Energie per l’Italia del futuro

24 04 2015

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Da otto anni si svolge a Ravenna la manifestazione “Fare i conti con l’ambiente”, un evento declinato in tecnica, cinema, musica e arte.
Quest’anno la manifestazione si terrà dal 20 al 22 maggio e vi ha trovato spazio una conferenza che si preannuncia particolarmente invitante.
È centrata su di una parola, “energia”; ma altre parole le ruotano intorno, parole di cui, a nostro parere, non di rado si abusa, ma che in questo contesto paiono alla ricerca del loro autentico significato: natura, tecnica, cultura, storia, industria, bellezza, sviluppo, sentimento e ragione.
Il titolo, “Energie per l’Italia del futuro”, potrebbe apparire pretestuoso; in verità gli ideatori, Davide Giusti e Paolo Errani (due nomi a noi noti), si accingono a dare vita all’evento con un approccio molto interessante. Si propongono, infatti, come manovali per una giornata di lavoro.
Una giornata in cui un unico evento si presenterà in modo articolato, sotto forma di tre “officine” distinte, nelle quali allocare dati di fatto e faccende, ma anche idee ed avventure intellettuali: tutte cose solo all’apparenza tra di loro scollegate.
A voi la locandina principale:

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Qui di seguito i link per registrarsi alle tre officine:

http://www.labelab.it/ravenna2015/events/conferenza-energia/

http://www.labelab.it/ravenna2015/events/conferenza-5-officina-1-1-il-bosco-coltivato-ad-arte/

http://www.labelab.it/ravenna2015/events/conferenza-5-officina-1-2-rifiuti-utili/





L’ottimo (?) compromesso dell’Unione Europea su energia e clima

19 12 2014

Per consentire ai nostri lettori di orientarsi e comprendere maggiormente in cosa consistono i nuovi obiettivi su clima ed energia per il 2030, recentemente approvati dai leader dell’Unione Europea, riproponiamo un’ottimo articolo pubblicato sulle pagine dell’associazione Ekoclub International.
L’articolo originale è reperibile qui.

Lo scorso 23 ottobre in un vertice a Bruxelles i leader europei hanno concordato i nuovi “obiettivi climatici ed energetici” per il 2030. Si tratta di una riduzione di “almeno” il 40% (rispetto ai valori del 1990) delle emissioni di gas ad effetto serra [1], e di un incremento del contributo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, che dovrà essere supportato al fine di raggiungere il traguardo del 27%.
Le reazioni delle parti interessate variano dall’amara delusione di alcune ONG e degli “avvocati” dell’efficienza energetica all’accettazione riluttante degli stakeholder e degli investitori coinvolti nell’industria delle fonti rinnovabili. I responsabili politici dell’UE insistono nel dichiarare un successo.
Prima di addentrarci nei dettagli di quanto discusso e deciso a Bruxelles, vale la pena chiarire cosa significhino le percentuali riportate. Partiamo con il dare uno sguardo allo “stato dell’arte” della produzione di elettricità da fonte rinnovabile nell’Europa-a-27. Qui di seguito alcuni grafici dovrebbero illustrare la situazione in modo eloquente:

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Si vede che nel settore della produzione di energia elettrica il traguardo del 27% non è lontano per le rinnovabili. È inoltre evidente che tra queste continua ad avere un ruolo preponderante l’idroelettrico, mentre la spinta maggiore l’hanno dimostrata eolico e biomasse. (N.B. nel grafico l’incenerimento dei rifiuti comprende sia quelli agricoli che quelli urbani, e le biomasse comprendono quelle solide, quelle liquide ed il biogas.) La fonte solare ha fatto un salto notevole in 12 anni; ma nel complesso, nell’Unione Europea, non ha ancora raggiunto il traguardo del 10%, come contributo alla produzione di elettricità da rinnovabili. E questo 10% diventa poco più del 2% sul totale di 3075 TWh prodotti nel 2012. (N.B. 1 terawattora [TWh] è pari a 1 miliardo di chilowattora [kWh].) L’energia del mare (onde, flussi e maree) e della terra (geotermia) continuano ad avere un ruolo marginale [2].
Occorre, tuttavia, tenere conto che i consumi energetici non riguardano solo l’utilizzo dell’elettricità.
Cosa si può fare per incidere anche sulle altre voci di consumo?
Per esempio, si può incrementare il contributo delle fonti rinnovabili cambiando i sistemi con cui riscaldiamo e raffreschiamo gli edifici ed utilizzando pompe di calore geotermiche. Oppure si possono scaldare gli ambienti utilizzando biomasse in modo efficiente, come nel caso delle stufe a pellet. Oppure si possono utilizzare pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria. Oppure si possono elettrificare i consumi e contemporaneamente aumentare gli impianti per la generazione di elettricità da fonte rinnovabile.
Passiamo, ora, all’altro 27%.
Quando si parla di aumentare l’efficienza energetica, si intende “in soldoni” ridurre il consumo di energia e prevenirne gli sprechi.
Le possibilità di riduzione attuali sono notevoli, in particolare nei settori ad elevato consumo di energia, quali il settore dell’edilizia, delle industrie manifatturiere, della conversione dell’energia (e.g. produzione di elettricità), e dei trasporti. Per fare alcuni esempi concreti, la coibentazione di pareti verticali, tetto e solai di un edificio permette di utilizzare meno energia per raggiungere e mantenere una temperatura confortevole. L’installazione di lampade fluorescenti o a LED riduce, invece, la quantità di energia necessaria per raggiungere lo stesso livello di illuminazione rispetto all’utilizzo di tradizionali lampadine a incandescenza.
Già alla fine del 2006 l’UE si era impegnata a ridurre del 20% il consumo annuo di energia primaria entro il 2020. Per conseguire questo obiettivo, sono stati mobilitati sia i cittadini che i responsabili politici e gli operatori del mercato. Sono state fissate, infatti, norme minime di rendimento energetico e regole precise in materia di etichettatura, applicabili ai prodotti, ai servizi ed alle infrastrutture.
Per quanto concerne la riduzione del 40% delle emissioni di gas serra, occorre distinguere tra quelle che rientrano nel sistema ETS (Emission Trading Scheme) e quelle contabilizzate al di fuori. Per intenderci, la “parte non-ETS” riguarda le emissioni provenienti dagli edifici, dai trasporti e dall’agricoltura, la “parte ETS” tutto il resto – fatta salva qualche eccezione.
Nel “gioco delle parti” dovrebbe avere un ruolo sempre più importante la tecnologia CCS, ossia quella che permette la cattura e lo stoccaggio (detto anche “sequestro”) dell’anidride carbonica presente nei fumi di combustione esausti o, prima della combustione, nei gas di combustione.
Il sistema ETS consiste essenzialmente in uno scambio di quote di emissione, ed è considerato lo strumento principale con cui in Europa si applica il famoso Protocollo di Kyōto.
La Direttiva ETS prevede che dal primo gennaio 2005 gli impianti “grandi emissori” dell’UE non possano funzionare senza ricevere un’autorizzazione ad emettere gas-serra. Ogni impianto autorizzato deve compensare annualmente le proprie emissioni in base a delle quote. Tali quote possono essere acquistate nell’ambito di aste pubbliche europee o sul mercato. Possono anche essere ricevute a titolo gratuito.
Il quantitativo totale delle quote in circolazione nel sistema ETS è definito a livello comunitario in funzione degli obiettivi dell’Unione Europea. Per il 2030: -43% emissioni rispetto ai livelli del 2005.

CO2

Nel 2013 il totale delle quote in circolazione nel sistema ETS ha seguito una tendenza di riduzione annuale pari all’1,74%. Vale a dire che ogni anno, da qui al 2030, il quantitativo totale delle quote di emissioni disponibili nell’Europa-a-27 dovrebbe continuare ad essere ridotto del 2% circa.
Si era detto -40% (in tutto) dal 1990 al 2030. Abbiamo visto che per i “grandi emissori” questo si traduce in un -43% (dal 2005 al 2030), il resto spetta agli “emissori non-ETS” e si traduce in un -30% (dal 2005 al 2030). Quest’ultima “fetta della torta” sarà composta mettendo insieme obiettivi nazionali e negoziabili. Gli Stati membri potranno, infatti, scambiare questi obiettivi, o parti di essi. Il tutto distribuendo gli sforzi sulla base del relativo PIL pro capite.
Si noti che il trasporto rimane la fonte delle emissioni di gas serra in più rapida crescita nella UE.
Torniamo, ora, alla politica.
È importante ricordare che gli obiettivi saranno sottoposti a revisione una volta conclusi i “Colloqui sul Clima”, che si terranno presso le Nazioni Unite a Parigi nel dicembre 2015.
Questo ha messo in maggiore allerta chi oggi è già deluso; ma il presidente (uscente) del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy ha insistito nel dire: “siate certi, non andremo al di sotto di quello che abbiamo concordato oggi”. D’altra parte, i leader europei sono stati molto chiari: gli obiettivi per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili non verranno tradotti in obiettivi vincolanti a livello nazionale. E questo è senz’altro uno degli aspetti che più ha agitato la discussione, o meglio che ha suscitato la delusione di chi auspicava obiettivi più ambiziosi che incentivassero maggiori investimenti.
In ogni caso ora la palla passa all’ex primo ministro polacco Donald Tusk che entrerà in carica nel mese di dicembre.
Anche questo è un aspetto interessante, da non sottovalutare: i Paesi dell’Europa centrale ed orientale, riuniti nel Gruppo di Visegrád, sono riusciti ad ottenere agevolazioni finanziarie consistenti, in cambio della firma al pacchetto, proprio perché guidati dalla Polonia. La loro più grande vittoria consiste nel fatto che gli Stati membri con un PIL pro-capite inferiore al 60% della media dell’UE possono scegliere di continuare a finanziare il settore energetico e/o a rilasciare “quote a titolo gratuito”, fino al 2030.

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Alcuni si sono lamentati del fatto che tutto questo è semplicemente un altro modo per sostenere la produzione di elettricità da impianti a combustibili fossili. Il che non aiuterebbe a trasformare il sistema energetico. In realtà, è ben noto l’interesse del Gruppo di Visegrád a lanciare (Polonia in primis) o rilanciare il settore elettronucleare, ed anche questo necessita di opportuno sostegno.
Infine, per mantenere la competitività dell’industria europea, le conclusioni del vertice prevedono che continueranno ad essere concesse dopo il 2020 delle quote di “emissioni libere” a tutte quelle industrie che sono a rischio di ri-localizzazione, ossia che potrebbero essere tentate di lasciare l’Europa per regioni che hanno vincoli più deboli sulle emissioni di gas ad effetto serra.
Facciamo dunque il punto, proponendo alcuni spunti di riflessione, nella speranza che siano di aiuto a chi legge per elaborare liberamente il proprio giudizio:

  • Obiettivo 40% di riduzione delle emissioni di gas serra rispetto ai valori del 1990
    Non pochi sono rimasti delusi anche da questo obiettivo. Forse un’ulteriore sguardo al grafico qui sopra, dove si vede il punto di arrivo al 2050, potrebbe essere fonte di consolazione.
    Trasformazioni più veloci dei sistemi produttivi implicano necessariamente maggiori costi energetici. In altre parole, le transizioni energetiche richiedono energia per essere compiute e stringendo i tempi di transizione è molto probabile che si ottengano sia maggiori costi sia maggiori emissioni.
    Tra le altre cose si è stabilito che il sistema ETS deve essere integrato con un meccanismo che permetta di stabilizzare il mercato. In che modo, non è dato sapere – per ora i dettagli non sono pervenuti.
    Negli ultimi anni il prezzo per l’acquisto del diritto di emettere una tonnellata di anidride carbonica è stato basso, in quanto soppresso dalla riduzione della domanda di energia, e dalle disposizioni che hanno concesso permessi generosi agli impianti a combustibili fossili esistenti.
    Le quote di “emissioni libere”, permettono ai Paesi in maggiore difficoltà (o più indietro nel cammino dello sviluppo) di tutelare un numero non trascurabile di posti di lavoro.
  • Obiettivo 27% di energia da fonti rinnovabili
    Considerata l’Europa-a-27 nel suo insieme, il traguardo nella produzione di energia elettrica è vicino. Chi si aspettava un traguardo più ambizioso in vista del quale alimentare il proprio settore industriale/finanziario ha espresso con forza la propria delusione.
    Per chi ha interessi consolidati, più o meno incentivati e/o sussidiati, e circoscritti nel settore degli impianti di generazione di potenza (soprattutto quelli di grandi dimensioni) le possibilità di espansione del mercato sembrano essersi ristrette. E con queste la possibilità di offrire/garantire posti di lavoro.
    Per molti Paesi (soprattutto quelli più “ricchi”) l’impegno della rete elettrica da parte di sistemi a fornitura intermittente ha raggiunto da tempo livelli di guardia. Inoltre, esistono limiti fisici, legati alla disponibilità delle fonti rinnovabili ed all’uso del territorio.
    Rimangono, tuttavia, “ampi spazi di manovra”: innanzitutto, un Paese membro che vuole spingere al massimo le energie rinnovabili sarà libero di farlo ─ non ci sono vincoli nazionali; inoltre, i consumi energetici non riguardano solo l’utilizzo dell’elettricità.
    Rimane anche spazio per il recupero energetico dei rifiuti, a valle della raccolta differenziata e del riciclaggio. Per alcuni materiali il riciclo all’infinito è impraticabile, oltre ad essere dannoso per l’ambiente a causa dell’impiego massiccio di energia e di composti chimici.
    Infine, i Paesi che desiderano impegnarsi nella de-carbonizzazione [3] utilizzando la produzione elettronucleare sono liberi di farlo. E questo non è necessariamente un punto a sfavore delle rinnovabili. La concorrenza tra queste due fonti nel campo dei finanziamenti pubblici (incentivi, sussidi, ecc.) potrebbe essere un problema; ma, se l’obiettivo primario rimane la riduzione delle emissioni di gas serra, sono possibili mix molto interessanti ed efficaci.
    In generale, potrebbe rivelarsi di grande aiuto l’aumento del coefficiente di interconnessione della rete elettrica. Altrettanto interessante potrebbe essere il miglioramento del sistema di trasporto e dispacciamento del gas tra i vari Stati membri dell’Unione Europea.
  • Obiettivo 27% di efficienza energetica
    Il problema principale potrebbe essere quello di non avere un vincolo a livello comunitario.
    Anche qui lo spazio di manovra è ampio; ma la libertà di decisione lasciata ai singoli Stati membri potrebbe entrare in contrasto con i desiderata di chi punta al finanziamento delle rinnovabili, o del nucleare, o in generale dei sistemi esistenti.

Note:[1] Il vapore acqueo (H2O), il biossido di carbonio (CO2) – meglio noto come anidride carbonica, l’ossido di diazoto (N2O) – meglio noto come protossido di azoto, e il metano (CH4) sono i principali gas serra presenti nell’atmosfera terrestre. Ne esistono molti altri, che hanno bassissime concentrazioni in atmosfera ma possono rimanervi a lungo con effetti non trascurabili. Il Protocollo di Kyōto, e quindi la Commissione Europea, regolamenta le emissioni di CO2, N2O, CH4, esafluoruro di zolfo (SF6), idrofluorocarburi (HFCs) e perfluorocarburi (PFCs).

[2] Lo storico si ferma al 2012. Per il 2013 siamo riusciti a trovare i dati concernenti la produzione di elettricità di singoli Paesi, come Germania e Regno Unito, ma non quelli della UE nel suo insieme. Il fatto non ci stupisce: è prassi, ad esempio, della IEA pubblicare i dati circa 15 mesi dopo la chiusura dell’anno in esame.

[3] Per decarbonizzazione si intende il processo di cambiamento del rapporto carbonio-idrogeno nelle fonti di energia. La prima fonte primaria per l’Uomo è stata la legna, caratterizzata da un elevato rapporto carbonio-idrogeno (10:1). Il carbone fossile, invece, ha soltanto due atomi di carbonio ogni atomo di idrogeno (2:1). Con il petrolio il rapporto vede scambiati i valori (1:2), ossia per ogni atomo di carbonio esistono due atomi di idrogeno. Con il gas naturale si ha un ulteriore progresso (1:4). Con nucleare e rinnovabili si va oltre: fatta eccezione per le biomasse, queste fonti prevedono l’utilizzo di processi che comportano emissioni di carbonio limitate solo alla fase di fabbricazione/costruzione/manutenzione di impianti, sistemi ed apparecchiature.

Fonti principali:

European Council (23 and 24 October 2014) – Conclusions on 2030 Climate and Energy Policy Framework
http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/ec/145356.pdf

The Shift Project Data Portal:
http://www.tsp-data-portal.org/Breakdown-of-Electricity-Generation-by-Energy-Source#tspQvChart

Commissione Europea – Climate Action:
http://ec.europa.eu/clima/policies/roadmap/milestones/index_en.htm

Statistiche dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA):
http://www.iea.org/publications/freepublications/publication/KeyWorld2014.pdf





“La bolletta energetica di oggi e domani”: appuntamento a Trieste Next

23 09 2014

Nell’ambito della terza edizione di “TRIESTE NEXT – Salone Europeo della Ricerca Scientifica“, quest’anno intitolato ENERGETHIC e dedicato al tema dell’energia, avrà luogo il 28 settembre a Trieste il convegno intitolato:

La bolletta energetica di oggi e domani. Cittadini, scienza e istituzioni: un confronto per la nuova Strategia Energetica

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L’evento è co-organizzato dall’Università di Trieste e dal Comitato Nucleare e Ragione, con il seguente programma:

Introduce

Vanni Lughi, docente di Scienza e tecnologia dei materiali, Università di Trieste

Intervengono

Guido Bortoni, presidente Autorità Energia Elettrica, Gas e Sistema Idrico
Massimo Bruno,  responsabile relazioni istituzionali Enel
Livio De Santoli, docente di Impianti tecnici, Università La Sapienza di Roma
Umberto Laureni, assessore all’Ambiente ed Energia, Comune di Trieste
A seguire, tavola rotonda con
Massimo Bruno, responsabile relazioni istituzionali Enel
Livio De Santoli, docente di Impianti tecnici, Università La Sapienza di Roma
Maurizio Fermeglia, rettore Università di Trieste
Umberto Laureni, assessore all’Ambiente ed Energia, Comune di Trieste
Vanni Lughi, docente di Scienza e tecnologia dei materiali, Università di Trieste
Renato Angelo Ricci, presidente Associazione Galileo 2001
Stefano Saglia, membro Consiglio di Amministrazione TERNA
Federico Testa, commissario ENEA

Modera
Davide Giusti, ricercatore e tecnologo ENEA

La Tavola Rotonda sarà incentrata sul rapporto tra istituzioni e mondo della ricerca, in merito al possibile sviluppo di una più stretta collaborazione nella definizione di una strategia energetica sostenibile, competitiva ed efficiente. Verranno anche analizzate le problematiche legislative, ovvero i conflitti di competenza tra Stato e Regioni, che tuttora ostacolano l’adozione di politiche coerenti e di lungo termine.
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L’evento avrà luogo alle ore 15:30 presso il Ridotto del Teatro Verdi di Trieste. L’ingresso è libero ma invitiamo tutte le persone interessate a partecipare, a registrarsi sul sito http://www.triestenext.it, per prenotare così un posto in sala.

Il Comitato Nucleare e Ragione, promotore dell’appello per la Conferenza Nazionale sull’Energia, ora più che mai è in prima linea nel promuovere un dibattito serio e ragionato tra i cittadini, le istituzioni scientifiche e gli amministratori, sulle tematiche energetiche.





Energia Sostenibile – senza aria fritta. Conoscere per scegliere … e fare la differenza

22 05 2014

Nell’ambito della manifestazione culturale “Fare i conti con l’ambiente – Ravenna 2014”, in corso di svolgimento, si terrà tra poche ore un Workshop dal titolo:”Energia: come fare la differenza?”. In questa occasione verrà presentata la traduzione in lingua italiana del libro “Sustainable Energy- without the hot air” (“Energia Sostenibile – senza aria fritta”) del prof. David JC MacKay dell’Università di Cambridge (UK).
All’evento interverrà Paolo Errani, fisico professionista e socio del Comitato Nucleare e Ragione, uno dei i curatori dell’opera di traduzione assieme ad Alessandro Pastore, professore della Alma Graduate School, e Simone Gallarini, Ingegnere Energetico.
Il testo in questione, pur partendo da un’analisi incentrata sulla situazione specifica del Regno Unito, è già molto noto in giro per il mondo e riteniamo sia destinato a diventare una pietra miliare per ogni discussione inerente alle problematiche energetiche di qualsiasi Paese o comunità di stati.
Proponiamo in anteprima su questo sito, per i nostri lettori, una sinossi del volume a cura dello stesso Paolo Errani. Con questo intendiamo, da oggi e per i prossimi mesi, riprendere e ravvivare un dibattito, serio ed equilibrato, sulle strategie energetiche che l’Italia vorrà adottare per rimettere in carreggiata la propria economia.
Vi auguriamo buona lettura!

Energia Sostenibile – senza aria fritta”

David J C MacKay 1

Sinossi 2

La dipendenza dall’energia di origine fossile non è sostenibile. Il cosiddetto mondo sviluppato ricava circa l’80% dell’energia bruciando combustibili fossili. Questo non è sostenibile per tre motivi. Primo, quei combustibili fossili che sono ora facilmente accessibili prima o poi finiranno. Secondo, bruciare combustibili fossili comporta emissioni con un impatto sul clima che può rivelarsi pericoloso. Terzo, anche se non abbiamo a cuore il problema del cambiamento climatico, una drastica riduzione del consumo dei combustibili fossili rimane una mossa saggia in termini di messa in sicurezza delle forniture energetiche: un crescente e continuo consumo di petrolio e gas presto spinge ad importazioni da Paesi stranieri non affidabili. Come interrompere la nostra dipendenza dai combustibili fossili? Non mancano i suggerimenti su come “fare la differenza”; ma il grande pubblico è confuso, incerto se le soluzioni proposte siano risolutive o solo semplici foglie di fico. Le persone sono giustamente sospettose quando alcune aziende affermano che comprando il loro prodotto “verde” si è già fatta “la propria parte”; ugualmente sono incerte quando si parla di strategia nazionale per l’energia. Per esempio, soluzioni come decentralizzazione e micro-cogenerazione di calore ed elettricità sono soluzioni abbastanza verdi? I parchi eolici sono “una mera iniziativa per aumentare le credenziali ambientali dei nostri leader politici”? L’energia nucleare è necessaria? Abbiamo bisogno di un piano che abbia un reale e significativo impatto sulla questione. La buona notizia è che questo piano può essere delineato; quella brutta è che la realizzazione di questo piano non sarà facile.
L’autore di Energia Sostenibile – senza aria fritta, Regio Professore di Ingegneria presso l’Università di Cambridge, parte com’è ovvio da considerazioni che attengono al suo Paese, la Gran Bretagna; ma il lettore è presto accompagnato verso concetti generali che permettono di esportare ovunque nel mondo le conclusioni tratte nelle realtà specifiche delle isole britanniche. Tali conclusioni sono supportate da un ragionamento critico, dati concreti e supposizioni sufficientemente solide da resistere sia allo svilupparsi delle tecnologie in esame che al mutare dell’humus economico e politico nel quale è nato il ragionamento.

Parte I – Numeri, non aggettivi

Un Paese come la Gran Bretagna, rinomato per avere vento, onde e maree in abbondanza può davvero vivere grazie all’energia prodotta dalle proprie fonti rinnovabili? Non basta, infatti, sapere che una fonte di energia è “abbondante”; occorre comparare questo dato con un altro altrettanto “abbondante”, il nostro consumo energetico. E per fare questo paragone occorrono numeri, non aggettivi. Quando si usano i numeri, spesso il loro significato è offuscato dalla loro grandezza. I numeri sono scelti più per impressionare e per rendere convincente la propria tesi che per informare. Qui, al contrario, lo scopo è quello di presentarli in maniera oggettiva, in modo che rappresentino dati di fatto, che siano comprensibili, comparabili e memorizzabili. Il significato dei numeri diventa maggiormente accessibile quando è riportato alla dimensione personale, all’unità di misura “per persona”. Per questo motivo, l’energia consumata è misurata in chilowattora (kWh), la stessa unità di misura che viene usata nelle bollette elettriche, per persona. L’unità di misura della potenza prodotta è espressa, invece, in chilowattora al giorno per persona (kWh/gg/persona). Una delle ragioni per preferire le unità di misura rapportate alla persona è che rendono più facili i paragoni con altri Paesi o regioni del mondo. Per esempio, si supponga di parlare d’incenerimento dei rifiuti e di venire a sapere che questa forma di produzione di energia in Gran Bretagna è pari a 7 tera-wattora all’anno, mentre in Danimarca si hanno 10 TWh/anno. Questo dato può essere di aiuto per dire che la Danimarca brucia “più” rifiuti della Gran Bretagna? Ovvero, quanti rifiuti sono bruciati per persona? Danimarca, 5 kWh/gg/persona; UK, 0.3 kWh/gg/persona. I Danesi bruciano 13 volte più rifiuti dei Britannici. Avendo normalizzato l’unità di misura dell’energia rispetto alla persona, alla fine si ha un libro più fruibile, una base utile per costruttive discussioni sull’energia sostenibile in giro per il mondo.

Con semplici ed onesti numeri sulla tavola, si è in grado di rispondere alle seguenti domande:

  • Un Paese come la Gran Bretagna può ragionevolmente pensare di poter vivere grazie all’energia prodotta dalle proprie fonti rinnovabili?
  • Un passaggio rapido verso tecnologie avanzate può permetterci di eliminare le emissioni di anidride carbonica senza cambiare il nostro stile di vita?

Nella prima parte del libro viene costruita, da un lato, una colonna rossa che riporta l’energia consumata da un insieme di attività del britannico medio e, dall’altro, una colonna verde che riporta la stima dell’energia ricavabile da tutte le possibili fonti rinnovabili disponibili in Gran Bretagna. Nello stimare i numeri della colonna rossa, vengono via via sfatati molti miti. Per esempio, quello che “lasciare il caricabatteria del telefonino sempre inserito nella presa elettrica è un atto criminale contro l’ambiente”. La verità è che un caricabatteria per cellulari consuma mediamente 0.01 kWh/gg. La quantità di energia risparmiata staccando dalla spina il caricabatteria quando non è in uso è pari all’energia consumata guidando un automobile media per un secondo. Staccare in maniera maniacale il caricabatteria dalla spina è come pretendere di svuotare con un cucchiaino l’acqua imbarcata dal Titanic mentre affonda. Si stacchi il caricatore, ma si prenda atto di quanto piccolo sia tale gesto. Occorre non farsi distrarre dal detto che afferma: “ogni piccola azione aiuta”. Nel campo dell’energia, “se tutti compiamo solo piccole azioni, raggiungeremo solo un piccolo risultato”.

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La prima parte del libro arriva a due chiare conclusioni per la Gran Bretagna. Primo, ogni fonte energetica rinnovabile – affinché la produzione possa offrire un contributo comparabile all’odierno livello di consumo – deve occupare una parte significativa della superficie del Paese. Per esempio, al fine di coprire un quarto del consumo energetico attuale attraverso biocombustibili, all’incirca il 75% della superficie della Gran Bretagna dovrebbe essere dedicato a queste colture. Al fine di coprire il 4% del consumo energetico con soluzioni che ricavano l’energia dalle onde del mare, si dovrebbero costruire dei parchi marini lungo 500 km di costa atlantica. I contributi più importanti verrebbero dai pannelli fotovoltaici, che coprirebbero il 5-10% della superficie del Paese, offrendo 50 kWh al giorno per abitante, e dai parchi eolici in mare aperto, estesi su di un’area due volte più grande del Galles, per dare altri 50 kWh/gg/persona. Secondo, l’immenso sforzo di copertura – da un parte, del suolo inglese con pannelli solari e, dall’altra, del mare mediante turbine eoliche ‒ può essere possibile secondo le Leggi della Fisica, ma l’opinione pubblica accetterebbe e sarebbe disposta a pagare per questi estremi rimedi?

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Parte II – Piani energetici che possono fare la differenza

La seconda parte del libro esplora sei possibili strategie con le quali elaborare diversi piani energetici per la Gran Bretagna. Ciascun piano permetterebbe di far quadrare l’obiettivo di bilanciamento tra consumo e produzione di energia. Le prime tre strategie per eliminare la differenza tra consumo e produzione si concentrano sulla riduzione della domanda di energia:

  • riduzione della popolazione;
  • adozione di un differente stile di vita;
  • impiego di tecnologie più efficienti.

Le altre tre strategie per eliminare la differenza tra consumo e produzione puntano ad aumentare la produzione di energia:

  • “Combustibili fossili sostenibili” e “carbone pulito” sono nuovi nomi per continuare a bruciare la “solita roba” ma in modo differente, attraverso la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica. Quanta energia potremmo ricavare dal carbone in modo sostenibile?
  • L’energia nucleare è un’altra opzione controversa. È solo una soluzione temporanea?
  • Una terza via per ottenere energia pulita, praticamente senza emissione di anidride carbonica, potrebbe essere quella di vivere grazie alle energie rinnovabili prodotte in altri Paesi, in particolare in quei Paesi fortunati che godono di tanto sole, estese superfici e sono scarsamente popolati. Qual è il reale potenziale energetico del deserto del Sahara?

Per fissare meglio le idee, questa parte del libro fa riferimento ad una rappresentazione stilizzata della Gran Bretagna dove esistono tre categorie di consumo: trasporti, riscaldamento ed elettricità. Cinque possibili piani energetici per la Gran Bretagna vengono presentati. Ognuno di essi suppone di poter ridurre la domanda di energia attraverso l’elettrificazione dei trasporti e del riscaldamento. I veicoli elettrici, inoltre, servono anche ad una seconda funzione molto utile: la ricarica delle batterie installate a bordo richiede molta elettricità ed è una funzione che può essere attivata e disattivata intelligentemente in modo da arrivare ad equilibrare la domanda e la produzione di energia elettrica nel caso di una rete elettrica connessa a fonti rinnovabili e/o a centrali nucleari. L’elettrificazione dei trasporti e del riscaldamento, naturalmente, richiede un sostanziale aumento della produzione di elettricità. I cinque piani energetici prevedono di usare cinque differenti mix di opzioni tecnologiche di produzione di elettricità a bassa emissione di anidride carbonica. Essi riflettono differenti sensibilità politiche ed includono il piano G, “GREEN” (i.e. verde), che rinuncia al ricorso sia al “carbone pulito” sia all’energia nucleare; il piano N, ossia “NON nel mio giardino dietro casa”, che fa pesantemente ricorso alle energie rinnovabili prodotte in altri Paesi; e il piano E (ECONOMICO), quello più in sintonia con il libero mercato, indirizzato verso soluzioni a basse emissioni di anidride carbonica più economiche: parchi eolici terrestri, centrali nucleari e un gruppo di sbarramenti e bacini per sfruttare l’energia delle maree. Infine, il piano M (MEDIANO) include ogni possibile fonte di produzione di energia a bassa emissione di anidride carbonica e si posiziona in mezzo agli altri. Questi piani contengono solo i mattoncini elementari con cui si deve e si può delineare un futuro a basse emissioni di anidride carbonica di origine antropica. Lo scopo non è quello di scegliere il vincitore tra i vari piani, ma quello di presentare onesti dati numerici per ognuna delle opzioni.

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Uno degli aspetti più interessanti dell’analisi presentata è che risulta evidente come alcune delle idee riguardanti il consumo di energia, nonostante circolino quasi come “vacche sacre”, una volta poste sotto la lente del reale impatto numerico, spesso non superano l’esame, rivelandosi cattive idee. Altre, invece, passano l’esame e sono confermate essere buone idee.
Cattiva idea: i veicoli a idrogeno sono un disastro. Molti prototipi di veicoli alimentati ad idrogeno consumano più energia di quelli a combustibile fossile che vorrebbero sostituire.
Buona idea: per contro, un’auto elettrica consuma dieci volte meno energia. I veicoli elettrici sono di gran lunga meglio delle auto ibride. Le auto ibride, che al massimo consumano il 30% in meno di un’auto a combustibile fossile, potrebbero essere viste come un utile passo intermedio verso i veicoli elettrici.
Cattiva idea: la micro-cogenerazione di calore ed elettricità è un altro errore che nasce da una non corretta valutazione dei numeri in gioco. Certo, la generazione combinata di calore ed elettricità può essere un modo lievemente più efficiente di usare i carburanti fossili rispetto alla pratica abituale. Ma le micro-centraline sono solo il 7% più efficienti. Ed usano combustibili fossili. Se l’obiettivo è quello di “sbarazzarsi dei combustibili fossili”, allora esiste un modo decisamente migliore per generare localmente calore: le pompe di calore.


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Buona idea: le pompe di calore sono dei frigoriferi che funzionano al contrario. Alimentati con l’energia elettrica, pompano il calore all’interno della casa estraendolo da fuori – sia dall’aria sia da sottoterra. Le migliori pompe di calore, recentemente sviluppate in Giappone, hanno un coefficiente di prestazione (CoP) di 4.9; questo significa che, usando 1 kWh di elettricità, la pompa di calore genera 4.9 kWh di energia termica sotto forma di aria o acqua calda. Questa è di gran lunga la maniera più efficiente di usare una forma pregiata di energia, ossia l’elettricità, per produrre calore; invece di bruciare una forma pregiata di energia chimica, ossia il gas, con un CoP pari a solo 0.9.
Cattiva idea: gli aerogeneratori montati sul tetto di casa sono un inutile spreco di risorse. Non si ripagheranno mai.
Buona idea: per contro i panelli solari termici montati sul tetto sono una scelta da fare ad occhi chiusi. Funzionano veramente: perfino in Gran Bretagna, dove tipicamente la percentuale di insolazione è attorno al 30%, un modesto pannello di 3 m2 può fornire l’energia necessaria a riscaldare l’acqua consumata da una famiglia media.
Cattiva idea: staccare dalla spina elettrica il caricabatteria del cellulare quando non in uso è un gesto dalle conseguenze insignificanti, come si è già detto. Strombazzare slogan che invitano a “spegnere il carica batteria del cellulare quando non in uso” ed includere questa piccola azione nella lista delle “10 cose che una persona può fare” è una cattiva idea, perché distrae l’attenzione dalle azioni molto più incisive che le persone potrebbero intraprendere.
Buona idea: abbassare la temperatura del termostato dell’impianto di riscaldamento è da sola l’azione più incisiva per risparmiare energia che una persona possa fare – ogni grado in meno ridurrà i costi del riscaldamento del 10%. Il riscaldamento copre con ogni probabilità gran parte dei consumi delle case del cosiddetto mondo civilizzato.
In conclusione, Energia Sostenibile – senza aria fritta non vuole essere una raccolta di numeri straordinariamente accurati; piuttosto, vuole mostrare come utilizzando l’ordine di grandezza dei numeri quale punto di partenza per un confronto si possano costruire le fondamenta di una soluzione sostenibile sulla base di un consenso veramente consapevole. Questo libro non si fa paladino di un piano energetico o di una tecnologia in particolare; piuttosto, cerca di individuare quali siano i mattoncini elementari della scatola del Lego, e l’ordine di grandezza associato ad ogni blocchetto, in maniera che il lettore possa arrivare da solo alle proprie conclusioni su quale piano possa far quadrare l’equilibrio tra il consumo e la produzione di energia.

Parte III – Capitoli tecnici

La terza parte del libro approfondisce le Leggi della Fisica alla base del “consumo” e della produzione dell’energia. Diviene in questo modo più facilmente verificabile come sono stati calcolati i numeri presentati nelle prime due parti. Queste appendici tecniche sono adatte a lettori che non si spaventano davanti a formule come “E = 1/2*m*v²”.

Part IV – Dati utili

Le ultime pagine del libro presentano una lista di riferimenti utili per chiunque intenda approfondire i temi trattati ed eventualmente applicare qualche idea ad altri Paesi.

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Una traduzione completa del libro in italiano è scaricabile gratuitamente qui: http://www.withouthotair.com/translations.html
Si tratta di una prima versione ed i traduttori ─ Alessandro Pastore (Professore della Alma Graduate School), Paolo Errani (Fisico Professionista) e Simone Gallarini (Ingegnere Energetico) ─ si aspettano di ricevere osservazioni e richieste di correzioni, che saranno le benvenute e verranno considerate cum grano salis. Potete inviarle qui:
energia.senzaariafritta@gmail.com

1    David J.C. MacKay. Sustainable Energy – without the hot air.
UIT Cambridge, 2008. ISBN 978-0-9544529-3-3.
Available free online from www.withouthotair.com

2    rielaborazione a cura di Paolo Errani – una traduzione della sinossi
originale curata da Alessandro Pastore è consultabile e scaricabile
gratuitamente qui:
http://www.withouthotair.com/download.html

 





TRIESTE NEXT 2014: ENERGETIC

7 04 2014

La Terza Edizione di TRIESTE NEXT – SALONE EUROPEO DELL’INNOVAZIONE E DELLA RICERCA SCIENTIFICA, evento promosso dal Comune di Trieste, dall’Università degli Studi di Trieste e da Post Editori, avrà come tema l’ENERGIA.

TriesteNext logo
Dal 26 al 28 settembre 2014, il capoluogo giuliano sarà sede di un nutrito programma di attività convegnistica e seminariale, attitività divulgative, mostre, spettacoli e rappresentazioni artistiche: ogni proposta sarà legata al tema dell’energia, anche nell’ottica delle sue implicazioni etiche. Da qui il titolo della kermesse: EnergETIC.

Si parlerà di fonti di energia rinnovabile e non rinnovabile, vettori di energia, risparmio energetico, bioenergia e salute dell’uomo. Particolare risalto verrà dato al ruolo della policy sullo sviluppo delle tecnologie energetiche, all’impatto sociale e territoriale, all’interrelazione tra energia e le altre sfide mondiali per il progresso dell’umanità (acqua, cibo, ambiente).
Si tratta senza dubbio di una sensazionale occasione per avvicinare il grande pubblico di ogni ordine ed età al delicato tema dello sviluppo energetico, costruendo un ponte (con fondamenta ben saldate ad un consenso davvero consapevole) tra la società civile e il mondo della ricerca scientifica.

Il giorno 21 marzo si è svolto a Trieste un incontro di anteprima all’edizione 2014 di NEXT, dal titolo: “Energia e Sviluppo: quale futuro per il Paese?”. Al dibattito hanno preso parte Andrea Bolla, (amministratore delegato Vivigas), Marco Cattaneo (direttore Le Scienze), Fedora Quattrocchi (esperta in politiche energetiche), Roberto Siagri (presidente e amministratore delegato Eurotech) e Carlo Stagnaro (direttore Ricerche e Studi, Istituto Bruno Leoni).
Nel dibattito sono emerse molte delle problematiche da noi ripetutamente sottolineate nei nostri articoli su questo blog e nel sito del comitato Nucleare e Ragione: la mancanza di una seria programmazione per far fronte al fabbisogno di fonti di energia; l’incapacità della politica di prendere decisioni, in campo economico ed energetico, che non siano orientate esclusivamente al breve periodo; la necessità di non ragionare esclusivamente nell’ottica dello sviluppo – hic et nunc- delle energie rinnovabili, ma puntare ad una progressiva armonizzazione delle nuove tecnologie con quelle attualmente esistenti, in cui il mix delle fonti, integrato all’efficienza energetica, siano valutati tenendo conto di tutti i fattori in gioco: tecnologici, ambientali ed economici.

Alla luce di questo dibattito di anteprima, auspichiamo che la cornice di TRIESTE NEXT possa rappresentare un trampolino di lancio per un dibattito serio e costruttivo e per la ricerca di soluzioni concrete alle problematiche energetiche del nostro Paese, e che si possa in quella sede approfondire con le istituzioni e con i cittadini il progetto della Conferenza Nazionale sull’Energia, lanciata nell’autunno del 2012 proprio in queste pagine e sottoscritta tramite un appello da centinaia di cittadini. La proposta metodologica della Conferenza Nazionale e la redazione di una “Costituzione Energetica” hanno alla loro base molti aspetti in comune con lo spirito dell’iniziativa di TRIESTE NEXT, in particolare nel ruolo che la comunità tecnico-scientifica, le università e gli enti di ricerca hanno (o dovrebbero avere) non solo nella promozione di una corretta cultura scientifica, ma anche come interlocutori privilegiati degli amministratori pubblici all’atto di prendere decisioni determinanti per il progresso tecnologico del Paese.





NOTIZIA FLASH: illustrato oggi al Presidente della regione FVG Serracchiani e al Ministro dell’Ambiente Orlando il progetto della Conferenza sull’Energia.

4 05 2013

A margine dell’incontro tenutosi oggi a Trieste tra gli amministratori locali e il Ministro dell’Ambiente Orlando, i promotori dell’appello per la Conferenza Nazionale sull’Energia hanno personalmente consegnato al Ministro e al Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Serracchiani una copia del documento “Una Costituzione Energetica per l’Italia“.

A breve pubblicheremo un articolo completo con il resoconto della conferenza stampa e le risposte del ministro.

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Trieste, 4 maggio 2013 – La conferenza stampa del Presidente Serracchiani e del Ministro Orlando al Palazzo della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia.





Nasce il Governo Letta: quali politiche energetiche?

1 05 2013

L’inedito spirito di collaborazione tra i principali schieramenti, con il quale è nato il governo Letta, potrebbe rappresentare, se mantenuto,  senza dubbio un positivo cambio di rotta rispetto al clima di scontro e veti incrociati ai quali ci eravamo abituati negli ultimi anni. Questo rinnovato senso di responsabilità e di apertura al confronto può rappresentare il preludio per un fase politica più distesa, nella quale affrontare e risolvere in maniera quanto più largamente condivisa le numerose questioni che da decenni soffocano il nostro Paese, impedendone il rilancio economico e rappresentando uno dei principali freni per l’uscita dalla crisi: tra queste, la questione energetica è una delle più spinose, in quanto maggiormente soggetta a contrapposizioni ideologiche anche molto feroci ed interessi economici contrapposti.

Camera Deputati, fiducia governo Letta
Riportiamo qui di seguito un estratto del discorso programmatico dell Presidente del Consiglio dei Ministri, nel quale viene menzionato l’indirizzo politico in materia energetica del nuovo governo:

<<Per rilanciare il futuro industriale del Paese, bisogna scommettere sullo spirito imprenditoriale e innovare e investire in ricerca e sviluppo. Per questo intendiamo lanciare un grande piano pluriennale per l’innovazione e la ricerca, finanziato tramite project bonds. La ricerca italiana può e deve rinascere nei nuovi settori di sviluppo, come ad esempio l’agenda digitale, lo sviluppo verde, le nanotecnologie, l’aerospaziale, il biomedicale. Si tratta di fare una politica industriale moderna, che valorizzi i grandi attori ma anche e soprattutto le piccole e medie imprese che sono e rimarranno il vero motore dello sviluppo italiano. Oltre all’alta tecnologia bisogna investire su ambiente ed energia. Le nuove tecnologie – fonti rinnovabili ed efficienza energetica – vanno maggiormente integrate nel contesto esistente, migliorando la selettività degli strumenti esistenti di incentivazione, in un’ottica organica con visione di medio e lungo periodo. Sempre con riguardo ai settori energetici, va completato il processo di integrazione con i mercati geografici dei Paesi europei confinanti. Questo implica, per l’energia elettrica, il completamento del cosiddetto market coupling e, per il gas, il completo riallineamento dei nostri prezzi con quelli europei e la trasformazione del nostro Paese in un hub. E’ chiaro che episodi come quello dell’ILVA di Taranto non sono più tollerabili.>>

Pur non facendone menzione, molti dei punti sollevati dal presidente Letta, come ad esempio la razionalizzazione dei meccanismi di incentivazione delle fonti rinnovabili o la trasformazione del nostro Paese in  un hub energetico nel settore del gas, si inseriscono nel percorso già tracciato nella Strategia Energetica Nazionale elaborata dal precedente governo e frettolosamente mutata in legge tramite un decreto interministeriale poche settimane prima del passaggio di consegne.

Tuttavia, come prevedibile, i dettagli specifici dei futuri provvedimenti , così come la definizione della modalità con cui il nuovo governo intende dare attuazione alle proprie politiche energetiche nel breve e nel medio periodo, non vengono chiariti nel discorso programmatico del nuovo Presidente del Consiglio. A questo proposito, siamo fiduciosi che il governo vorrà affrontare la questione con la garanzia della trasparenza e del coinvolgimento della società civile, in particolare la comunità tecnico-scientifica italiana.
Auspichiamo perciò che i ministri Zanonato (Sviluppo Economico), Orlando (Ambiente) e Lupi (Infrastrutture e Trasporti), che presto interpelleremo, prendano in considerazione la nostra proposta di convocazione della Conferenza Nazionale sull’Energia, affinché la questione energetica trovi piena e definitiva soluzione mediante un approccio razionale e basato su attente valutazioni costi-benefici.  A sostegno di questa proposta ci faremo carico di rilanciare presso il nuovo governo  e tutte le forze politiche rappresentate in parlamento il nostro appello, lanciato lo scorso ottobre, e sottoscritto da più di 500 cittadini, tra cui numerose personalità del mondo economico, scientifico ed accademico.





INTERVISTA DOPPIA CLO vs TOTARO

18 03 2013

Avviamo su queste pagine un dibattito sulla questione energetica italiana, basato su un confronto civile tra le parti, che offra nuove chiavi di lettura sugli aspetti più critici e problematici della situazione economica del nostro paese.
Questa prima puntata è dedicata ad un’intervista doppia tra il dottor Pierluigi Totaro, ricercatore nel campo della Fisica delle Particelle Elementari, presidente del Comitato Nucleare e Ragione nonchè primo firmatario dell’appello per la convocazione della Conferenza Nazionale sull’Energia, e il professor Alberto Clò, docente di Economia Industriale e Regolazione
Public Utilities presso l’Università di Bologna, Ministro dell’Industria e del Commercio nel Governo Dini nel 1995-96. Autore dell’intervista è il dottor Paolo Errani, Fisico Professionista iscritto all’elenco ANFeA.
L’argomento da cui prende avvio il confronto è la proposta di una Conferenza Nazionale sull’Energia, finalizzata alla stesura di una Costituzione Energetica. Tale proposta ha raccolto tra ottobre 2012 e marzo 2013 centinaia di sottoscrizioni.

Qui di seguito, gli screenshots delle singole pagine dell’intervista. Buona lettura!

Leggi il seguito di questo post »





La Strategia Energetica Nazionale approvata per decreto legge

14 03 2013

conferenza-presentazione-sen2013-spalla2Il Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera ed il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini hanno firmato lo scorso 8 marzo il decreto legge con il quale è approvato il documento inerente la Strategia Energetica Nazionale (SEN), documento che lo stesso ministero dello Sviluppo Economico aveva prodotto lo scorso autunno e sottoposto a consultazione pubblica nei mesi di ottobre e novembre.
Sono allegate al decreto la versione definitiva della SEN e la lista delle consultazioni avute con le istituzioni, le associazioni di categoria e le parti sociali. Lo stesso Ministero dello Sviluppo Economica, in una nota diffusa in data odierna, asserisce di aver tenuto conto, nella stesura della versione finale del documento, di “numerosi contributi” giunti nell’ambito della consultazione pubblica, che ha visto pervenire al ministero – come cita la medesima nota – oltre 800 segnalazioni di cittadini e singole aziende.
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Eppure il malcontento monta, in particolare da parte delle stesse associazioni ambientaliste – WWF, Legambiente e Greenpeace in testa – che i due ministeri affermano di aver consultato, le quali arrivano a mettere in dubbio la liceità del decreto da parte di un Governo dimissionario, su un tema delicato come quello dell’energia, che dovrebbe essere discusso dal nuovo Parlamento. Le polemiche sorte hanno spinto i ministri firmatari del decreto a fare una parziale marcia indietro, dicendo che la SEN non è vincolante ma costituisce un punto di partenza, ma la sostanza rimane immutata.

Non intendiamo discutere in questo articolo il dettaglio delle misure proposte dalla SEN, che avevamo sommariamente discusso al tempo della presentazione del documento (https://conferenzaenergia.wordpress.com/2012/10/23/consultazione_pubblica_governo/) e rispetto alla quale ravvisiamo solo alcuni elementi di novità, che dettaglieremo in uno dei prossimi articoli.
Ciò che non possiamo fare a meno di notare è che il Ministero dello Sviluppo Economico ha completamente ignorato le oltre 500 adesioni di cittadini ed associazioni scientifiche e di categoria all’appello lanciato da queste pagine e finalizzato alla convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia al fine di predisporre un Piano Energetico Nazionale obiettivo, equilibrato, lungimirante e trasparente. Evidentemente al Ministero dello Sviluppo Economico hanno ritenuto non necessario dar peso alla precisa richiesta contenuta in 500 degli 800 contributi pervenuti, tra le quali associazioni scientifiche di rilievo come la Società Italiana di Fisica e l’Associazione Galileo 2001 per la Libertà e la Dignità della Scienza.
Constatiamo che il perseverare nel fallimentare metodo delle decisioni calate dall’alto, seppur edulcorato dalla “finta” consultazione pubblica – lo testimoniano le proteste suscitate dall’emanazione del decreto – segna irrimediabilmente dalla nascita il destino della nuova Strategia Energetica Nazionale, che prevedibilmente naufragherà sotto il peso dei veti contrapposti e dell’instabilità politica del momento.rigassificatore-rovigo

Reclamiamo il diritto dei cittadini e delle associazioni firmatarie dell’appello per la convocazione della Conferenza Nazionale sull’Energia a ricevere precise risposte da parte del Ministero dello Sviluppo Economico sul perché tale convocazione non sia stata ritenuta opportuna, specie alla luce del clima politico generatosi dopo le elezioni.
Il nostro impegno per la Conferenza Nazionale sull’Energia non si ferma, benché la consultazione sia conclusa, poiché riteniamo imperativo dare voce ai cittadini che hanno firmato il nostro appello e perché riteniamo imprescindibile per l’Italia dotarsi al più presto – ma con strumenti trasparenti ed obiettivi condivisi – di un Piano Energetico Nazionale di cui la nostra economia in crisi ha estremo bisogno.





QUOTA 500!

28 02 2013

500
E’ stato recentemente superato il muro delle 500 adesioni all’appello per richiedere la convocazione della Conferenza Nazionale sull’Energia. Tra queste, sono diverse decine le sottoscrizioni di docenti universitari, scienziati, ricercatori, economisti, esperti del settore energetico, imprenditori. Numerosi gli artigiani, i liberi professionisti, gli studenti, i giornalisti, gli operai, gli impiegati. Ricordiamo inoltre la presenza di svariate associazioni scientifiche e di settore.

Nelle prossime settimane, una volta che il quadro politico si sarà chiarito, il progetto verrà avanzato con decisione e portato all’attenzione delle istituzioni.

Le domande rivolte ai politici nel corso della campagna elettorale, sulle tematiche energetiche, non hanno trovato risposta, ma noi andiamo avanti, e la campagna di adesioni all’appello prosegue!