Strategie Energetiche e Titolo V della Costituzione

22 11 2016

La riforma costituzionale che sarà soggetta il prossimo 4 dicembre a consultazione referendaria prevede, tra le tante cose, anche una sostanziale modifica del Titolo V della Costituzione, ovvero del riparto delle competenze tra Stato e Regioni.
La Legge n.3 del 18 ottobre 2001 introdusse nella carta costituzionale una classificazione delle materie legislative, definendo tre categorie: le materie di competenza esclusiva dello Stato; le materie a legislazione concorrente tra Stato e Regione; tutte le materie non espressamente nominate nelle due categorie precedenti, la cui potestà legislativa spettava alle Regioni.
E’ da rilevare come il concetto di legislazione concorrente sia stato da più parti criticato per la sua ambiguità applicativa, che ha causato negli anni una certa disomogeneità normativa tra le diverse realtà regionali, nonché un aumento consistente di contenziosi tra Stato e Regioni presso la Corte Costituzionale.
La riforma del 2016 prevede l’eliminazione deIla legislazione concorrente e una redistribuzione esplicita e meno equivoca delle prerogative tra Stato centrale e Regioni. In particolare, tra gli ambiti che ritornano di esclusiva pertinenza statale vi sono le attività economiche strategicamente rilevanti, come la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia.
Su questo aspetto, a nostro avviso l’esito del referendum dovrebbe segnare comunque un punto di partenza per la definizione di una nuova strategia energetica nazionale, che da anni rivendichiamo su queste pagine promuovendo lo strumento della Conferenza Nazionale sull’Energia.

Ne riparleremo a bocce ferme, dopo il 4 dicembre. Per ora, ci limitiamo a suggerire ai nostri lettori la lettura di questo articolo di approfondimento sulla riforma del Titolo V. Segnaliamo inoltre che questa sera, alle ore 18:00, proprio su questo tema si confronteranno i principali rappresentanti di categoria del settore energetico italiano, in un convegno intitolato La Costituente dell’Energia, promosso dall’associazione “Ottimisti e Razionali”.

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Energia Sostenibile – senza aria fritta. Conoscere per scegliere … e fare la differenza

22 05 2014

Nell’ambito della manifestazione culturale “Fare i conti con l’ambiente – Ravenna 2014”, in corso di svolgimento, si terrà tra poche ore un Workshop dal titolo:”Energia: come fare la differenza?”. In questa occasione verrà presentata la traduzione in lingua italiana del libro “Sustainable Energy- without the hot air” (“Energia Sostenibile – senza aria fritta”) del prof. David JC MacKay dell’Università di Cambridge (UK).
All’evento interverrà Paolo Errani, fisico professionista e socio del Comitato Nucleare e Ragione, uno dei i curatori dell’opera di traduzione assieme ad Alessandro Pastore, professore della Alma Graduate School, e Simone Gallarini, Ingegnere Energetico.
Il testo in questione, pur partendo da un’analisi incentrata sulla situazione specifica del Regno Unito, è già molto noto in giro per il mondo e riteniamo sia destinato a diventare una pietra miliare per ogni discussione inerente alle problematiche energetiche di qualsiasi Paese o comunità di stati.
Proponiamo in anteprima su questo sito, per i nostri lettori, una sinossi del volume a cura dello stesso Paolo Errani. Con questo intendiamo, da oggi e per i prossimi mesi, riprendere e ravvivare un dibattito, serio ed equilibrato, sulle strategie energetiche che l’Italia vorrà adottare per rimettere in carreggiata la propria economia.
Vi auguriamo buona lettura!

Energia Sostenibile – senza aria fritta”

David J C MacKay 1

Sinossi 2

La dipendenza dall’energia di origine fossile non è sostenibile. Il cosiddetto mondo sviluppato ricava circa l’80% dell’energia bruciando combustibili fossili. Questo non è sostenibile per tre motivi. Primo, quei combustibili fossili che sono ora facilmente accessibili prima o poi finiranno. Secondo, bruciare combustibili fossili comporta emissioni con un impatto sul clima che può rivelarsi pericoloso. Terzo, anche se non abbiamo a cuore il problema del cambiamento climatico, una drastica riduzione del consumo dei combustibili fossili rimane una mossa saggia in termini di messa in sicurezza delle forniture energetiche: un crescente e continuo consumo di petrolio e gas presto spinge ad importazioni da Paesi stranieri non affidabili. Come interrompere la nostra dipendenza dai combustibili fossili? Non mancano i suggerimenti su come “fare la differenza”; ma il grande pubblico è confuso, incerto se le soluzioni proposte siano risolutive o solo semplici foglie di fico. Le persone sono giustamente sospettose quando alcune aziende affermano che comprando il loro prodotto “verde” si è già fatta “la propria parte”; ugualmente sono incerte quando si parla di strategia nazionale per l’energia. Per esempio, soluzioni come decentralizzazione e micro-cogenerazione di calore ed elettricità sono soluzioni abbastanza verdi? I parchi eolici sono “una mera iniziativa per aumentare le credenziali ambientali dei nostri leader politici”? L’energia nucleare è necessaria? Abbiamo bisogno di un piano che abbia un reale e significativo impatto sulla questione. La buona notizia è che questo piano può essere delineato; quella brutta è che la realizzazione di questo piano non sarà facile.
L’autore di Energia Sostenibile – senza aria fritta, Regio Professore di Ingegneria presso l’Università di Cambridge, parte com’è ovvio da considerazioni che attengono al suo Paese, la Gran Bretagna; ma il lettore è presto accompagnato verso concetti generali che permettono di esportare ovunque nel mondo le conclusioni tratte nelle realtà specifiche delle isole britanniche. Tali conclusioni sono supportate da un ragionamento critico, dati concreti e supposizioni sufficientemente solide da resistere sia allo svilupparsi delle tecnologie in esame che al mutare dell’humus economico e politico nel quale è nato il ragionamento.

Parte I – Numeri, non aggettivi

Un Paese come la Gran Bretagna, rinomato per avere vento, onde e maree in abbondanza può davvero vivere grazie all’energia prodotta dalle proprie fonti rinnovabili? Non basta, infatti, sapere che una fonte di energia è “abbondante”; occorre comparare questo dato con un altro altrettanto “abbondante”, il nostro consumo energetico. E per fare questo paragone occorrono numeri, non aggettivi. Quando si usano i numeri, spesso il loro significato è offuscato dalla loro grandezza. I numeri sono scelti più per impressionare e per rendere convincente la propria tesi che per informare. Qui, al contrario, lo scopo è quello di presentarli in maniera oggettiva, in modo che rappresentino dati di fatto, che siano comprensibili, comparabili e memorizzabili. Il significato dei numeri diventa maggiormente accessibile quando è riportato alla dimensione personale, all’unità di misura “per persona”. Per questo motivo, l’energia consumata è misurata in chilowattora (kWh), la stessa unità di misura che viene usata nelle bollette elettriche, per persona. L’unità di misura della potenza prodotta è espressa, invece, in chilowattora al giorno per persona (kWh/gg/persona). Una delle ragioni per preferire le unità di misura rapportate alla persona è che rendono più facili i paragoni con altri Paesi o regioni del mondo. Per esempio, si supponga di parlare d’incenerimento dei rifiuti e di venire a sapere che questa forma di produzione di energia in Gran Bretagna è pari a 7 tera-wattora all’anno, mentre in Danimarca si hanno 10 TWh/anno. Questo dato può essere di aiuto per dire che la Danimarca brucia “più” rifiuti della Gran Bretagna? Ovvero, quanti rifiuti sono bruciati per persona? Danimarca, 5 kWh/gg/persona; UK, 0.3 kWh/gg/persona. I Danesi bruciano 13 volte più rifiuti dei Britannici. Avendo normalizzato l’unità di misura dell’energia rispetto alla persona, alla fine si ha un libro più fruibile, una base utile per costruttive discussioni sull’energia sostenibile in giro per il mondo.

Con semplici ed onesti numeri sulla tavola, si è in grado di rispondere alle seguenti domande:

  • Un Paese come la Gran Bretagna può ragionevolmente pensare di poter vivere grazie all’energia prodotta dalle proprie fonti rinnovabili?
  • Un passaggio rapido verso tecnologie avanzate può permetterci di eliminare le emissioni di anidride carbonica senza cambiare il nostro stile di vita?

Nella prima parte del libro viene costruita, da un lato, una colonna rossa che riporta l’energia consumata da un insieme di attività del britannico medio e, dall’altro, una colonna verde che riporta la stima dell’energia ricavabile da tutte le possibili fonti rinnovabili disponibili in Gran Bretagna. Nello stimare i numeri della colonna rossa, vengono via via sfatati molti miti. Per esempio, quello che “lasciare il caricabatteria del telefonino sempre inserito nella presa elettrica è un atto criminale contro l’ambiente”. La verità è che un caricabatteria per cellulari consuma mediamente 0.01 kWh/gg. La quantità di energia risparmiata staccando dalla spina il caricabatteria quando non è in uso è pari all’energia consumata guidando un automobile media per un secondo. Staccare in maniera maniacale il caricabatteria dalla spina è come pretendere di svuotare con un cucchiaino l’acqua imbarcata dal Titanic mentre affonda. Si stacchi il caricatore, ma si prenda atto di quanto piccolo sia tale gesto. Occorre non farsi distrarre dal detto che afferma: “ogni piccola azione aiuta”. Nel campo dell’energia, “se tutti compiamo solo piccole azioni, raggiungeremo solo un piccolo risultato”.

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La prima parte del libro arriva a due chiare conclusioni per la Gran Bretagna. Primo, ogni fonte energetica rinnovabile – affinché la produzione possa offrire un contributo comparabile all’odierno livello di consumo – deve occupare una parte significativa della superficie del Paese. Per esempio, al fine di coprire un quarto del consumo energetico attuale attraverso biocombustibili, all’incirca il 75% della superficie della Gran Bretagna dovrebbe essere dedicato a queste colture. Al fine di coprire il 4% del consumo energetico con soluzioni che ricavano l’energia dalle onde del mare, si dovrebbero costruire dei parchi marini lungo 500 km di costa atlantica. I contributi più importanti verrebbero dai pannelli fotovoltaici, che coprirebbero il 5-10% della superficie del Paese, offrendo 50 kWh al giorno per abitante, e dai parchi eolici in mare aperto, estesi su di un’area due volte più grande del Galles, per dare altri 50 kWh/gg/persona. Secondo, l’immenso sforzo di copertura – da un parte, del suolo inglese con pannelli solari e, dall’altra, del mare mediante turbine eoliche ‒ può essere possibile secondo le Leggi della Fisica, ma l’opinione pubblica accetterebbe e sarebbe disposta a pagare per questi estremi rimedi?

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Parte II – Piani energetici che possono fare la differenza

La seconda parte del libro esplora sei possibili strategie con le quali elaborare diversi piani energetici per la Gran Bretagna. Ciascun piano permetterebbe di far quadrare l’obiettivo di bilanciamento tra consumo e produzione di energia. Le prime tre strategie per eliminare la differenza tra consumo e produzione si concentrano sulla riduzione della domanda di energia:

  • riduzione della popolazione;
  • adozione di un differente stile di vita;
  • impiego di tecnologie più efficienti.

Le altre tre strategie per eliminare la differenza tra consumo e produzione puntano ad aumentare la produzione di energia:

  • “Combustibili fossili sostenibili” e “carbone pulito” sono nuovi nomi per continuare a bruciare la “solita roba” ma in modo differente, attraverso la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica. Quanta energia potremmo ricavare dal carbone in modo sostenibile?
  • L’energia nucleare è un’altra opzione controversa. È solo una soluzione temporanea?
  • Una terza via per ottenere energia pulita, praticamente senza emissione di anidride carbonica, potrebbe essere quella di vivere grazie alle energie rinnovabili prodotte in altri Paesi, in particolare in quei Paesi fortunati che godono di tanto sole, estese superfici e sono scarsamente popolati. Qual è il reale potenziale energetico del deserto del Sahara?

Per fissare meglio le idee, questa parte del libro fa riferimento ad una rappresentazione stilizzata della Gran Bretagna dove esistono tre categorie di consumo: trasporti, riscaldamento ed elettricità. Cinque possibili piani energetici per la Gran Bretagna vengono presentati. Ognuno di essi suppone di poter ridurre la domanda di energia attraverso l’elettrificazione dei trasporti e del riscaldamento. I veicoli elettrici, inoltre, servono anche ad una seconda funzione molto utile: la ricarica delle batterie installate a bordo richiede molta elettricità ed è una funzione che può essere attivata e disattivata intelligentemente in modo da arrivare ad equilibrare la domanda e la produzione di energia elettrica nel caso di una rete elettrica connessa a fonti rinnovabili e/o a centrali nucleari. L’elettrificazione dei trasporti e del riscaldamento, naturalmente, richiede un sostanziale aumento della produzione di elettricità. I cinque piani energetici prevedono di usare cinque differenti mix di opzioni tecnologiche di produzione di elettricità a bassa emissione di anidride carbonica. Essi riflettono differenti sensibilità politiche ed includono il piano G, “GREEN” (i.e. verde), che rinuncia al ricorso sia al “carbone pulito” sia all’energia nucleare; il piano N, ossia “NON nel mio giardino dietro casa”, che fa pesantemente ricorso alle energie rinnovabili prodotte in altri Paesi; e il piano E (ECONOMICO), quello più in sintonia con il libero mercato, indirizzato verso soluzioni a basse emissioni di anidride carbonica più economiche: parchi eolici terrestri, centrali nucleari e un gruppo di sbarramenti e bacini per sfruttare l’energia delle maree. Infine, il piano M (MEDIANO) include ogni possibile fonte di produzione di energia a bassa emissione di anidride carbonica e si posiziona in mezzo agli altri. Questi piani contengono solo i mattoncini elementari con cui si deve e si può delineare un futuro a basse emissioni di anidride carbonica di origine antropica. Lo scopo non è quello di scegliere il vincitore tra i vari piani, ma quello di presentare onesti dati numerici per ognuna delle opzioni.

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Uno degli aspetti più interessanti dell’analisi presentata è che risulta evidente come alcune delle idee riguardanti il consumo di energia, nonostante circolino quasi come “vacche sacre”, una volta poste sotto la lente del reale impatto numerico, spesso non superano l’esame, rivelandosi cattive idee. Altre, invece, passano l’esame e sono confermate essere buone idee.
Cattiva idea: i veicoli a idrogeno sono un disastro. Molti prototipi di veicoli alimentati ad idrogeno consumano più energia di quelli a combustibile fossile che vorrebbero sostituire.
Buona idea: per contro, un’auto elettrica consuma dieci volte meno energia. I veicoli elettrici sono di gran lunga meglio delle auto ibride. Le auto ibride, che al massimo consumano il 30% in meno di un’auto a combustibile fossile, potrebbero essere viste come un utile passo intermedio verso i veicoli elettrici.
Cattiva idea: la micro-cogenerazione di calore ed elettricità è un altro errore che nasce da una non corretta valutazione dei numeri in gioco. Certo, la generazione combinata di calore ed elettricità può essere un modo lievemente più efficiente di usare i carburanti fossili rispetto alla pratica abituale. Ma le micro-centraline sono solo il 7% più efficienti. Ed usano combustibili fossili. Se l’obiettivo è quello di “sbarazzarsi dei combustibili fossili”, allora esiste un modo decisamente migliore per generare localmente calore: le pompe di calore.


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Buona idea: le pompe di calore sono dei frigoriferi che funzionano al contrario. Alimentati con l’energia elettrica, pompano il calore all’interno della casa estraendolo da fuori – sia dall’aria sia da sottoterra. Le migliori pompe di calore, recentemente sviluppate in Giappone, hanno un coefficiente di prestazione (CoP) di 4.9; questo significa che, usando 1 kWh di elettricità, la pompa di calore genera 4.9 kWh di energia termica sotto forma di aria o acqua calda. Questa è di gran lunga la maniera più efficiente di usare una forma pregiata di energia, ossia l’elettricità, per produrre calore; invece di bruciare una forma pregiata di energia chimica, ossia il gas, con un CoP pari a solo 0.9.
Cattiva idea: gli aerogeneratori montati sul tetto di casa sono un inutile spreco di risorse. Non si ripagheranno mai.
Buona idea: per contro i panelli solari termici montati sul tetto sono una scelta da fare ad occhi chiusi. Funzionano veramente: perfino in Gran Bretagna, dove tipicamente la percentuale di insolazione è attorno al 30%, un modesto pannello di 3 m2 può fornire l’energia necessaria a riscaldare l’acqua consumata da una famiglia media.
Cattiva idea: staccare dalla spina elettrica il caricabatteria del cellulare quando non in uso è un gesto dalle conseguenze insignificanti, come si è già detto. Strombazzare slogan che invitano a “spegnere il carica batteria del cellulare quando non in uso” ed includere questa piccola azione nella lista delle “10 cose che una persona può fare” è una cattiva idea, perché distrae l’attenzione dalle azioni molto più incisive che le persone potrebbero intraprendere.
Buona idea: abbassare la temperatura del termostato dell’impianto di riscaldamento è da sola l’azione più incisiva per risparmiare energia che una persona possa fare – ogni grado in meno ridurrà i costi del riscaldamento del 10%. Il riscaldamento copre con ogni probabilità gran parte dei consumi delle case del cosiddetto mondo civilizzato.
In conclusione, Energia Sostenibile – senza aria fritta non vuole essere una raccolta di numeri straordinariamente accurati; piuttosto, vuole mostrare come utilizzando l’ordine di grandezza dei numeri quale punto di partenza per un confronto si possano costruire le fondamenta di una soluzione sostenibile sulla base di un consenso veramente consapevole. Questo libro non si fa paladino di un piano energetico o di una tecnologia in particolare; piuttosto, cerca di individuare quali siano i mattoncini elementari della scatola del Lego, e l’ordine di grandezza associato ad ogni blocchetto, in maniera che il lettore possa arrivare da solo alle proprie conclusioni su quale piano possa far quadrare l’equilibrio tra il consumo e la produzione di energia.

Parte III – Capitoli tecnici

La terza parte del libro approfondisce le Leggi della Fisica alla base del “consumo” e della produzione dell’energia. Diviene in questo modo più facilmente verificabile come sono stati calcolati i numeri presentati nelle prime due parti. Queste appendici tecniche sono adatte a lettori che non si spaventano davanti a formule come “E = 1/2*m*v²”.

Part IV – Dati utili

Le ultime pagine del libro presentano una lista di riferimenti utili per chiunque intenda approfondire i temi trattati ed eventualmente applicare qualche idea ad altri Paesi.

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Una traduzione completa del libro in italiano è scaricabile gratuitamente qui: http://www.withouthotair.com/translations.html
Si tratta di una prima versione ed i traduttori ─ Alessandro Pastore (Professore della Alma Graduate School), Paolo Errani (Fisico Professionista) e Simone Gallarini (Ingegnere Energetico) ─ si aspettano di ricevere osservazioni e richieste di correzioni, che saranno le benvenute e verranno considerate cum grano salis. Potete inviarle qui:
energia.senzaariafritta@gmail.com

1    David J.C. MacKay. Sustainable Energy – without the hot air.
UIT Cambridge, 2008. ISBN 978-0-9544529-3-3.
Available free online from www.withouthotair.com

2    rielaborazione a cura di Paolo Errani – una traduzione della sinossi
originale curata da Alessandro Pastore è consultabile e scaricabile
gratuitamente qui:
http://www.withouthotair.com/download.html

 





Nasce il Governo Letta: quali politiche energetiche?

1 05 2013

L’inedito spirito di collaborazione tra i principali schieramenti, con il quale è nato il governo Letta, potrebbe rappresentare, se mantenuto,  senza dubbio un positivo cambio di rotta rispetto al clima di scontro e veti incrociati ai quali ci eravamo abituati negli ultimi anni. Questo rinnovato senso di responsabilità e di apertura al confronto può rappresentare il preludio per un fase politica più distesa, nella quale affrontare e risolvere in maniera quanto più largamente condivisa le numerose questioni che da decenni soffocano il nostro Paese, impedendone il rilancio economico e rappresentando uno dei principali freni per l’uscita dalla crisi: tra queste, la questione energetica è una delle più spinose, in quanto maggiormente soggetta a contrapposizioni ideologiche anche molto feroci ed interessi economici contrapposti.

Camera Deputati, fiducia governo Letta
Riportiamo qui di seguito un estratto del discorso programmatico dell Presidente del Consiglio dei Ministri, nel quale viene menzionato l’indirizzo politico in materia energetica del nuovo governo:

<<Per rilanciare il futuro industriale del Paese, bisogna scommettere sullo spirito imprenditoriale e innovare e investire in ricerca e sviluppo. Per questo intendiamo lanciare un grande piano pluriennale per l’innovazione e la ricerca, finanziato tramite project bonds. La ricerca italiana può e deve rinascere nei nuovi settori di sviluppo, come ad esempio l’agenda digitale, lo sviluppo verde, le nanotecnologie, l’aerospaziale, il biomedicale. Si tratta di fare una politica industriale moderna, che valorizzi i grandi attori ma anche e soprattutto le piccole e medie imprese che sono e rimarranno il vero motore dello sviluppo italiano. Oltre all’alta tecnologia bisogna investire su ambiente ed energia. Le nuove tecnologie – fonti rinnovabili ed efficienza energetica – vanno maggiormente integrate nel contesto esistente, migliorando la selettività degli strumenti esistenti di incentivazione, in un’ottica organica con visione di medio e lungo periodo. Sempre con riguardo ai settori energetici, va completato il processo di integrazione con i mercati geografici dei Paesi europei confinanti. Questo implica, per l’energia elettrica, il completamento del cosiddetto market coupling e, per il gas, il completo riallineamento dei nostri prezzi con quelli europei e la trasformazione del nostro Paese in un hub. E’ chiaro che episodi come quello dell’ILVA di Taranto non sono più tollerabili.>>

Pur non facendone menzione, molti dei punti sollevati dal presidente Letta, come ad esempio la razionalizzazione dei meccanismi di incentivazione delle fonti rinnovabili o la trasformazione del nostro Paese in  un hub energetico nel settore del gas, si inseriscono nel percorso già tracciato nella Strategia Energetica Nazionale elaborata dal precedente governo e frettolosamente mutata in legge tramite un decreto interministeriale poche settimane prima del passaggio di consegne.

Tuttavia, come prevedibile, i dettagli specifici dei futuri provvedimenti , così come la definizione della modalità con cui il nuovo governo intende dare attuazione alle proprie politiche energetiche nel breve e nel medio periodo, non vengono chiariti nel discorso programmatico del nuovo Presidente del Consiglio. A questo proposito, siamo fiduciosi che il governo vorrà affrontare la questione con la garanzia della trasparenza e del coinvolgimento della società civile, in particolare la comunità tecnico-scientifica italiana.
Auspichiamo perciò che i ministri Zanonato (Sviluppo Economico), Orlando (Ambiente) e Lupi (Infrastrutture e Trasporti), che presto interpelleremo, prendano in considerazione la nostra proposta di convocazione della Conferenza Nazionale sull’Energia, affinché la questione energetica trovi piena e definitiva soluzione mediante un approccio razionale e basato su attente valutazioni costi-benefici.  A sostegno di questa proposta ci faremo carico di rilanciare presso il nuovo governo  e tutte le forze politiche rappresentate in parlamento il nostro appello, lanciato lo scorso ottobre, e sottoscritto da più di 500 cittadini, tra cui numerose personalità del mondo economico, scientifico ed accademico.





La Strategia Energetica Nazionale approvata per decreto legge

14 03 2013

conferenza-presentazione-sen2013-spalla2Il Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera ed il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini hanno firmato lo scorso 8 marzo il decreto legge con il quale è approvato il documento inerente la Strategia Energetica Nazionale (SEN), documento che lo stesso ministero dello Sviluppo Economico aveva prodotto lo scorso autunno e sottoposto a consultazione pubblica nei mesi di ottobre e novembre.
Sono allegate al decreto la versione definitiva della SEN e la lista delle consultazioni avute con le istituzioni, le associazioni di categoria e le parti sociali. Lo stesso Ministero dello Sviluppo Economica, in una nota diffusa in data odierna, asserisce di aver tenuto conto, nella stesura della versione finale del documento, di “numerosi contributi” giunti nell’ambito della consultazione pubblica, che ha visto pervenire al ministero – come cita la medesima nota – oltre 800 segnalazioni di cittadini e singole aziende.
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Eppure il malcontento monta, in particolare da parte delle stesse associazioni ambientaliste – WWF, Legambiente e Greenpeace in testa – che i due ministeri affermano di aver consultato, le quali arrivano a mettere in dubbio la liceità del decreto da parte di un Governo dimissionario, su un tema delicato come quello dell’energia, che dovrebbe essere discusso dal nuovo Parlamento. Le polemiche sorte hanno spinto i ministri firmatari del decreto a fare una parziale marcia indietro, dicendo che la SEN non è vincolante ma costituisce un punto di partenza, ma la sostanza rimane immutata.

Non intendiamo discutere in questo articolo il dettaglio delle misure proposte dalla SEN, che avevamo sommariamente discusso al tempo della presentazione del documento (https://conferenzaenergia.wordpress.com/2012/10/23/consultazione_pubblica_governo/) e rispetto alla quale ravvisiamo solo alcuni elementi di novità, che dettaglieremo in uno dei prossimi articoli.
Ciò che non possiamo fare a meno di notare è che il Ministero dello Sviluppo Economico ha completamente ignorato le oltre 500 adesioni di cittadini ed associazioni scientifiche e di categoria all’appello lanciato da queste pagine e finalizzato alla convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia al fine di predisporre un Piano Energetico Nazionale obiettivo, equilibrato, lungimirante e trasparente. Evidentemente al Ministero dello Sviluppo Economico hanno ritenuto non necessario dar peso alla precisa richiesta contenuta in 500 degli 800 contributi pervenuti, tra le quali associazioni scientifiche di rilievo come la Società Italiana di Fisica e l’Associazione Galileo 2001 per la Libertà e la Dignità della Scienza.
Constatiamo che il perseverare nel fallimentare metodo delle decisioni calate dall’alto, seppur edulcorato dalla “finta” consultazione pubblica – lo testimoniano le proteste suscitate dall’emanazione del decreto – segna irrimediabilmente dalla nascita il destino della nuova Strategia Energetica Nazionale, che prevedibilmente naufragherà sotto il peso dei veti contrapposti e dell’instabilità politica del momento.rigassificatore-rovigo

Reclamiamo il diritto dei cittadini e delle associazioni firmatarie dell’appello per la convocazione della Conferenza Nazionale sull’Energia a ricevere precise risposte da parte del Ministero dello Sviluppo Economico sul perché tale convocazione non sia stata ritenuta opportuna, specie alla luce del clima politico generatosi dopo le elezioni.
Il nostro impegno per la Conferenza Nazionale sull’Energia non si ferma, benché la consultazione sia conclusa, poiché riteniamo imperativo dare voce ai cittadini che hanno firmato il nostro appello e perché riteniamo imprescindibile per l’Italia dotarsi al più presto – ma con strumenti trasparenti ed obiettivi condivisi – di un Piano Energetico Nazionale di cui la nostra economia in crisi ha estremo bisogno.





Strategia Energetica Nazionale: si riparte dal via?

27 12 2012

A quasi un mese dalla chiusura della consultazione pubblica a cui è stata sottoposta la bozza di Strategia Energetica Nazionale proposta dal governo Monti, possiamo affermare che tale consultazione, seppur lodevole negli scopi, non ha prodotto alcun risultato concreto.

Anche (ma non unicamente) a causa della chiusura prematura della legislatura, constatiamo che non solo nessun contributo da parte dei cittadini e dei soggetti interessati è stato recepito (cosa alquanto complessa, data la loro eterogeneità), ma che tale lista di contributi non è stata nemmeno resa pubblica sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico.
La volontà del governo di coinvolgere la società civile e di avviare un sano dibattito e confronto tra le parti interessate risulta così, nei fatti, morta sul nascere: i diversi contributi, i pareri, le osservazioni, le critiche, sono pervenuti al ministero in maniera unilaterale, senza alcun riscontro, e con ogni probabilità non vedranno mai la luce.
E con il 2013 si ricomincia da zero, per l’ennesima volta.

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Non possiamo fare a meno di concludere osservando come questo esito fosse facilmente profetizzabile. Lo strumento (la consultazione pubblica su delle linee guida predefinite) e la tempistica scelti dal governo (poche settimane di consultazione, a pochi mesi dalla fine della legislatura), a cui si aggiunge la mancanza di una chiara definizione dei passaggi successivi per concretizzare dal punto di vista legislativo la Strategia, non lasciavano larghi spazi per esiti differenti.

Ribadiamo il sostegno ad un percorso differente, più concreto, efficace, condiviso, trasparente e meno fumoso: la convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia, composta da scienziati, economisti e rappresentanti istituzionali e delle amministrazioni, in cui il dibattito ed il confronto avvenga sulla base di osservazioni oggettive e con la massima trasparenza nei confronti dei cittadini. Tale Conferenza deve essere istituzionalmente riconosciuta ed avere una base giuridica che impegni il legislatore a definire il nuovo Piano Energetico Nazionale, sulla base delle indicazioni e delle misure segnalate negli scenari prodotti dalla Conferenza e pubblicati negli Atti della stessa.

Le adesioni all’appello per sostenere tale proposta sono ancora in corso, in questo sito internet, cliccando qui.





Il Governo Italiano avvia la “consultazione pubblica” sulla nuova Strategia Energetica Nazionale

23 10 2012

Il giorno 16 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato le linee guida per la nuova Strategia Energetica Nazionale, presentate dal Ministro dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera.
Tali linee guida sono inserite in un corposo documento nel quale vengono delineate misure decisamente ambiziose in materia energetica, finalizzate al pieno raggiungimento e al superamento degli obiettivi imposti dalle direttive europee per il 2020: efficienza energetica, riduzione dei gas serra, sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili sono le parole chiave, assieme ad un rafforzamento generale del sistema di aprovvigionamento energetico, che il governo mira a rendere meno dipendente dall’estero mediante una diversificazione dei fornitori ed un incremento della produzione nazionale degli idrocarburi.
Per la prima volta, dal 1988, un governo elabora una Strategia Energetica organica e strutturata: si tratta sicuramente di un risultato ragguardevole.

Prima di entrare nel merito dei provvedimenti annunciati, vorremmo qui commentare il metodo scelto dal governo per la loro diffusione, approvazione ed esecuzione. Da una parte è sicuramente molto positivo il ricorso, annunciato con enfasi, alla “consultazione pubblica” sia con gli addetti del settore, che possono inviare commenti e suggerimenti attraverso un questionario on-line, sia con le parti interessate – istituzioni (in particolare le Commissioni Parlamentari competenti), associazioni di categoria e parti sociali – mediante consultazioni formali che, a detto del governo, verranno avviate nel corso delle prossime settimane.
Tale percorso, seppur innovativo in molti suoi aspetti nel panorama politico italiano, rischia tuttavia di non essere sufficiente per evitare che esso naufraghi nell’usuale copione, tipico del nostro Paese: una serie di decisioni formulate dal governo e da pochi addetti (le grandi compagnie operanti nel settore energetico), calate dall’alto  senza un “reale” e trasparente coinvolgimento dei cittadini e delle amministrazioni nel processo decisionale, con il consueto risultato finale di una mancata attuazione dei provvedimenti stessi, a causa delle opposizioni degli enti locali e dei cittadini coinvolti.
Crediamo che un reale dibattito, in merito agli obiettivi e al loro raggiungimento, soprattutto per quanto riguarda la fase concretamente attuativa della nuova strategia, possa avvenire solamente mediante una Conferenza per l’Energia. A tale conferenza dovrebbero partecipare, congiuntamente, tutti i soggetti coinvolti, al fine di trovare una convergenza che rappresenti per davvero l’interesse generale del Paese, e non solamente di settori particolari (o di realtà territoriali particolari), come accadrebbe qualora si perseguisse la strada delle consultazioni formali bilaterali.
Per questo motivo chiediamo a tutti i cittadini di partecipare alla consultazione pubblica avviata dal Governo, inviando la richiesta di convocazione di una Conferenza Nazionale per l’Energia mediante il modulo predisposto in questo sito.

Links utili:
Il Comunicato Stampa del Governo
Articolo su: Il Sole 24 Ore

Immagini tratte dal documento di consultazione del Governo