La politica energetica che c’è…e che non c’è.

2 10 2015

trategia

Torniamo a parlare di Strategia Energetica.

E’ recente la notizia del deposito in Cassazione, da parte di dieci Consigli Regionali, di alcuni quesiti referendari contro il piano del Governo di procedere a nuove attività di prospezione, ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi sul territorio italiano.
Oggetto della contestazione sono in particolare l’articolo 35 della legge n.134/2012 (“Disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi”) e l’articolo 38 della legge n.164/2014 (“Misure per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali”), derivati dall’approvazione da parte del Parlamento Italiano dei cosiddetti Decreto Sviluppo e Decreto Sblocca Italia.
Senza voler entrare per ora nel merito delle rivendicazioni dei quesiti referendari, ci limitiamo ad alcune considerazioni di metodo. Segnaliamo infatti come questo cortocircuito istituzionale, dovuto in parte anche all’ambigua attribuzione concorrente delle competenze in materia energetica tra Stato e Regioni, sia il segnale dell’evidente difficoltà da parte dell’attuale Esecutivo di concretizzare gli obiettivi chiave della Strategia Energetica Nazionale, elaborata dal Governo Monti nell’autunno del 2012.

Se la metà delle amministrazioni regionali del nostro Paese (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) si trova ad impugnare due Leggi dello Stato regolarmente approvate dal Parlamento Italiano a seguito di un iter che ha visto anche la consultazione diretta e la partecipazione degli stessi enti locali, significa che qualcosa – a monte – non ha funzionato, e che la procedura di analisi, progettazione, discussione della Strategia Energetica Nazionale non ha portato a quel livello di consenso e di condivisione che costituisce il presupposto per la realistica attuazione di qualsiasi tipo di infrastruttura strategica.
I dubbi da noi sollevati già a suo tempo, all’avvio della Consultazione Pubblica promossa dall’allora Ministro per lo Sviluppo Economico Passera e in occasione della successiva approvazione del documento finale, si stanno pertanto rilevando profetici. Queste erano le nostre dichiarazioni, nella primavera del 2013:

<<Constatiamo che il perseverare nel fallimentare metodo delle decisioni calate dall’alto, seppur edulcorato dalla “finta” consultazione pubblica – lo testimoniano le proteste suscitate dall’emanazione del decreto – segna irrimediabilmente dalla nascita il destino della nuova Strategia Energetica Nazionale, che prevedibilmente naufragherà sotto il peso dei veti contrapposti e dell’instabilità politica del momento.>>(CN&R, 14 marzo 2013)

Queste prime avvisaglie di scontro istituzionale e di confusione mediatica, a cui speravamo di non dover più assistere dopo gli episodi precedenti ai Referendum del 2011, ci convincono della bontà della nostra proposta originaria – la Conferenza Nazionale sull’Energia – che in queste pagine non ci siamo mai fermati di chiedere e sponsorizzare, coinvolgendo a più riprese anche i rappresentanti delle istituzioni politiche locali e nazionali [qui, qui, qui, qui e qui].
A risentirci presto, per ulteriori aggiornamenti.

Greenpeace contro le trivelle in Sicilia

 

 

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2 10 2015
nucleareeragione2

L’ha ribloggato su Nucleare e Ragionee ha commentato:
E’ recente la notizia del deposito in Cassazione, da parte di dieci Consigli Regionali, di alcuni quesiti referendari contro il piano del Governo di procedere a nuove attività di prospezione, ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi sul territorio italiano.
Oggetto della contestazione sono in particolare l’articolo 35 della legge n.134/2012 (“Disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi”) e l’articolo 38 della legge n.164/2014 (“Misure per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali”), derivati dall’approvazione da parte del Parlamento Italiano dei cosiddetti Decreto Sviluppo e Decreto Sblocca Italia.

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