Strategia Energetica Nazionale: i nostri commenti – Parte 4

14 09 2017

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4  – Linee d’azione: gas

  • Nel 2015 il gas naturale ha inciso per circa il 35% sui consumi energetici primari e per il 40% sulla produzione lorda di elettricità, con un saldo delle importazioni superiore al 90%. I dati preliminari del 2016 indicano un aumento del fabbisogno di questo combustibile fossile (+5%), e una contestuale notevole diminuzione della produzione nazionale (-14,6%). Ne deriva un tendenziale aggravio della dipendenza dai fornitori esteri.
  • Nonostante l’Italia sia il Paese europeo con la più elevata dipendenza dal gas naturale, il sistema di approvvigionamento di questo combustibile fossile presenta numerose e gravi criticità strutturali, che rischiano di compromettere le forniture nel breve e nel medio periodo, e che già oggi determinano un gap di competitività, a causa degli elevati differenziali di prezzo rispetto ai mercati del nord Europa. In particolare, la SEN mette in evidenza le seguenti problematiche: una scarsa diversificazione dei fornitori; numerosi contratti commerciali di fornitura o di transito in scadenza al 2019, che necessitano una rapida rinegoziazione; una incompleta integrazione della rete e del mercato italiano rispetto ai Paesi nord-europei, con una limitata disponibilità delle importazioni via gasdotti e GNL.
  • In questo contesto viene rimarcato il rischio che una sospensione totale e prolungata delle importazioni da parte di un singolo fornitore (e.g. la Russia, da cui proviene più del 40% del gas), a causa di instabilità geopolitiche del Paese di origine o dei Paesi attraversati dalle linee di rifornimento oppure in seguito ad eventi meteorologici estremi, possa avere ripercussioni gravi sul sistema di approvvigionamento nazionale.
  • A differenza della SEN 2013, la nuova Strategia Energetica prevede al ribasso la produzione italiana di gas naturale, dai 5,8 miliardi di metri cubi annui del 2016 (pag. 89) ai 4,2 del 2030. Questo calo è in contrasto con il previsto aumento del fabbisogno complessivo e con l’accertata e non trascurabile disponibilità di riserve sul territorio nazionale. La SEN identifica le cause di tale tendenza nei <<limiti alle operazioni offshore>> e nelle <<difficoltà di operare in un contesto territoriale ormai generalmente avverso a tali attività e di far fronte al complesso iter burocratico legato alle intese regionali>> (pag. 89).
  • Risulta di fatto assente qualsiasi riferimento al sostegno alla produzione nazionale di idrocarburi, che secondo la SEN 2013 avrebbe consentito un incremento estrattivo di gas del 46% entro il 2020 rispetto al 2011, garantendo una prolungata e consistente riduzione della fattura energetica ed un rafforzamento degli approvvigionamenti dal punto di vista della sicurezza e della resilienza del sistema.
  • La SEN 2013 riportava un’analisi piuttosto dettagliata sulle potenzialità delle riserve di idrocarburi italiani e sull’impatto nel breve e nel lungo periodo degli interventi di incremento della produzione, in termini occupazionali e di investimenti. Risulta incomprensibile come questa analisi sia stata semplicemente derubricata, senza alcuna considerazione nel merito (impatto ambientale, sociale, economico), che giustifichi il cambio di rotta.
  • Come già segnalato in altri frangenti, anche in questo caso la SEN esprime una linea di indirizzo non suffragata da una valutazione costi/benefici che permetta di comprenderne la ratio dal punto di vista tecnico. Anche dinanzi a scelte come in questo caso dettate probabilmente da considerazioni di carattere politico, riteniamo che la SEN non possa esimersi dal formulare un’analisi comparativa, soprattutto in considerazione del fatto che gli interventi alternativi proposti sono altrettanto impattanti sul territorio e potenzialmente a rischio di avversione da parte dell’opinione pubblica, con possibili interminabili contenziosi tra il Governo e le amministrazioni locali e regionali (si veda il punto successivo).
  • La SEN, oltre a illustrare gli interventi già in atto per il breve periodo (e.g. Il gasdotto TAP, operativo a partire dal 2020), elenca alcune iniziative aggiuntive a sostegno della diversificazione delle forniture, della capacità di import e del potenziamento della flessibilità e della resilienza della rete di trasporto nazionale. Si tratta di interventi infrastrutturali strategici, alcuni dei quali, come anticipato, non esenti da possibili problematiche legate alla public acceptance, come per esempio il gasdotto Poseidon, la costruzione di nuovi siti di stoccaggio e lo sviluppo di nuovi impianti di rigassificazione. Riguardo a questi ultimi, la SEN mira a garantire per il 2025 un incremento della capacità di rigassificazione di circa 11 miliardi di metri cubi annui (bcma), con un aumento del 72% rispetto alla capacità complessiva dei tre terminali attualmente operativi, che ammonta a 15,2 bcma (pagg. 126-127).
  • Relativamente alla realizzazione delle opere elencate nel punto precedente, ribadiamo quanto già espresso al termine della sezione concernente i commenti sulla governance dell’energia. Qualora si presentassero conflitti istituzionali tra Stato e Regioni, come accaduto anche in tempi recenti, chi deciderebbe cosa, quando e come?

5 – Linee d’azione: petrolio

  • I prodotti petroliferi hanno coperto nel 2016 quasi il 40% del fabbisogno energetico primario, per un ammontare di 58,1 milioni di tonnellate di petrolio equivalente (Mtep), con una dipendenza dalle importazioni pari al 94%.
  • Nonostante la SEN preveda una contrazione della domanda al 2030 di circa 12 Mtep (pag. 188), il petrolio continuerà a ricoprire nel nostro Paese un ruolo fondamentale per diversi decenni soprattutto nel settore dei trasporti, anche se in misura diversa a seconda dei possibili scenari di penetrazione dei veicoli a trazione elettrica.
  • L’insieme di interventi proposti nel settore per il 2030 appare ad ogni modo piuttosto limitato, stante l’assenza di criticità nel sistema di approvvigionamento. 
  • Anche per quanto riguarda il petrolio (vedasi analogo commento nella sezione dedicata al settore del gas) è da rilevare come nella nuova SEN sia stato completamente eliminato, senza giustificazioni in merito, qualsiasi riferimento al sostegno alla produzione nazionale. Secondo il documento del 2013 sarebbe stato possibile incrementare le estrazioni di greggio del 148% rispetto al valore del 2011, con un relativa consistente contrazione delle importazioni.
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One response

14 09 2017
nucleareeragione2

L’ha ribloggato su Nucleare e Ragionee ha commentato:
Quarto capitolo dei commenti sulla SEN.
Stavolta tocca al settore oil&gas, dove sparisce il sostegno alla produzione nazionale, che rappresentava invece uno degli elementi cardine (inattuati) della SEN 2013.
Stante il previsto aumento del fabbisogno di metano, in particolare per quanto riguarda la generazione di elettricità, nonchè le problematiche strutturali relative alla sicurezza degli approvigionamenti, si prevedono: più importazioni, più gasdotti, più rigassificatori, più centri stoccaggio.
Relativametne a questi interventi infrastrutturali, chi deciderà cosa, dove, come e quando? La SEN non lo dice.

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