti, che consegnino alle nuove generazioni  un Paese moderno, competitivo e finalmente proiettato nel Terzo Millennio.

Nel 2012 sostenemmo un appello [1], in favore della convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia, affinché l’elaborazione di una nuova strategia energetica avvenisse in un contesto trasparente e partecipato, con il contributo tecnico e il confronto tra personalità, enti ed istituzioni scientifiche ed economiche riconosciute a livello nazionale ed internazionale.  Tale appello rimase inascoltato, nonostante fosse stato portato all’attenzione dell’allora Ministro dello Sviluppo Economico Passera, nell’ambito della consultazione pubblica sulla Strategia Energetica del Governo Monti, e in un secondo momento fatto oggetto di un’interrogazione parlamentare, di cui dopo quattro anni non è ancora giunta risposta [2].

Oggi siamo qui, a proporre come allora la convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia, e ad offrire le nostre considerazioni ed osservazioni, nel metodo e nel merito, relativamente alla nuova Strategia Energetica presentata in data 13 giugno 2017 dai Ministri Calenda e Galletti.

 

1 Una questione di metodo: governance energetica

  • Riconosciamo il merito dell’attuale Governo di voler perseguire l’obiettivo di definizione di una nuova Strategia Energetica attraverso un processo trasparente che coinvolga non solo gli organi istituzionali competenti, ma anche le imprese operanti nel settore, le società concessionarie, gli esperti, le associazioni di categoria, nonché i singoli cittadini. Tuttavia, la strada intrapresa ㅡ ed in particolare lo strumento della consultazione pubblica con cui la Strategia viene proposta e sottoposta ad analisi ㅡ si poggia a nostro parere sugli stessi elementi di debolezza che, di fatto, hanno determinato il fallimento della Strategia Energetica Nazionale (SEN) 2013.
  • La SEN 2013, nonostante fosse stata formalmente approvata con un decreto interministeriale e successivamente pubblicata in Gazzetta Ufficiale [3], è rimasta sostanzialmente inapplicata. Il fatto che, a distanza di soli quattro anni, si sia resa necessaria l’elaborazione ex novo di un secondo documento ㅡ e non una semplice revisione o aggiornamento del precedente testo ㅡ evidenzia chiaramente l’insuccesso della prima iniziativa, soprattutto considerando il contesto di una strategia energetica nazionale, il cui orizzonte temporale di riferimento, per lo meno nell’impianto generale, dovrebbe avere un respiro come minimo ventennale, tale da “sopravvivere” alle logiche elettorali, ai cambi di legislatura e/o all’alternarsi di governi e maggioranze parlamentari. I continui mutamenti di rotta rappresentano il primo motivo di sfiducia da parte degli investitori.
  • Al fine di garantire un senso di continuità e coerenza nel percorso di raggiungimento degli obiettivi energetici siglati dall’Italia a livello internazionale, sarebbe doverosa un’analisi dei risultati parziali comunque raggiunti nei quattro anni di vigenza della SEN 2013, nonché una verifica di ciò che non è stato realizzato, stabilendone le cause e discutendone le possibili conseguenze. Tali valutazioni, opportunamente argomentate, dovrebbero costituire il punto di partenza della nuova SEN. Tuttavia, di queste valutazioni nel nuovo documento sottoposto a consultazione non vi è traccia.
  • In misura analoga, la SEN 2017 non fornisce giustificazioni in merito alla modifica e/o alla cancellazione di alcuni degli obiettivi contenuti nel documento precedente (e.g. il sostegno all’attività estrattiva di idrocarburi sul territorio italiano).
  • Nonostante le evidenze riportate nei punti precedenti suggeriscano la necessità di un cambiamento di rotta dal punto di vista metodologico prima ancora che dei contenuti, il percorso di elaborazione della SEN 2017 segue le orme della precedente: nel capitolo 3 del documento sottoposto a consultazione non si evidenziano proposte di cambiamenti significativi nell’iter di approvazione e di attuazione, tali da far sperare in un esito differente rispetto al documento del 2013.
  • In particolare, riteniamo che il processo di consultazione pubblica, pur consentendo ai cittadini ed ai portatori di interesse di offrire il proprio contributo e le proprie competenze nel processo di elaborazione degli indirizzi strategici, di fatto rappresenti un canale di comunicazione unilaterale, che non consente un confronto dialettico tra le parti e rende pertanto meno evidente il processo di convergenza dei diversi contributi.
  • Complessivamente, riteniamo che le argomentazioni a sostegno del percorso che dovrebbe portare all’approvazione della SEN 2017 e successivamente alla stesura del Piano Energia e Clima siano deboli ed insoddisfacenti. In particolare, appaiono in questo contesto poco chiari i criteri e le modalità con cui i Ministeri competenti metteranno in atto il processo di analisi e sintesi delle osservazioni pervenute durante la consultazione pubblica, nonché il loro eventuale recepimento attraverso correzioni, modifiche ed integrazioni al documento finale.
  • Sarebbe innanzitutto utile, anche in risposta alle esigenze di piena trasparenza espresse da più parti e rimarcate nello stesso documento, che il Governo rendesse liberamente accessibili tutti i contributi pervenuti nel corso della consultazione pubblica [4]. Potrebbe quindi venire convocato un tavolo tecnico allargato (e.g. la Conferenza Nazionale sull’Energia) nel quale discutere e condividere le proposte migliorative ed integrative, garantendo in questo modo un processo di sintesi il più possibile trasparente e condiviso.
  • Vaghe e fumose risultano essere anche le proposte di miglioramento della governance del settore energetico, che secondo il Governo dovrebbero facilitare il processo di attuazione delle misure strategiche contenute nella SEN, una volta approvata.  Prendendo atto della rinuncia alla modifica dell’articolo 117 della Costituzione ㅡ che avrebbe riportato in capo allo Stato le competenze in materia di energia ㅡ non è chiaro in che modo si intende dare centralità al ruolo delle Regioni nel processo decisionale, soprattutto per quanto riguarda la definizione, l’approvazione e la realizzazione delle infrastrutture energetiche di rilevanza nazionale, di cui la nuova SEN si fa portatrice (e.g. potenziamento della rete elettrica, nuovi impianti di rigassificazione, gasdotti, centrali termoelettriche, stoccaggio di idrocarburi).
    Fermo restando la necessità di una maggiore cooperazione tra istituzioni regionali, nazionali ed internazionali, non comprendiamo quali siano i termini della proposta relativa all’istituzione della cosiddetta “cabina di regia” nominata a pagina 208 del documento, né comprendiamo in concreto quali siano gli strumenti di cui il Governo si vuole dotare per rafforzare il dialogo con le istituzioni locali e i cittadini, e il ruolo giocato in questo contesto dell’istituto dell’inchiesta pubblica nell’ambito delle procedure di VIA.
  • In definitiva, non risulta affatto chiaro quali siano gli attributi giuridici della Strategia Energetica in esame e dei suoi strumenti attuativi. Al di là delle buone intenzioni, espresse dai continui riferimenti alla necessità di un maggiore dialogo con le Regioni e un ampliamento della partecipazione dei cittadini al processo decisionale: chi deciderà cosa, quando e come?

[1] https://conferenzaenergia.wordpress.com/appello/testo/
[2] http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/00408&ramo=C&leg=17
[3] http://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2013/03/27/73/sg/pdf
[4] Sarebbe stato opportuno rendere pubblici anche i risultati dell’analisi dei gruppi di lavoro verticali promossi dal Governo tra l’autunno 2016 e la primavera 2017, nonché i contributi delle associazioni ambientaliste, sindacali e di categoria coinvolte in fase preliminare, gli Atti dei 5 workshop tecnici, le audizioni delle Autorità indipendenti e dei rappresentanti regionali.

 continua …





A tutta elettricità

4 08 2017

Riportiamo qui l’articolo pubblicato alcune settimane fa sul blog dell’associazione Ekoclub International. Si affronta il tema della mobilità elettrica, che rappresenta uno dei punti più interessanti della Strategia Energetica Nazionale attualmente sottoposta a consultazione pubblica, e sulla quale stiamo elaborando un documento di revisione.

 

Elettrica_ricarica-Ginevra2013
L’auto elettrica è sempre più di moda, non solo nei discorsi da bar o nei garage dei vip.

Se adottati su larga scala, i veicoli elettrici potrebbero mantenere la promessa di ridurre drasticamente le emissioni dei gas c.d. clima-alteranti che derivano dal trasporto su gomma. Hanno, dunque, iniziato a costituire un elemento importante delle strategie energetiche nazionali di diversi Paesi (in primis quelli c.d. sviluppati) per il conseguimento degli obiettivi vincolanti stabiliti nei vari accordi internazionali in tema di “lotta ai cambiamenti climatici”.

Non ci stupisce trovarli citati nel documento di consultazione della Strategia Energetica Nazionale (SEN) pubblicato lo scorso 12 giugno 2017.

MiSE e MATTM attendono di ricevere attenzione e commenti da tutti i portatori di interessi, dal più grande al più piccolo. E a leggere sembra che anche nel nostro Paese i veicoli elettrici siano destinati ad avere un ruolo sempre più importante dal punto di vista economico e politico. L’occasione ci appare dunque più che mai propizia per elaborare alcune riflessioni sul tema.

Innanzitutto va sottolineato che per ottenere un impatto notevole e positivo sulla decarbonizzazione dei consumi energetici, i veicoli elettrici devono diventare l’opzione principale per la maggior parte degli automobilisti. È dunque necessario per i Paesi interessati orientare chiaramente la propria politica energetica verso lo sviluppo prioritario di norme, standard, protocolli ed infrastrutture per un uso diffuso dei veicoli elettrici. Altrimenti, il loro impatto sarà limitato, poco significativo, o peggio negativo. Nel lungo periodo potrebbe anche essere gravemente compromessa la capacità di raggiungere gli obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni, con extra-costi sostenuti a fronte di risultati scarsi o nulli per la salvaguardia dell’ambiente.

Va evidenziato, infatti, che mentre l’industria manifatturiera automobilistica sembra pronta ad affrontare la sfida dello sviluppo di veicoli elettrici per il mercato di massa, non sono ancora visibili progressi sia nello sviluppo di un’infrastruttura efficiente per la ricarica dei veicoli elettrici su larga scala, sia nell’implementazione dei relativi standard e protocolli. Mancano inoltre all’appello norme funzionali per la tariffazione in bolletta domestica o alla colonnina di ricarica. Tutti questi elementi sono essenziali al fine di rendere convincente la proposta dell’elettrificazione del trasporto su gomma agli occhi degli automobilisti proprietari ed eventualmente anche agli occhi di potenziali “clienti” interessati a nuovi modelli di proprietà/utilizzo/condivisione dei veicoli di trasporto personale.

In particolare, l’eventuale costruzione di un’infrastruttura di ricarica per i veicoli elettrici richiederà una collaborazione attiva di molte parti in un campo di gioco particolarmente complesso. Il Governo, il gestore della rete elettrica, varie autorità ed organi nazionali e locali, le società che producono e distribuiscono l’energia elettrica, ma anche le aziende esperte in IT, gli stessi fornitori di punti di ricarica (che, per esempio, potrebbero non coincidere necessariamente solo con gli attuali fornitori di carburante al dettaglio), e così via fino agli utilizzatori finali, tutti dovranno unire i loro sforzi e farli confluire nella realizzazione di una rete “intelligente” (quella famosa “smart grid” di cui si sente sempre più spesso parlare) – un’impresa enorme sia in termini di ingegneria di progetto che di gestione politica.

In secondo luogo va ricordato che, una volta costruite e messe su strada, le auto elettriche possono essere “verdi” solo quanto lo è l’elettricità utilizzata per caricare le loro batterie. Indubbiamente esistono vantaggi immediati in termini di riduzione dell’inquinamento, ma se vogliamo utilizzare le auto elettriche anche per decarbonizzare il nostro sistema energetico, dobbiamo spostare lo sguardo dalla marmitta (che non c’è) alla ciminiera della centrale elettrica (che c’è anche se non si vede).

Tenuto conto dell’intero ciclo di vita, tutte le fonti energetiche ed i relativi impianti utilizzati per la generazione di elettricità emettono nell’ambiente una certa quantità di gas-serra per chilowattora di energia prodotta. Le fonti rinnovabili moderne ed il nucleare sono quelle che producono elettricità con il più basso tenore di carbonio. Tra le fonti fossili, ovvero ad alto tenore di carbonio, il gas naturale è quella che comporta emissioni un po’ più basse, ma comunque con livelli di un ordine di grandezza superiore a nucleare e rinnovabili.

Se consideriamo solo le emissioni associate al loro utilizzo, i risultati più recenti dei test sulle auto elettriche (pure) mostrano valori nella forchetta 20-120 gCO2eq/km (grammi di anidride carbonica equivalente emessi nell’ambiente per chilometro percorso) per i Paesi dell’Unione Europea più industrializzati e popolosi. In Italia si stimano circa 100 gCO2eq/km. Tali valori comprendono nel computo le emissioni dirette ed indirette associate alla generazione, trasmissione e distribuzione dell’elettricità. E come si può intuire variano molto a seconda del diverso mix di fonti ed impianti utilizzati per la produzione dell’elettricità, che può essere più o meno sbilanciato verso un alto tenore di carbonio. Per esempio il valore di 20 gCO2eq/km si riferisce all’utilizzo di veicoli elettrici in Francia, che è attualmente uno dei Paesi leader a livello mondiale nella decarbonizzazione del settore elettrico grazie al contributo preponderante della produzione elettronucleare (75%), associato ad una percentuale “sostenibile” di produzione da fonti rinnovabili (sostenibile in termini di gestione ottimale della rete elettrica).

Per confronto possiamo guardare alla forchetta 100-200 gCO2eq/km per i valori medi delle auto a benzina, e alla forchetta 80-160 gCO2eq/km per quelle diesel. Non dobbiamo però dimenticare che, in termini di emissioni, mediamente i costi della fabbricazione degli autoveicoli sono pari a 40 e 35 gCO2eq/km per quelli alimentati a benzina e diesel rispettivamente. Per quanto riguarda invece la produzione di veicoli elettrici esistono allo stato dell’arte almeno tre scenari con valori compresi tra 50 e 90 gCO2eq/km. E questi scenari non tengono conto del tenore di carbonio associato alla produzione e smaltimento, ossia di un’analisi accurata dell’intero ciclo di vita (come si suol dire “dalla culla alla tomba” – con eventuale riciclo) delle batterie.

Volendo considerare un solo valore di riferimento tra quelli sopra esposti, è opportuno scegliere quello delle nuove generazioni di veicoli turbo diesel: nel medio termine infatti la “sfida automobilistica” più importante in termini di riduzione delle emissioni è quella tra elettricità e gasolio. Per le automobili alimentate a diesel più moderne le valutazioni delle emissioni si attestano attorno ai 90 gCO2eq/km; è quindi davvero difficile sostenere che le auto elettriche alimentate dall’attuale sistema elettrico italiano siano notevolmente migliori.

Bisogna fare di più e meglio.

L’attuale contributo della generazione elettrica rinnovabile e a basso tenore di carbonio all’approvvigionamento energetico del nostro Paese è uno dei più alti in Europa. Tuttavia, se l’Italia vuole soddisfare i propri obiettivi di decarbonizzazione anche attraverso l’utilizzo diffuso di auto elettriche, deve assicurare a queste una “alimentazione più verde” in modo costante. In altre parole, da una parte occorre aumentare la produzione e/o l’importazione dell’elettricità, dall’altra occorre fare in modo che la fornitura elettrica a basso tenore di carbonio sia costante nelle fasce orarie in cui la maggior parte dei veicoli elettrici sono in ricarica.

Il problema va affrontato con ragionamenti sul breve, sul medio e sul lungo periodo.

Inizialmente, i nuovi utilizzatori potranno essere ospitati con un piccolo impatto; ma, all’aumentare dei numeri, già nel medio termine diverrà sempre più concreta la possibilità di mettere in crisi le reti trasmissione e distribuzione dell’elettricità. Successivamente, con un’impennata della popolarità delle auto elettriche, i cambiamenti significativi nel tempo e nella dimensione dei picchi di domanda dell’elettricità potrebbero rendere inevitabile un maggiore utilizzo di generazione elettrica ad alto tenore di carbonio. Infatti, se il sistema di generazione elettrica non verrà rinnovato opportunamente ed in tempo, per soddisfare la richiesta massiccia di elettricità dei nuovi veicoli sarà inevitabile attivare o mantenere attive centrali termoelettriche a carbone o gas, ed usarle in finestre temporali in cui di norma sarebbe prevista una copertura quasi esclusiva dei consumi elettrici da parte delle fonti rinnovabili. Un aiuto potrebbe arrivare dalle importazioni. Oggi come oggi, però, considerato lo stato attuale dell’interconnessione delle reti elettriche europee e le strategie energetiche dei nostri vicini, è davvero difficile, se non azzardato, stimare un contributo efficace e risolutivo di un’eventuale importazione ad hoc dell’elettricità necessaria da Paesi produttori con mix fortemente sbilanciato verso rinnovabili e/o nucleare.

Dunque, se da una parte è vero che, in termini di consumo energetico annuo, teoricamente i requisiti di potenza aggiuntivi causati da un utilizzo su larga scala di veicoli elettrici sono gestibili; dall’altra è anche vero che fornire una sufficiente potenza elettrica a basso tenore di carbonio in momenti di picco di domanda sarà impresa assai più difficile. Si tratta infatti di adattare una domanda e dei requisiti di carica molto diversi e variabili nel tempo ad una offerta fluttuante ed imprevedibile; dato che la generazione elettrica integrata in Italia è già ora non facilmente controllabile e una buona percentuale della produzione a basso tenore di carbonio proviene da fonti rinnovabili aleatorie.

Ma attenzione, perché è su questo che si gioca il tutto: qualora non fosse possibile ottenere questo tipo di fornitura, nella realtà dei fatti verrà mancato del tutto l’obiettivo di riduzione delle emissioni tramite l’elettrificazione del trasporto su gomma, ovvero si otterrà solo un contributo minimo – per non dire irrilevante – a fronte di costi enormi, economici e politici.

L’inevitabile osservazione finale è che per avere un effetto importante, l’introduzione delle auto elettriche in Italia oltre che sui grandi numeri deve essere basata su di una decarbonizzazione pressoché totale dell’approvvigionamento elettrico. Questo significa attuare l’implementazione graduale e ben pianificata di un nuovo sistema energetico, ossia un enorme programma di cambiamento economico, supportato da una volontà politica salda.

Di Paolo Errani –

Fonti principali consultate:

The Royal Accademy of Engineering – report “Electric vehicles: charged with potential”, 2010

IPCC – special report “Renewable Energy Sources and Climate Change Mitigation”, 2012

  1. Wilson, Shrink That Footprint – report “Shades of Green: Electric Cars’ Carbon Emissions Around the Globe”, 2013
  2. Noori et al., “Electric vehicle cost, emissions, and water footprint in the United States: Development of a regional optimization model” https://doi.org/10.1016/j.energy.2015.05.152
  3. C. Onat et al., “Conventional, hybrid, plug-in hybrid or electric vehicles? State-based comparative carbon and energy footprint analysis in the United States” https://doi.org/10.1016/j.apenergy.2015.04.001




Le sfide della decarbonizzazione

4 05 2017

Anche quest’anno “Energie per l’Italia del Futuro” e “Comitato Nucleare e Ragione” saranno presenti al festival scientifico “Fare i Conti con l’ambiente – Ravenna 2017“, ospiti di Labelab ed Ekoclub International.
Il workshop in programma, intitolato “Il Bosco coltivato ad Arte – Le Sfide della decarbonizzazione”, avrà luogo il 19 maggio presso il Palazzo Rasponi dalle Teste a Ravenna.
Per prenotazioni e informazioni: http://www.labelab.it/ravenna2017/events/workshop-r-il-bosco-coltivato-ad-arte-iii-edizione-le-sfide-della-decarbonizzazione/

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Il camaleontismo di Michele Serra sull’uso e abuso dello strumento referendario.

20 10 2016

[La riforma costituzionale, su cui gli elettori italiani sono chiamati ad esprimersi con il referendum del 4 dicembre 2016, tocca tra le altre cose il tema fondante di questo spazio virtuale, ossia la questione energetica italiana, riaccentrandone le competenze. Torneremo sull’argomento. Nel frattempo proponiamo alcune riflessioni su di una particolare incongruenza che abbiamo colto a latere dell’animata discussione in atto.]

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Indro Montanelli soleva rimproverare agli Italiani il fatto di avere la memoria corta. Ed effettivamente questo tratto del carattere italico, forse forgiato da secoli di occupazioni straniere e malgoverno, pare aver fatto la fortuna di politici, giornalisti e truffatori di ogni risma, i quali si sentono sicuri nel dire tutto e il suo contrario senza mai pagare dazio.
Almeno così è stato sino all’avvento di internet. Ora laddove difetti la memoria, alcuni secondi di ricerca su Google sono sufficienti a smascherare i sepolcri imbiancati.
Che dire dunque di Michele Serra, che comodamente, dalla sua Amaca, ci ammonisce su quanto sia inopportuno chiedere alla casalinga di Voghera di esprimersi sulla riforma costituzionale?

“ci sono materie che competono gli esperti, e chiedere alla casalinga di Voghera e al barista di Trani di pronunciarsi sul bicameralismo imperfetto è puro sadismo (sì, sono un antireferendario e sempre lo fui)”

Michele Serra, 16 ottobre 2016

Una presa di posizione netta con cui in linea di principio, senza voler scendere nel merito del quesito referendario, si potrebbe facilmente concordare. Rincarata per altro dalla professione di fede antireferendaria (sì, sono un antireferendario e sempre lo fui). Peccato non sia vero.
Lo stesso Michele Serra infatti nel non lontano 2011 chiamava tutti al voto in occasione del referendum sul nucleare e sull’acqua pubblica, addirittura invitando a convincere gli incerti e gli indifferenti.

“Chiedete a tutti di andare a votare, discutere con gli incerti e con gli indifferenti, non vergognatevi di sentirvi propagandisti importuni, così come non mi vergogno di scrivere queste righe di smaccata propaganda politica. La posta è alta, il contenuto dei quesiti molto rilevante. Specie i due referendum sull’acqua chiedono di rimettere l’accento sulla dimensione pubblica della nostra convivenza. La politica è tornata. Dite a tutti di tornare alla politica.”

Michele Serra, 7 giugno 2011

In quell’occasione, il tentativo del Governo in carica (Berlusconi) di sottrarre un argomento delicato e strategico come il nucleare al voto della casalinga di Voghera veniva additato dal retore dell’Amaca come un goffo, spregevole trucco.

“Il goffo, spregevole trucco del governo per evitare il referendum sul nucleare, a rivederlo adesso dopo la sentenza della Cassazione, sembra esattamente quello che è: un goffo, spregevole trucco. “

Michele Serra, 3 giugno 2011

L’unico spregevole trucco è il tentativo di Michele Serra di costruire per sé una reputazione antireferendaria mai esistita. O dovremmo forse sottintendere un più subdolo (per quanto diffuso nei media italiani) disprezzo per il sapere scientifico, che, a differenza del nobile diritto costituzionale, sarebbe alla portata di tutti?

sino





Il Bosco coltivato ad Arte – 2^ edizione, focus biomasse

18 05 2016

COMUNICATO STAMPA

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Energie per l’Italia del Futuro” ed “Ekoclub Ravenna” anche quest’anno partecipano al festival tecnico scientificoFare i conti con l’ambiente”, ed hanno organizzato il Workshop M previsto in programma venerdì prossimo, 20 maggio 2016.

Siamo alla seconda tappa di un percorso studiato per affrontare questioni ambientali ed energetiche con uno spirito rinnovato.
Partendo dalla constatazione che l’ambiente che ci circonda, in special modo qui in Italia, è antropizzato anche nei suoi aspetti più “naturali” (seppure in modo impercettibile per uno sguardo distratto), abbiamo cercato di inserire tali tematiche in un contesto più ampio, che non trascuri aspetti culturali inscindibili dall’attività dell’Uomo.
Nell’edizione di quest’anno “Il Bosco coltivato ad Arte” è l’occasione per unire diversi punti di uno scenario che comprende lo stato di salute delle nostre foreste, le emissioni di gas climalteranti, il ciclo del carbonio, l’utilizzo del suolo e delle nuove e vecchie forme di bio-energie. Filo conduttore è ovviamente l’anidride carbonica, la principale tra le emissioni provenienti dall’attività dall’Uomo, ma anche, tramite il processo di fotosintesi, il mattone più essenziale della vita sulla Terra.

Ne parliamo con

Luigi Mariani, Agronomo dell’Università degli Studi di Milano – Disaa, che ci accompagnerà a cogliere l’essenza di questo composto chimico sempre più oggetto di una cattiva fama;

Luana Gasparini, Responsabile Sistema di Gestione Ambientale del Comune di Ravenna, che ci spiegherà come sia possibile e quanto sia importante avvicinare le giovani generazioni all’ambiente “naturale” che stanno per ereditare;

Pierluigi Totaro, Fisico nucleare, che ci farà riflettere sui “costi nascosti” delle biomasse (una fonte di energia rinnovabile alquanto discussa) analizzando l’intero ciclo di produzione e trasformazione “dalla culla alla tomba”;

Paolo Errani, Fisico professionista, che cercherà di illustrarci come lo sviluppo della tecno-scienza potrebbe incontrare nel ciclo del carbonio un valido alleato per un progresso del benessere materiale davvero sostenibile.

Vi aspettiamo numerosi.